16 ottobre 2007

Nairobi chiama, Roma.. non sente

Da ItaBlogs4Darfur:

Tanto valgono i 300.000 morti del Darfur: nei telegiornali italiani, nel 2006, è stata dedicata poco più di un'ora al conflitto in Darfur, regione del Sudan dove si consumano efferati crimini contro l'umanità e dove lo stupro è usato come terribile arma da guerra.
Non abbiamo notizie neanche dallo Zimbabwe, dal Congo, dal Delta del Niger, dalla Somalia, solo per citare altre aree dell'Africa in cui i diritti umani valgono meno di un fucile.
Ammettiamolo, si sa da sempre che in Africa si muore e si soffre; quale sarebbe la notizia, quale l'interesse per il pubblico?
Noi non ci rassegniamo al mercato dell'audience: se c'è un compito al quale la televisione non può sottrarsi, soprattutto il servizio pubblico televisivo, dall'indubbia penetrazione di massa, è l'educazione dei singoli ai valori fondanti della società e della democrazia.

Il servizio pubblico televisivo sembrava aver fatto un primo importante passo in avanti con l'apertura di una sede RAI a Nairobi, Kenya, il 18 maggio 2007, con grande soddisfazione delle agenzie missionarie e delle associazioni della Tavola della Pace.
Ma l'operazione, a un semestre di distanza, assume sempre più il gusto amaro del "lavaggio di coscienza" da parte della sede di viale Mazzini, nonostante l'impegno del giornalista Enzo Nucci, a cui è stata affidata la direzione della sede africana.
Dall'apertura della sede, sono stati trasmessi solo un'ora di servizi dall'Africa. Il bel reportage di Nucci sui Monti Nuba, Sudan, La scuola della speranza, della durata di 18 minuti, è stato trasmesso a Raitre, nella rubrica Primo Piano, alle ore 23.20.
"Nel gennaio scorso, proprio a Nairobi, - si legge in Panorama, [segnalazione di Antonio] - si è svolto il primo Forum sociale mondiale in Africa. Nonostante le tematiche caldissime affrontate dagli oltre 10mila partecipanti della grande kermesse no global (si va dalla lotta all’Aids alla sfida commerciale decisiva rappresentata dai nuovi accordi partenariato economico tra l’Unione Europea e i paesi africani), la Rai ha mandato in onda appena due minuti di servizio sul Tg3 per un evento durato un’intera settimana".

Continua il nostro impegno per una migliore qualità dell'informazione televisiva italiana: chiediamo più informazione sul Darfur e sulle crisi umanitarie dimenticate.
Firmate il nostro appello.


In aggiunta, ecco un video realizzato da Antonella Napoli, membro di ItaBlogs4Darfur.

12 ottobre 2007

Nobel per il terrorismo

Questo davvero mi ha sorpreso. Dopo averlo assegnato a quel campione di Arafat nel 1994, il Nobel per la pace 2007 è andato, udite udite, ad Al Gore e all'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)!

Chi ha letto altri post da me scritti su questo blog può ben capire il perché della mia sorpresa, mentre agli altri non posso che consigliare di leggere i post con l'etichetta Ambiente o Scienza a riguardo. Per fortuna, sullo stesso sito del Corriere è presente anche un articolo che riporta una sentenza di un giudice inglese dell'Alta Corte che ha sottolineato le forzature e l'orientamento fortemente politico del filmato, a proposito di un rischio di "lavaggio del cervello" a danno dei giovani studenti a cui il film, inviato a 3500 scuole in Gran Bretagna, è stato fatto vedere senza un commento critico e obiettivo che lo bilanciasse.

Tra l'altro, mi sembra alquanto ironico che si sia dato il Nobel per la pace a un individuo che terrorizza la gente, che forse dopo aver visto il suo film (e credendoci) non dorme poi così tranquilla, ma tant'è... :)

09 ottobre 2007

Un bel riconoscimento

Per un fan dei Queen come me, è una notizia che fa sempre piacere...

10 settembre 2007

Giornata mondiale per il Darfur

Immagina. Anche se non sarà mai come averlo vissuto.


Immagina.
Nel deserto, la notte, ti svegliano: attaccano il tuo villaggio. Lì hai lasciato i tuoi figli, tua moglie, la tua storia. Bruciano la tua casa. Stuprano tua moglie. Armano tuo figlio. Cancellano la tua storia.


Sparano.
Non bastano le urla terrorizzate dei bambini, l’odore acre di feci e urine liberate dalla paura e del sangue che impasta la terra, il rumore – tanto rumore- di passi, spari, crolli, legna e carne che brucia, niente ferma la mano dei boia.


Corri.
Ti rendi subito conto –forse è solo istinto – che le parole hanno un senso solo se ascoltate.
Allora imbracci il bastone, come fosse un fucile. Corri, con la speranza di poter ancora salvare tua moglie, tuo figlio, non importa la storia. E preghi.
Ma sei lontano, stringi il tuo bastone.
I janjaweed corrono già verso un altro villaggio.



Saremo a Roma, il 16 Settembre in Piazza Farnese, per dire "fermiamo il sangue in Darfur"!
ore 10: Marcia dei rifugiati. Presenti Monica Guerritore, Toni Capuozzo, Tiziana Ferrario
ore 11: mostra fotografica, interventi di associazioni, ospite Presidente Commissione Esteri del Parlamento U. Ranieri
0re 13: concerto dei Marcosbanda (jazz funk rock), vincitori premio "Voci per la Libertà" 2007


All’iniziativa, promossa da Italians for Darfur, hanno aderito il Comune di Roma, l’associazione Articolo21, la sezione italiana di Amnesty International, Nessuno tocchi Caino, la Comunità Ebraica, l’Ugei e l’associazione “Voci per la libertà”.



Da Italian Blogs for Darfur.

06 settembre 2007

Un ricordo per Luciano

Pur avendo abbandonato questo blog, sono certa che Beren possa capire la mia esigenza di lasciare in questo spazio il mio pensiero per questo grande maestro e la sua dolce voce, data la mia vicinanza al mondo della lirica.
Per uno strano gioco del destino, stasera è previsto a Bari il concerto d'apertura della stagione sinfonica del Teatro Piccinni con la settima sinfonia di Mahler diretta dal maestro indiano Zubin Mehta, il quale diresse i Tre Tenori nell'indimenticabile 7 Luglio del 1990 (ero piccola, in villeggiatura con i nonni, e ci ricordo tutti stretti al televisorino portato con noi per le vacanze estive).
Non so se il concerto ci sarà ancora, so che io sarò lì comunque.
In cuor mio spero che il maestro Mehta onori Big Luciano non con il classico minuto di silenzio dei campi sportivi, ma con ore della sua Musica. Sarebbe l'omaggio più grande.
Arrivederci Maestro.
"I think a life in music is a life beautifully spent and this is what I have devoted my life to"
Luciano Pavarotti (1935-2007)

06 agosto 2007

Vacanza?

Nelle prossime tre settimane non mi potrò connettere quasi per niente, quindi credo di poter dire che, a meno che Luthien non abbia intenzione di scrivere qualcosa, questo blog va in vacanza. Non il suo sottoscritto, che ha una tesi di dottorato da scrivere. Vi lascio tuttavia con alcune foto scattate dall'auto ieri mattina, all'inizio del viaggio che mi ha riportato a casa.
Ai miei due lettori (cit.) il compito di indovinare di quale montagna si tratti... ;)

De consolatione philosophiae


Nessun maggior dolore

che ricordarsi del tempo felice

ne la miseria


In omni adversitate fortunae

infelicissimus est genus

infortunii fuisse felicem

30 luglio 2007

Mele? no, frutti del melo!

Da qualche giorno meditavo di scrivere un post che dicesse ciò che era già evidente, ovvero che il blog (esso, almeno) va in vacanza per un po', complice anche il fatto che tra pochi giorni non mi sarà quasi più possibile connettermi per qualche settimana. Le ragioni per cui non sto più scrivendo sono più d'una, dal lavoro a motivi personali legati al precedente post di Luthien...

Ma non divaghiamo, ciò che mi spinge a scrivere quello che forse sarà l'ultimo post prima delle vacanze è la dichiarazione di un politico, che ho letto sul sito del Corriere: alla domanda se avesse pagato una prostituta, ha risposto, con una faccia da fondoschiena non indifferente:
Pagata... non proprio. Le ho fatto un regalo, una somma in denaro...
Già da sola, vista la mia predilezione per le affermazioni e/o situazioni al limite dell'assurdo (o dell'assurdamente stupido), si sarebbe meritata un posto in questo blog, che di cose simili ne ha già ospitate parecchie. Se non che, a queste si uniscono motivazioni che vanno più nel personale (ma che non spiegherò esplicitamente) che mi spingono a dare risalto a questa notizia.
Perché il politico in questione mi era già noto da diversi anni, dal momento che è stato più volte eletto nel paese di mio padre nonostante abbia avuto già a che fare con la legge, essendo ancora in corso un processo per aver riciclato al casinò denaro proveniente da mazzette.

E dal casinò al casino, il passo è breve...

22 luglio 2007

Liberazione dal Servaggio

"Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni dove il dolore si accompagna alla gioia e, all'ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Luthien.(...)
Lo spirito di Beren, per preghiera di lei, indugiò nelle aule di Mandos riluttante ad abbandonare il mondo, finchè Luthien giunse a dare l'ultimo addio alle tetre sponde del Mare Esterno, donde gli Uomini che muoiono partono per mai più tornare. Ma lo spirito di Luthien piombò nel buio, e alla fine fuggì, e il corpo di lei giacque simile a un fiore che sia d'un tratto svelto e per un pò rimanga, incorrotto, sull'erba.

Allora un inverno, quasi fosse la bianca stagione degli Uomini mortali, scese su Thingol. Luthien però giunse alle aule di Mandos, dove stanno i luoghi risevati agli Eldalie, di là dalle dimore dell'Ovest, ai confini del mondo. Ivi coloro che attendono se ne stanno nell'ombra dei loro pensieri.

Ma la bellezza di Luthien era più che la loro bellezza, e il suo dolore più profondo del loro; e Luthien si inginocchiò davanti a Mandos e cantò per lui.

Il canto di Luthien al cospetto di Mandos fu il più bello che mai sia stato contesto in parole, il canto più triste che mai il mondo udrà. Immutato, imperituro, ancora lo si canta in Valinor, inaudibile al mondo, e ad ascoltarlo i Valar si rattristano. Ché Luthien intrecciò due temi di parole, quello del dolore degli Eldar e quello della pena degli Uomini, le Due Stirpi che sono state fatte da Iluvatar per dimorare in Arda, il Regno della Terra tra le innumerevoli stelle. E mentre gli stava inginocchiata davanti, le lacrime cadevano sui piedi di Mandos come pioggia sulle pietre; e Mandos fu mosso a pietà, come mai era stato prima né mai è stato in seguito.

Ragion per cui convocò Beren ed (...) essi tornarono a incontrarsi di là dal Mare Occidentale. Mandos però non aveva il potere di trattenere gli spiriti degli Uomini che morivano entro i confini del mondo, dopo il tempo della loro attesa; né poteva mutare i destini dei Figli di Iluvatar.

Andò pertanto da Manwe, Signore dei Valar, che comandava il mondo per mandato di Iluvatar; e Manwe chiese consiglio al suo pensiero più intimo, dove la volontà di Iluvatar si rivelava.

E queste sono le scelte che egli offrì a Luthien. A cagione delle sue fatiche e del suo dolore, sarebbe stata liberata da Mandos, per andare a Valimar e quivi dimorare sino alla fine del mondo tra i Valar, dimenticando tutte le pene che aveva sopportato in vita. Lì però Beren non poteva recarsi, non essendo permesso ai Valar di esimerlo dalla Morte, la quale è il dono fatto da Iluvatar agli Uomini. L'altra scelta invece era questa: che essa potesse tornare nella Terra-di-Mezzo portando con sé Beren, per abitarvi ancora, ma senza alcuna certezza né di vita né di gioia. E sarebbe divenuta mortale, e soggetta a un secondo decesso, esattamente come lui; e allora avrebbe lasciato il mondo per sempre, e della sua bellezza sarebbe rimasta soltanto memoria nei canti.

Fu questa la sorte che Luthien scelse, voltando le spalle al Reame Beato e rinunciando a tutte le pretese di parentela con coloro che vi dimoravano; perchè in tal modo, quale che fosse il dolore che poteva attenderli, i destini di Beren e Luthien sarebbero stati uniti e i loro sentieri li avrebbero condotti insieme di là dai confini del mondo.."

13 luglio 2007

Un cucciolino tutto speciale...:)








Non potevo non postare questa notizia non appena ascoltata a Studio Aperto......
Naturalmente sono molto interessata ai fatti di interesse sociale, politico e culturale.......ma ditemi voi se questo cucciolino di chihuahua di un mese e mezzo nato in Giappone e a cui la natura ha dato un dono speciale (non ve lo dico, tanto è evidente, no?:)) può passare inosservato!!!!!!!!!E' di una tenerezza sconvolgente!!!Mi sto sciogliendo (e non ho trovato il video dei bambini giapponesini piccolini che giocavano con lui......Ringraziatemi, altrimenti vi sareste sciolti in lacrime per mesi!!!!):_)

05 luglio 2007

Argomentazioni inconfutabili

Secondo un articolo sul sito del Corriere, un ministro di Sarkozy ha affermato durante la campagna elettorale che ritiene possibile che dietro gli attentati dell'11 settembre ci sia Bush. Ciò che la spinge a crederlo è la seguente argomentazione:

«Il fatto che i siti che rimettono in causa l’11 settembre siano visitati ogni giorno da milioni di navigatori, mi spingono a pensare che l’espressione della massa e del popolo non possa non basarsi su un fondo di verità»

Grazie a questa illuminante osservazione, e dal momento che il sito della Disney ha sicuramente altrettanti milioni di visite giornaliere, ho forti ragioni per pensare che Topolino esista veramente.


Topolino, contento finalmente di non essere più solo un personaggio di fantasia.

30 giugno 2007

Solo il cessate il fuoco immediato puo' favorire il dialogo in Darfur

Il 14 giugno scorso, Italians for Darfur, insieme alle maggiori organizzazioni europee per il Darfur, ha scritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per esortarlo a intraprendere una linea politica più incisiva sulla crisi del Darfur, usando le sanzioni come principale ed efficace formula di pressione sul governo sudanese.

La missione congiunta ONU-UA, la cui legittimazione da parte di Karthoum è stata ottenuta proprio grazie alla minaccia di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti, partirà in realtà solo dal 2008 e non ha nessun impatto immediato sulla situazione dei civili e degli operatori umanitari in Darfur, che si fa di giorno in giorno più pericolosa. Le più grandi ONG presenti sul campo hanno denunciato, anche alla audizione alla Camera tenutasi a Roma grazie a Italians for Darfur, che "oggi è molto peggio di quanto fosse nel 2004".

Il deteriorarsi delle condizioni non facilita di certo lo sviluppo di un processo di pace, che è l'unica soluzione possibile per garantire l'accesso dei civili agli aiuti umanitari e l'equa distribuzione delle risorse.Come si può pretendere che le fazioni ribelli abbiano una anche minima possibilità di decidere una comune posizione, se i loro leader non possono riunirsi senza che, nel frattempo, le loro basi e i loro villaggi vengano bombardati? Anche nella sua ultima riunione di giugno, il Consiglio dell'Unione Europea ha condannato i nuovi e ripetuti bombardamenti di civili da parte dell'aviazione sudanese e ha esortato i ribelli a costruire una comune linea politica, ma non ha fatto nessun riferimento al problema che proprio questi attacchi indiscriminati costituiscono il principale ostacolo al dialogo. Un'altra condizione fondamentale perche' non si ripeta il fallimento dell'accordo di pace di Abuja del maggio 2006 è che al futuro -auspicato- tavolo della pace vengano rappresentate tutte le componenti della società civile del Darfur e che la comunità internazionale vigili compatta, senza riserve, sul rispetto del cessate il fuoco.

L' Italia-non ci stancheremo mai di ricordarlo- mai come quest'anno potrebbe svolgere un ruolo di primo ordine nel Consiglio per i Diritti Umani e nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, essendo a capo tra l'altro della commissione per le sanzioni al Sudan, e in seno all'Unione Europea, facendosi promotrice di pace in Darfur.

Italians for Darfur e' convinta che la responsabilita' di tale ruolo sara' difficilmente assunta finche' non saranno gli stessi cittadini italiani a pretenderlo. Rinnoviamo quindi l' appello on-line di Italian Blogs for Darfur ai mass media italiani, perche' non nascondano piu' al nostro Paese il dramma di 2milioni di persone in fuga e la morte di 400.000 civili e garantiscano una corretta e piu' ampia informazione sul Darfur e sulle altre crisi umanitarie troppo spesso dimenticate.


25 giugno 2007

Ma tu chi sei?

Chiedendo ai fantastici utenti del presente blog (questa in epoche più antiche si chiamava "captatio benevolentiae", ora solo super-leccata) perdono per la prolungata assenza di post da parte mia, comunico che, dovendo scaricare dopo 1 mese 5 MB di posta elettronica alla fantastica velocità di 44 kbps (ieri erano 45, ma, come ben saprete, non è Natale tutti i giorni), ho avuto quanto meno il modo di farmi un giro in rete per potervi così segnalare i fantastici test "Sei Elio e le Storie Tese?"che metterà alla prova la vostra intima conoscenza di questa boy-band nostrana, oppure "Il tuo sedere è igienico?" (ci avevate mai pensato?Dite la verità...), o il più serio "Cartoni anni '80 vs cartoni anni '90", oppure, the last but not the list, "Sei un grezzo?"(sottotitolo "scopri la bestia che c'è in te"), disponibili sul sito http://www.bardidentro.it/

22 giugno 2007

Personaggi famosi

Giovanni Sebastiano Ruscello
Carletto Supermercati
Samuele Barbiere
Briano Maggio
Giovanni Diacono
Ruggero Acque
Nicola Muratore
Giorgio Michele
Michele Di Giacomo
Stefano Meraviglia
Alfredo Attaccagallo
Oliviero Pietra
Giorgio Cespuglio
Michele Calzolaio
Serena e Venere Guglielmi
Paolo Uomonuovo
Roberto Guadorosso
Giacomo Decano
Morgan Uomolibero
Antonio Saltaparentele
Nicola Gabbia
Gavino Pancetta
Cristiano Fissatore
Tommaso Crociera
Nicoletta Burlone
Giulia Roberti
Michele Giordano
Leonardo Uccello
Guglielmo Cancelli
Stefano Incarichi
Alberto Unapietra
Isacco Nuovatonnellata
Michele Ungiornolontano
Tommaso Uomo
Stefano Re
Bernardo Collina
Giacomo Legame
Carletto Marrone

15 giugno 2007

Le bugie degli ambientalisti 2

Da qualche mese è uscito il secondo libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari su quelle che chiamano le bugie degli ambientalisti. Del primo ho diffusamente parlato in molti post precedenti (ora non mi va di linkarli tutti, li trovate sotto l'etichetta "ambiente"), sottolineandone gli aspetti positivi, come la grande quantità di dati scientifici che forniscono a sostegno delle loro tesi, e quelli negativi, come un eccessivo "invasamento" in posizioni che un mio amico definirebbe da "nazicattolici".
Ad ogni modo, il primo libro è una lettura che consiglio comunque di fare, perché molto istruttiva. Non ho ancora comprato il secondo, ma dall'indice si può avere un'idea della linea seguita. In particolare, nella prima parte gli autori pongono l'accento su quanto la natura stessa inquini. La cosa non mi sembra banale, perché a volte, presi da una smania di onnipotenza, pensiamo (o ci vogliono far pensare) che la specie umana sia quella capace di pesare più di ogni altra sull'ambiente. Leggere quindi dati sulle emissioni della natura stessa può magari farci capire quali sono gli effettivi ordini di grandezza in gioco quando si parla dell'ecosistema, considerato nella sua interezza.

Nuova simulazione sulle Torri Gemelle

Un articolo del Corriere parla di una nuova simulazione, realizzata alla Purdue University, dell'impatto degli aerei contro le Torri Gemelle. L'articolo originale è tratto da Science Daily. Qui sotto si può vedere l'animazione video.


13 giugno 2007

Incompetent design

Quando l'ho letto tra i commenti di Inminoranza non potevo crederci, e invece è tutto vero!
A questo punto mi sa che devo proprio scrivere un post che da molto ho in mente di fare, per spiegare come funziona la teoria di Darwin. Spero di trovare il tempo, che in questo periodo è alquanto ridotto.

08 giugno 2007

Che i bigotti abbiano ragione?

Pochi giorni fa leggevo questa notizia:

Kakà: "Vergine al sì. La sfida più difficile"

...e oggi leggo questo:

Milan: Kakà operato agli occhi.

07 giugno 2007

Occhi sul Darfur

Riporto una mail ricevuta da un membro della mailing list di Italian Blogs for Darfur:


Appello per monitoraggio online della violenza in Darfur
di Anna Masera

Ieri sera nella conferenza globale in webcast contro la censura su Internet che rischia di trasformarla in qualcosa di molto diverso dalla sua forma originaria. Su www.amnesty.org Irene Khan, segretaria generale di Amnesty, ha dichiarato: "Nell'era della tecnologia, Internet è diventato la nuova frontiera nella lotta per i diritti dei dissidenti. Con l'aiuto di alcune tra le più grandi compagnie mondiali, alcuni governi come quello della Bielorussia, della Cina, dell'Egitto, dell'Iran, dell'Arabia Saudita e della Tunisia monitorano le chat room, chiudono i blog, pongono dei limiti nella ricerca sul web e bloccano siti. Persone sono state imprigionate in Cina, Egitto, Siria Uzbekistan e Vietnam per aver postato e condiviso informazioni online. Ogni persona ha il diritto di inviare e ricevere informazioni ed esprimere la propria opinione senza paura o interferenze".
Nel suo rapporto 2007 Amnesty International ha reso noto di aver iniziato a monitorare, inserendole su Internet, le immagini raccolte dal satellite su villaggi del Sudan devastati dalle violenze nella regione del Darfur, per far pressione su Khartoum affinchè consenta di inviare nella regione truppe di pace dell'Onu.
L'appello invita a registrarsi all'indirizzo www.eyesondarfur.org, che verrà aggiornato regolarmente con nuove immagini, per aiutarli a tenere sotto controllo 12 villaggi in posizioni delicate e informare Khartoum che queste zone sono strettamente monitorate per registrare ogni segnale di violenza. Oltre 200.000 persone sono morte e due milioni hanno abbandonato le proprie case da quando è iniziato nel 2003 il conflitto nel Sudan occidentale tra le etnie africane che si ribellano al governo, sostenuto dalla milizia araba Janjaweed. Khartoum afferma che i morti sono stati 9.000 e rigetta le accuse di genocidio.
Il Consiglio di Sicurezza Onu lo scorso anno ha adottato una risoluzione per dispiegare truppe di 23.000 uomini fortemente "ibride" Onu-Unione Africana. Ma il presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir ha definito eccessivo il numero di questo dispiegamento. Ed ha accettato solo l'impiego di 3.000 uomini della forza di polizia Onu e personale militare in aiuto ad una forza dell'Unione Africana di circa 7.000 uomini. Tuttavia il piano finale sulla forza ibrida non ha ancora raggiunto Khartoum per via delle divergenze tra Onu e Ua sul controllo delle operazioni.
Amnesty dice che le immagini via satellite possono arrivare a mostrare oggetti di 60 centimetri, cosa che permetterebbe di individuare capanne distrutte, raggruppamenti di soldati o profughi in fuga. "Ci aspettiamo che il governo sudanese protegga questi e gli altri villaggi in tutto il Darfur. Ci aspettiamo che restino intatti oggi, domani e molto più in là nel futuro", ha dichiarato Ariela Blatter, direttore del Centro Prevenzione e Intervento Crisi della sezione Usa di Amnesty, che ha diretto il progetto di monitoraggio, chiamato Eyes on Darfur (occhi sul Darfur).

31 maggio 2007

Legami tra Italia e Sudan

Segnalo un articolo non recente, ma che spiega alcuni risvolti interessanti della situazione del Sudan.

Petrolio e politiche di guerra
La lunga storia di guerra sudanese sembra non doversi ancora concludere, nonostante l’incoraggiante pace siglata il 26 maggio 2003 tra governo e ribelli del Sudan people's liberation movement / Army (Splm/A) - protagonisti di ventun anni di conflitto nel sud - e il protrarsi del cessate il fuoco.

Dal febbraio 2003 nel Darfur altri due gruppi ribelli - l’Esercito/movimento di liberazione del Sudan (Sla/m) e il movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) - combattono contro Khartoum, accusato d’averli estromessi dalle trattative di pace e di sostenere le milizie arabe janjaweed, responsabili di violenze contro la popolazione nera in Darfur.
Punto focale delle trattative la spartizione dei proventi petroliferi dei giacimenti del Sud Sudan.

"Mentre nel Darfur infuriano le violenze, c’è chi con il regime al potere in Sudan fa buoni affari in campi come il petrolio, le armi, le tecnologie sensibili: dalla Cina alla Malaysia, dall’Iran alla Russia, dal Canada alla Gran Bretagna. E, non per ultima, all’Italia, che risulta il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese". Così Francesco Terreri, collaboratore di Nigrizia, in un’analisi pubblicata da Microfinanza, in cui evidenzia i principali interessi economici internazionali che ruotano attorno al paese africano. Con lui abbiamo cercato di approfondire ulteriormente questi temi.

La storia del Sudan come produttore di petrolio è una storia piuttosto recente e, fino a pochi anni fa, legata all’Italia…

L'Italia, con l’Eni, fu tra i primi paesi ad effettuare ricerche nel paese, negli anni ’50. Si trovarono i primi giacimenti, che però non riuscivano neanche a soddisfare il mercato interno. Il Sudan appare come paese esportatore solo dal 1999, anno del decollo della produzione grazie allo sfruttamento del più importante bacino estrattivo, quello di El Muglad, 800 km a sud-ovest di Khartoum.

Nasce la prima aggregazione di interessi in mano al consorzio cinese-malaysiano Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnpoc), che detiene complessivamente il 70% del capitale. La compagnia statunitense Chevron, così come l’italiana Eni, abbandona, lasciando spazio ad una società privata canadese, la Talisman Energy - che subentra con il 25% -, mentre il restante 5% è della Sudapet, in mano al governo.

Secondo un rapporto diffuso dal ministero dell’Economia di Khartoum gli Emirati Arabi sono oggi tra i principali investitori in Sudan, in particolare nel settore petrolifero…

Gli Emirati Arabi sono tra i primi investitori perché, oltre che produrre petrolio in proprio, costituiscono una sorta di "centro di servizi" che si occupa del collocamento dei prodotti petroliferi sul mercato. Circa un terzo delle importazioni negli Emirati sono poi riesportate. È una funzione di broker che si pone anche in concorrenza alla consolidata posizione in questo senso occupata dalle grandi imprese statunitensi.

La Chevron ufficialmente ha abbandonato il Sudan. Che interessi hanno quindi gli Stati Uniti nel paese?

L’interesse statunitense, a mio avviso, non consiste, in Sudan come in Iraq, nell’appropriarsi fisicamente dei pozzi, ma nel preoccuparsi che "governi ostili" non inceppino i meccanismi generali del mercato del petrolio.

E l’Italia che ruolo svolge?

L’Italia è stata, come detto, tra i primi paesi ad effettuare prospezioni in Sudan. Dopo quelle negli anni ’30 della Shell e negli anni ’50 di Mobil e Total, fu l’italiana Agip ad avviare le ricerche nella seconda metà degli anni ’50. L’Agip Sudan proprio nel 1999, quando cominciavano a emergere i primi risultati, è stata venduta a compagnie private dell’Africa orientale. Oggi però l’Italia è il terzo acquirente di petrolio sudanese.

Continua a leggere.

28 maggio 2007

Cosa si deve sentire

Chi segue questo blog sa della mia adesione a un movimento per la diffusione di notizie sul Darfur e la promozione di un appello verso i principali telegiornali nazionali. Ebbene, da Inminoranza apprendo che c'è anche gente, o meglio gentaglia, che difende il governo di Karthoum adducendo il tutto a un complotto dell'Occidente imperialista per mandare truppe in quel paese, ricco di petrolio e di contratti petroliferi con la Cina, che guarda caso è il membro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che più strenuamente si oppone all'intervento dei caschi blu in Sudan...
Non riporto neanche i link alle pagine in questione, si trovano nel post che ho linkato. Tuttavia faccio notare che una di queste contiene a sua volta link a siti come Luogo Comune e il sito sulle Scie Chimiche, nel quale tra le altre cose si sostiene che gli americani sono in grado di controllare il clima.
E vi ho detto tutto!
Un altro, invece, ospita un articolo di Claudio Moffa. Per sapere chi sia questo figurino, prego di leggere da Barbara: qui, qui e qui, mentre di alcuni strascichi della vicenda potete leggere sempre da Inminoranza e dai link nel post.
Insomma, la fuffa complottista non si ferma, così come dimostravano già le "teorie" alternative sull'11 settembre, neanche davanti al dolore e alla sofferenza ancora in atto in una regione martoriata da scontri etnici, prima che politici.

ps: tra l'altro, mi viene da aggiungere che questo terribile complotto ordito dalle potenze imperialiste occidentali è così ben ordito e mirato a convincere l'opinione pubblica, che dei comuni blogger hanno sentito l'esigenza di intraprendere un'iniziativa come Italian blogs for Darfur per promuovere una maggiore informazione sull'argomento in Italia.
Conclusione: voglio i soldi dalla CIA!!!

23 maggio 2007

Nimra adotta i pulcini

Ma come posso non mettere queste stupende e tenerissime foto???





22 maggio 2007

Cara ti amo

Risvolti psicologici nei rapporti fra giovani uomini e giovani donne


Lui : Eravamo fidanzati, poooooi, tu mi hai lasciato, senza addurre motivazioni plausibili...

Lei: Noo...o....oooh..on e' vero, tu non capisci l'universo femminile, la mia spiccata sensibilita', si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista...

...ciononostante...

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco appena da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo !

(musichetta...)(il momento dello humor ci vuole)

Lui: Rimani in casa.
Lei: Voglio essere libera.
Lui: Esci pure con chi ti pare.
Lei: Non ti interessi mai di quello che faccio

Lui: Vorrei palparti le tette.
Lei: Porco !
Lui: Mai ti toccherei neanche con un fiore.
Lei: Finocchio !

Lui: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago.
Lei: Ti amo !
Lui: Mi faccio il culo quattordici ore di seguito per mantenerti e ti cago.
Lei: Ti lascio per un tossicomane che non fa un cazzo tutto il giorno, che bestemmia e picchia i bambini.

Lui: Mi metto il goldone...
Lei: Ho un desiderio di maternita'.
Lui: Ho un desiderio di paternita'.
Lei: Mettiti il goldone.

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo !

Lui: Rimango in casa.
Lei: Mi opprimi.
Lui: Esco.
Lei: Questa casa non e' un albergo.

Lui: Ti passo un cubetto di ghiaccio intinto nel Cointreau sulla pancia dopo di che ti scopo bendata.
Lei: Non sono una troia.
Lui: Allora in posizione canonica io sopra tu sotto?
Lei: Che palle !

Lui: Disse la vacca al mulo...
Lei: Oggi ti puzza il culo !
Lui: Disse il mulo alla vacca...
Lei: Ho appena fatto la cacca...

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Brrr.. esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo!

(...harg harg harg...)

Lui: Ed ora uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che e' propria dell'idillio dell'amore.
Lei: No, perche' quando avevo 13 anni mio cugino me l'ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata pero' possiamo restare abbracciati tutta la notte senza fare niente, sarà bellissimo lo stesso...
Lui:(te lo tronco nel culo)
Lei:(dai sii serio)

Lui: Usciresti con me domani sera.
Lei: Sono stanca forse ho gia' un' altro impegno.
lui: Beh, poco male cosi' vedo i miei amici.
Lei: Sono libera.

Lui: Mettiamola sul sesso.
Lei: Ho bisogno d'affetto.
Lui: Mettiamola sull'affetto.
Lei: Chiaviamo.

Lui: Io sono come sono.
Lei: Cerca di cambiare.
Lui: Sono cambiato.
Lei: Non sei piu' quello di una volta.

Lui: Tu mi appartienti.
Lei: L' utero e' mio !
Lui: Eccoti i soldi per la pelliccia.
Lei: Eccoti l ' utero !

Evviva l ' amoreeeee !!!

17 maggio 2007

Stranezze di Google Map

Vi suggerisco di fare la seguente prova, segnalatami da un amico:

  1. Andare su http://maps.google.it.
  2. Scegliere "Indicazioni Stradali".
  3. Digitare come indirizzo di partenza Roma e come arrivo New York.
  4. Andare esattamente al punto 50 del percorso e leggere bene!
Ora i navigatori non sono solo intelligenti, ma anche ironici... :)

16 maggio 2007

Evidenze di materia oscura

Un'eccitante notizia che potrebbe interessare gli appassionati di astronomia:

Materia oscura: trovata una prova concreta
È un anello biancastro incastonato tra le stelle. «Ma è soprattutto una delle prove più inequivocabili dell’esistenza della materia oscura», dice orgoglioso James Jee della John Hopkins University di Baltimore (Usa) alla guida del team che ha ottenuto il risultato con il telescopio spaziale Hubble. L’anello è stato scoperto nel cluster di galassie «ZwCI0024+1652», ha un diametro di 2,6 milioni di anni luce e dista dalla terra 5 miliardi di anni luce. La scoperta è casuale ed emersa da una ricerca riguardante la distribuzione della materia oscura nell’universo.

TRACCE INDIRETTE - Le tracce della sua esistenza sono indirette e in genere se ne percepisce la presenza perché piega la luce proveniente da galassie poste dietro a essa. La materia oscura rappresenta uno dei grandi enigmi del cosmo. Secondo le teorie lo riempie per il 23 per cento, poi si aggiungono il 73% di energia oscura e il 4% della materia nota che costituisce l’universo che noi vediamo. Materia e energia sono state battezzate «oscure» proprio perché dovrebbero esistere, ma non si sa di che cosa siano realmente costituite. «Lavoravo da oltre un anno alle immagini dell’anello biancastro - racconta Jee – ed ero convinto che si trattasse di un difetto della fotografia. Ma più i dati erano studiati, più emergeva la convinzione che fosse reale. Alla fine quasi non credevo al risultato che ora appare come certo e inequivocabile».

SCONTRO GALATTICO - È curioso, racconta l’astronomo, che la gigantesca formazione di materia oscura sia il frutto di un tremendo evento cosmico, uno scontro fra cluster di galassie avvenuto 1,2 miliardi di anni fa. Il risultato è il frutto ancora straordinario del telescopio spaziale Hubble il quale, trovandosi intorno alla Terra, permette di vedere ciò che a noi sul pianeta è impossibile scorgere a causa della presenza dell’atmosfera.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti... :)

11 maggio 2007

Un po' di dati sulla CO2

Come promesso, continuo i post riguardanti il film-documentario di Al Gore e in generale le tematiche ambientaliste sull'effetto serra riportando ciò che ho trovato su questo sito, che consiglio di visitare:

23 febbraio 2007 – La serie storica delle concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) ostentata dal Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico come giustificazione per la riduzione dei cosiddetti “gas serra”, è una frode. Una ricerca da parte del professor Ernst-Georg Beck, tedesco di Friburgo, mostra che il comitato ha raccolto selettivamente i dati sul CO2 prima del 1957, attraverso misurazioni effettuate su carote di ghiaccio prelevate di recente, ignorando le oltre 90.000 misurazioni dirette e accurate effettuate con metodi chimici dal 1857 al 1957.

In una precisa rassegna di 175 articoli scientifici, Beck ha scoperto che i fondatori della moderna teoria dell'effetto serra, Guy Stewart Callendar e Charles David Feeling (questo in particolar modo un idolo per Al Gore) avevano completamente ignorato misurazioni attente e sistematiche effettuate da alcuni dei più famosi nomi della chimica fisica, tra cui diversi premi Nobel.

Le misurazioni di questi chimici mostravano che l'odierna concentrazione atmosferica di CO2 di circa 375 parti per milione (ppm) è stata superata nel passato, compreso un periodo tra il 1936 e il 1944, quando i livelli di CO2 variarono da 393 a 454,7 ppm. Ci furono anche misurazioni, con margine di errore del 3%, di 375 ppm nel 1885 (Hempel a Dresda), 390 nel 1866 (Gorup a Erlangen) e 416 nel 1857 e 1858 (Von Gilm a Innsbruck). Ironicamente, mentre l'aumento degli anni '40 si correlava con un periodo di medio riscaldamento atmosferico, Beck e altri hanno mostrato che il riscaldamento precedette l'aumento nelle concentrazioni di CO2.

I dati trovati da Beck provenivano principalmente dall'emisfero settentrionale, geograficamente distribuiti dall'Alaska su tutta l'Europa fino a Poona, in India, quasi tutti presi in zone rurali o nella periferia di città senza contaminazione da industria, ad un'altezza da terra di circa due metri. La valutazione dei metodi chimici seguiti rivela un errore massimo del 3%, fino ad un 1% nei casi migliori.

Per contrasto, le misurazioni ricavate dalle carote di ghiaccio mostrano un aumento piuttosto costante dei livelli di CO2, convenientemente concordante all'idea preconcetta che l'aumento dell'attività industriale abbia prodotto un netto aumento di CO2. Così come ha mostrato un collaboratore di Beck, il dottor Zbigniew Javorowsky, ex direttore del servizio di monitoraggio delle radiazioni polacco, il gas intrappolato nelle carote di ghiaccio non ha validità come valore approssimato della concentrazione atmosferica. Il continuo processo di congelamento, scongelamento e pressurizzazione della colonna di ghiaccio altera drasticamente le concentrazioni atmosferiche originali delle bolle di gas.

Secondo la teoria dell'effetto serra, l'aumento del CO2 nell'atmosfera causato dall'attività umana, come la combustione di carburanti fossili, agisce come il vetro di una serra che impedisce la restituzione dei raggi solari ricevuti dalla superficie terrestre. Mentre da una parte tale effetto esiste, il biossido di carbonio si trova in basso nella lista dei “gas serra”, pesando nella misura del 2-3% sull'effetto serra. Il gas serra di gran lunga più importante è il vapore acqueo. Tuttavia, l'acqua in forma di nuvole può riflettere i raggi solari causando riduzione di temperatura. Ci sono talmente tanti effetti interrelati, dalle macchie solari ai cicli delle orbite terrestri, che collegare la temperatura globale alla concentrazione di CO2 è come cercare di predire il valore di un hedge fund dalle fasi lunari.

Per rendere credibile tale correlazione occorre una capacità ampia e sofisticata di mentire e i teorizzatori dell'effetto serra ne sono dotati, ma sfortunatamente per loro gli scienziati hanno cominciato a raccogliere i dati sulla concentrazione di CO2 già dagli inizi del '700, in concomitanza con i primi studi sul processo di fotosintesi, e oggi siamo in possesso di più di 90.000 accurate misurazioni e solo gli sciocchi possono dar credito alle “emissioni di gas” di Al Gore.


Un secondo post sullo stesso sito commenta e riporta alcune delle tesi del già citato dottor Zbigniew Javorowsky, che potete trovare qui:

Il secondo articolo è un ampio e documentato studio scientifico del prof. Zbignew Jaworowski, presidente del Consiglio scientifico del laboratorio centrale della protezione radiologica di Varsavia. Alcune delle conclusioni:
  • La relazione tra i cicli solari e le oscillazioni del clima sulla terra è palese e diretta.
  • Un effettivo rapporto tra le emissioni di C02 e lo scioglimento dei ghiacci non è mai stato scientificamente stabilito.
  • In base ai suoi stessi assiomi (fasulli), il Protocollo di Kyoto rimanderebbe il presunto disastro di soli 4 anni, ma porterebbe dritto al mondo post-industriale voluto da una certa oligarchia, provocando una prevedibile perdita di 1800 miliardi di dollari del PIL mondiale entro il 2100.
  • La teoria dell’effetto serra e il conseguente Protocollo di Kyoto si basano sugli studi del prof. Mann et al. Il prof. Jaworowski dimostra dettagliatamente che gli scienziati che lo hanno redatto e gli scienziati che lo hanno avallato hanno agito in malafede, spingendosi fino all’impostura vera e propria.
  • Jaworowski nota ironicamente, in apertura del suo studio, come alcuni di quegli stessi scienziati che adesso sentono troppo caldo, per colpa dell’industrializzazione, prima di ricompattarsi dietro questa teoria, fino a metà anni Settanta, predicavano il contrario: l’industrializzazione porta il freddo.
I due grafici che seguono sono tratti dallo studio e mettono in rilievo:
1) La corrispondenza tra i cicli solari e l’andamento della temperatura media terrestre.

2) La famosa curva di Mann che pretende di descrivere una impennata anomala della temperatura dopo la metà del XX secolo, in realtà adotta dati truccati per “nascondere” temperature ben più alte che si verificarono in epoca rinascimentale, un’ondata di caldo che fece seguito alla forte caduta della temperatura media che caratterizzò la tarda epoca medievale. La curva superiore, più marcata, è quella corretta, quella inferiore è la curva di Mann et al.


Faccio notare che le tesi esposte in questo documento sono le stesse sostenute nel filmato di cui ho parlato in un post precedente e che è possibile vedere direttamente su questo blog.

09 maggio 2007

Senza commento


L'ho trovato stasera appeso al muro della mia fotocopisteria.....ed è fantastico!!!:)

Preghiera del gatto

Non cercare di indovinare i miei segreti,
perché ho in me il senso del mistero.

Non mi imporre le carezze,
perché ho in me il senso del pudore.

Non mi umiliare,
perché ho in me il senso della fierezza.

Non mi abbandonare,
perché ho in me il senso della fedeltà.

Sappi amarmi e io saprò amarti,
perché ho in me il senso dell’amicizia.

08 maggio 2007

La famiglia prima di tutto

Anche se con un po' di ritardo, tenevo particolarmente a fare qualche riflessione sull'ultima puntata di "Anno Zero", di Michele Santoro, andata in onda giovedì scorso (e che ho potuto vedere in parte solo sabato alle 3 di notte in preda a obnubilazione onirica su RaisatExtra).
Per chi non avesse avuto modo di seguirla, si è parlato della cosiddetta "politica dei baroni" all'interno delle Università come indiscussa manovratrice, ahimé, di gran parte (leggi tutti) dei concorsi pubblici. Mi sono sintonizzata proprio nel momento in cui è partito l'ampio servizio sulla Facoltà di Medicina di Bari, città in cui ho il piacere di vivere (tanto più che oggi è San Nicola :) ). L'inviato si è presentato in facoltà, girando per reparti e biblioteche gremite di studenti, con addosso un enorme cartellone (sarà stato in passato un aspirante uomo-sandwich?) recante "l'albero genealogico" dei "pezzi da novanta" tutti presenti all'appello nei vari Istituti della facoltà. L'imbarazzante verità è che lì dove si erge un professore ordinario, quasi immancabilmente, si trovano una sfilza di persone con lo stesso cognome ("omonimi? No, no, proprio parenti" come ha detto il buon Travaglio). Figli, nipoti, ma si accettano anche amici "siori e siore"!!!! L'inviato ha realizzato una serie di interviste più o meno "flash" a diversi docenti il cui nome figurava nel cartellone (spicca tra tutti quella di Giorgino figlio), raccogliendo anche qualche dichiarazione rischiosa e prontamente ritirata ("...in Italia tutto funziona così.."), ma anche qualche provocazione (ma l'avranno capita?) come quella del prof. Schonauer (direttore di una delle cliniche ginecologiche al Policlinico di Bari) che ha prontamente fatto notare l'incompletezza del cartellone in quanto lacunoso dei nipoti da parte di madre, con cognomi differenti, dunque, da quelli dei più illustri parenti. Ma per fortuna il sangue non è acqua.
Ciò che forse si voleva sottolineare è che, a parte l'evidente gigantesca gravità della situazione, si stava realizzando un servizio da giornalisti d'assalto "stile iene", pervenendo non più che alla scoperta che una palla................rotola! Insomma tanti (leggi tutti) di questi episodi circa la nostra Facoltà di Medicina sono ben noti e fanno parte comunque di un fenomeno ben più ampio.
Insomma, senza alcun dubbio "c'è del marcio nel Tavoliere", ma questo è solo il tacco dello Stivale, come tante testate nazionali (vedi le inchieste di Repubblica) in passato hanno denunciato. Sono già partite da anni qui come altrove denunce alla Magistratura inerenti a concorsi spudoratamente truccati (tipo: nomi dei candidati vincitori noti ancor prima dell'uscita del bando.......la chiaroveggenza è una santa cosa!!).
C'è del marcio sì, non c'è dubbio, ma per quanto spettacolare (spettacolistico?), questo modo di fare giornalismo scandalistico realizzando degli scoop, che non sono scoop se non nella testa di chi li ha immaginati (e poi si è sognato a fare il discorso di ringraziamento col Pulitzer sotto braccio), personalmente mi ha davvero stancata. Avrei preferito delle schede di presentazione chiare ed esaustive (stile Matrix) seguite dai dibattiti di cui comunque la serata è stata ricca. Se qualcuno si è preso la briga di scrivere tutti quei nomi (pensavo fossero di più in effetti....) su un cartello e di appenderselo al collo per poi girare per tutto il Policlinico, c'è da pensare che in effetti non sia stato poi così difficile reperirli. Il problema del nepotismo è una piaga tipica della nostra forma mentis e invito a leggere la lettera di raccomandazioni di Travaglio, il momento più alto della trasmissione, una chicca di giornalismo intelligente, che toverete sul forum di Anno Zero.
"Per parenti, amici e amanti, si fa di tutto, di più. Alla luce del sole, con un certo vanto. Diceva Longanesi: “Nel tricolore andrebbe scritto: tengo famiglia”. "

04 maggio 2007

L'anti-Inconvenient truth

Per contrastare gli allarmismi che ci bombardano continuamente, e anche perché ho trovato tantissimo materiale sull'argomento, nei prossimi giorni metterò sul blog molti link a documenti e argomentazioni di vario genere contro la teoria del riscaldamento globale.
Inizio col pubblicizzare un video, mandato in onda da Channel 4 in Gran Bretagna almeno un mese fa. Si intitola "The global warming swindle" (La truffa del riscaldamento globale), e si propone come alternativa al film di Al Gore, del quale confuta le tesi. Dubito che sarà altrettanto pubblicizzato e che vincerà un Oscar, se non altro perché dietro non c'è la stessa quantità di soldi (compagnie petrolifere, dove siete? ;) ) a sostenerlo.
Ma tant'è, qui ci si accontenta dei prodotti di nicchia!

Il filmato è in inglese, ma ha i sottotitoli in francese, quindi può darsi che sia più facile da seguire per chi ha problemi di lingua. Linko anche un video breve che riassume alcune delle tesi del filmato.

02 maggio 2007

Rivera mazzolato

Polemiche dopo le battute sulla Chiesa fatte da Andrea Rivera sul palco del concerto del Primo Maggio. A dissociarsi completamente sono sia i leader dei sindacati (che organizzano il concerto), sia l'organizzatore Marco Godano, mentre l'Osservatore Romano parla addirittura di terrorismo (!!!). Doppiamente assurda anche l'obiezione di Bonanni della Cisl, secondo cui "il concerto del Primo Maggio non è il luogo adatto per fare politica..."; prima di tutto perché da sempre al concerto si fa politica, e secondo perché la Chiesa della politica in teoria non farebbe neanche parte...
E dire che Rivera ha semplicemente detto cose vere, non ha inventato assolutamente niente; anzi, trovo che abbia fatto benissimo a sottolineare l'ipocrisia di certe decisioni delle gerarchie ecclesiastiche, come nel caso di Welby, o sull'evoluzione della Chiesa. Certo, a smentirlo sulla seconda ci sarebbe la fantastica notizia secondo cui il Limbo è stato abolito. Eh già, non esiste più!
Ma comunque, in tutto ciò passa sotto silenzio la battuta migliore, forse proprio perché accusa i media stessi: "Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni, 16 anni di carcere. Stop al televoto!"
Se anche per una semplice questione di libertà di espressione (su cose vere) si deve assistere a queste polemiche e guerre verbali, c'è da rimpiangere alcune vecchie dispute calcistiche...

ps: per la cronaca, ricorderei che nel concerto del 1991 gli Elio e le Storie Tese furono letteralmente censurati e oscurati durante la loro esibizione, vedi qui. Come dire, fai pure l'alternativo, basta che rimani sul generico.

27 aprile 2007

Global Day for Darfur


In onore di Mstislav Rostropovich

Mi sembra doveroso onorare uno dei più grandi musicisti del Novecento in maniera adeguata. E sono contento di non essermi fatto sfuggire, un paio di anni fa, l'occasione di ascoltarlo dal vivo, ne valse davvero la pena.
Buon ascolto.

24 aprile 2007

Nora la pianista

Che classe, che tocco morbido e...felpato!



E' troppo carina!!! :)

23 aprile 2007

L'ultima volta ero bambino

Scusate, ma quando ci vuole, ci vuole! :)

22 aprile 2007

Giornata della Terra

Oggi si celebra l’Earth Day, la Giornata della Terra. Giunta alla sua 38esima edizione (la prima fu nel 1970), essa si propone come forte mezzo propagandistico a sostegno delle varie tesi ambientaliste sullo stato del pianeta, e in fin dei conti come ulteriore occasione per fare disinformazione.
Colgo quindi l’occasione per proseguire la serie di post ispirati dal libro Le Bugie degli Ambientalisti, iniziata circa un anno fa, parlando in generale del tema del riscaldamento globale e del ruolo dell’anidride carbonica. (Le altre puntate della serie sono qui, qui, qui e qui).

Già qualche settimana fa ho riportato in due post una pagina del sito Ecofantascienza, presente tra i link a fianco, in cui si esaminava il legame tra CO2 e temperatura del pianeta, giungendo a conclusioni ben diverse da quelle comunemente riportate. Non so chi tenga quel sito, ma i dati esposti sono facilmente reperibili in rete (ammesso che non si vada su siti ambientalisti) e mi risultavano anche da altre fonti; e di conseguenza lo ritengo affidabile anche nelle conclusioni.
Al contrario di ciò che si sente spesso dire (penso per esempio a un servizio delle Iene di 2-3 settimane fa, intervistando Mario Tozzi), le tematiche ambientali sono, in ambiente scientifico, oggetto di un acceso dibattito, come ho cercato di dimostrare nel precedente post, a proposito degli uragani.
Da un’intervista qui riportata a Riccardo Cascioli, uno dei due autori del libro prima citato, risulta che anche all’interno dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo dell’ONU preposto a studiare i cambiamenti climatici, vi siano molte voci critiche sull’ultimo rapporto stilato: molti scienziati ne sono usciti per vari disaccordi, e lo stesso Autore Principale, il dottor Trenberth, ha in parte ritrattato le conclusioni riportate nel sunto preliminare, presentato recentemente alla conferenza di Parigi.
Tempo fa il buon Wellington parlò di quei 60 scienziati canadesi che si opponevano alle tesi sul riscaldamento globale, e l’Oregon Institute of Science and Medicine ha promosso a riguardo un manifesto sottoscritto da circa 19000 scienziati americani (17000 secondo la pagina che ho linkato da Ecofantascienza, ma la sostanza non cambia). Vorrei quindi che fosse chiaro che il dibattito è tutt’altro che chiuso.

Detto questo, ci si può chiedere: quali effetti ha un aumento della CO2 nell’atmosfera, se come detto non è la principale causa dell’effetto serra?
Può innanzitutto essere utile sapere che la comparsa dei vegetali sul pianeta e il loro sviluppo sono coincisi con un periodo in cui la concentrazione di CO2 era pari a 6000 ppm (parti per milione), ovvero circa venti volte i valori attuali. Al contrario, ci sono piante che, con concentrazioni inferiori a 100 ppm, muoiono: è come se a un uomo si togliesse l’ossigeno.
Esistono inoltre vari studi sull’effetto di una maggiore concentrazione di CO2 sui vegetali; per esempio il professor Sherwood Idso, del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, ha osservato che con un incremento da 350 a 650 ppm di CO2 il tasso medio di crescita di 475 varietà di piante è aumentato di oltre il 50%, mentre aumentando la concentrazione a 2250 ppm la produttività è aumentata del 165% (pubblicato da The European Science and Environment Forum, 1996). Inoltre, si è osservato che in questa maniera aumentava anche l’efficienza delle piante nell’utilizzo dell’acqua, elemento che favorirebbe la coltivazione anche in zone affette da scarsità di piogge.
Del resto, la maggiore presenza di anidride carbonica nell’atmosfera può essere una delle cause dell’aumento delle foreste degli ultimi 50 anni. Sì, avete capito bene! Ma di questo parlerò in un altro post, in futuro.

Aggiungo un’ultima cosa sul tanto santificato Protocollo di Kyoto. Ricordando il calcolo di quanto la CO2 influenzi la temperatura globale, e tenendo conto delle riduzioni di emissioni che il Protocollo si prefigge, una sua perfetta attuazione permetterebbe una riduzione della temperatura di pochi centesimi di grado!!!
Il costo? Secondo stime dell’IPCC, che di certo non ha alcun interesse a denigrare il Protocollo, potrebbe essere di 18 quadrilioni (18.000.000.000.000.000 in cifre, 1.8*10^16 in notazione scientifica) di dollari (Alyster Doyle, Reuters, 27 ottobre 2003). Tradotto in percentuali, significa una quantità tra l’1% e il 4.5% del PIL mondiale fino al 2050. Simili cifre significano che, per raggiungere un risultato così esiguo, si spenderanno quantità inimmaginabili di risorse economiche, a tutto scapito dello sviluppo e quindi del progresso necessario a migliorare realmente la qualità della vita (si pensi a macchine più efficienti, auto meno inquinanti ecc.), per non parlare della mancata occupazione.
Per esempio, per quanto riguarda l’Italia, la direttrice dell’International Council for Capital Formation, Margo Thorning ha calcolato che “l’applicazione del Protocollo di Kyoto potrebbe costare all’Italia una riduzione del PIL fino al 3% nel 2025, con una perdita di 280.000 posti di lavoro” (Avvenire, 2 dicembre 2003).

19 aprile 2007

Ipotesi sugli uragani nell'Atlantico

Da quando Katrina ha distrutto mezza New Orleans, si è fatto un gran parlare dell'aumento degli uragani negli ultimi anni, anche se in realtà questo fenomeno sembra circoscritto al solo oceano Atlantico. A tal proposito, mi sembra utile sottolineare due pubblicazioni dell'Università del Wisconsin sull'argomento, giusto per cercare di dare un'idea del livello attuale del dibattito in corso nella comunità scientifica, il quale è ben lontano dalle granitiche certezze che gli ambientalisti e la maggior parte dei mezzi di informazione (e recentemente anche Hollywood) sembrano volerci imporre.
La prima supporta l'ipotesi del collegamento tra riscaldamento globale e aumento dell'intensità degli uragani. Tuttavia, come si ammette nello studio, questa relazione pare verificarsi solo nell'Atlantico, e non negli altri oceani. Dunque si renderà necessario spiegare con nuovi studi il motivo per cui si abbia questa diversa reazione in diversi oceani. Mi sembra ovvio che se la relazione fosse diretta non si dovrebbe osservare una disparità di questo tipo: se il riscaldamento è globale, che senso ha che abbia influenze solo localmente?
Per rispondere o per lo meno dare un'idea di altri possibili fattori coinvolti, può venire in aiuto la seconda pubblicazione di cui parlo, in cui si evidenzia una correlazione tra uragani atlantici e la presenza in atmosfera di polveri provenienti dal Sahara (ritratte nella foto da satellite qui riportata): una maggiore presenza di queste ultime inibirebbe la formazione di cicloni, e vice versa. La cosa, per gli scienziati, ha senso perché la presenza di polveri secche in strati d'atmosfera affievolirebbe il processo di formazione degli uragani, che necessita di calore e umidità.

Naturalmente il dibattito è aperto, e c'è ancora molto da fare prima di capire bene quali siano tutti i fattori in gioco. Chiudo quindi con una raccomandazione: diffidate di chi cerca di vendere certezze, specialmente in un campo difficile e in fase di sviluppo come lo studio dei fenomeni climatici. Chi lo fa è poco competente e onesto, se non in malafede.

18 aprile 2007

Storie di famiglia

Vi rendo nota una notizia che, per un appassionato di Tolkien come me, non può passare inosservata. Esce infatti in questi giorni in Gran Bretagna (e il 17 settembre in Italia) l'ultimo romanzo di Tolkien, intitolato "The Children of Hùrin". A pubblicarlo è Christopher, figlio del più noto padre, che si è basato sulle bozze lasciate da John Ronald Reuel per completare la storia. In realtà già esistono, nel "Silmarillion" in forma più breve e intitolato Tùrin Turambar, e nei "Racconti Incompiuti" in forma più estesa, altre versioni del racconto, che Tolkien stesso dice essere parte di un Lai più lungo, noto come "Narn I Hin Hùrin", cioè appunto "Racconto dei figli di Hùrin". C'è da dire che Tùrin Turambar è una delle storie più belle e drammatiche del Silmarillion, quindi il libro dovrebbe essere molto bello. Vedremo.

Per di più Hùrin è anche mio procugino... ;)

15 aprile 2007

Ararat - Storia di un olocausto

E' stato particolarmente difficile per me trovare il modo di mettere su foglio bianco (seppur elettronico) gli spunti necessari per la realizzazione di questo post e la causa è il fortissimo impatto emotivo che la pellicola, oggetto di riflessione, suscita inevitabilmente nello spettatore.
L'input per la scrittura è giunto con l'uscita dell'ultimo lavoro dei fratelli Taviani "La masseria delle allodole" che ha come sfondo storico il genocidio del popolo armeno da parte degli Ottomani avvenuto nel 1915. Inevitabile per gli appasionati cinefili è il richiamo a un capolavoro della cinematografia canadese del 2002, Ararat, che ha come tema assoluto la medesima crudele vicenda umana e storica a seguito della quale hanno trovato la morte, si suppone, almeno un milione e mezzo di Armeni.
Passando attraverso le storie personali di una catena di personaggi le cui vite intrecciate rivelano parentele più o meno lontane con l'olocausto, il regista di origini armene Atom Egoyan (anche ideatore e sceneggiatore della pellicola) confeziona quest'opera di testimonianza accorata e di inequivocabile denuncia del tentativo di insabbiamento, ancora in corso da parte del popolo turco, riguardo gli atroci fatti accaduti in quella che fu l'antica Anatolia (Turchia orientale), lì dove già nel 451 (ci viene ricordato nel film) il glorioso popolo armeno aveva cacciato i Persiani, affondando saldamente le loro ancore nella storia.
"Ararat" è basato interamente e fedelmente sul libro-diario di Clarence Ussher "An American Physician in Turkey" ("Un medico americano in Turchia") pubblicato a Boston e New York nel 1917 e "tutti gli eventi in esso rappresentati"- precisa il regista - "sono stati verificati attraverso studiosi dell'olocausto, archivi nazionali, racconti di testimoni oculari tra i quali lo stesso Ussher".

La tecnica che Egoyan utilizza è quella del "film nel film", espediente con il quale trasforma la narrazione, che via via si fa sempre più cruda e violenta senza tuttavia svestirsi di un'aura fortemente poetica, in un set cinematografico attorno al quale orbitano i personaggi di questa storia che osservano con crescente tensione e coinvolgimento (climax: l'attore che interpreta Ussher, nelle scene finali del film, mescola spontaneamente mondo reale e realtà cinematografica come se fosse il vero medico) lo svolgersi delle riprese come se stessero realmente assistendo per la prima volta o rivivendo nei loro ricordi la genesi del massacro del loro popolo e la conseguente diaspora che, in qualche modo, ha portato tutti loro, come fosse volontà divina, a trovarsi lì in quel preciso istante.
E' sempre grazie a questa tecnica che il regista rende genialmente anche se stesso protagonista dell'opera e si ritaglia uno spazio importante per poter esprimersi senza dover delegare necessariamente alle battute dei protagonisti la forte carica emotiva delle sue idee.

La triade dei personaggi presentati nell'incipit costituisce la base di lancio indispensabile affinché, dal personale, sia possibile pian piano risalire a ritroso il ramo della storia nazionale e, attraverso la corteccia indurita della libertà violata di una genia, giungere alle radici comuni che rendono i superstiti e le loro successive generazioni indissolubilmente uniti.

Ani è una studiosa di Storia dell'Arte, suo figlio Raffi è un ragazzo che trova lavoro come autista sul set del film di cui la madre è consulente storica (o, come lei stessa si definisce nel film, "fornitrice di un alibi culturale per le vostre licenze poetiche") e Celia è la sua sorellastra, figlia del secondo marito di Ani, e sua compagna, tormentata dall'ossesione che la matrigna sia la causa della morte di suo padre.
Anche Raffi ha perduto il padre, ucciso mentre tentava di assassinare un diplomatico turco. Il tormento che accomuna i due ragazzi nel voler attribuire un significato alla morte dei genitori e la loro conseguente fragilità è ciò che li legherà nel corso della storia.

Il film per cui lavorano Raffi e Ani dovrà raccontare il genocidio attraverso gli occhi dell'allora ragazzo Arshile Gorky (pittore contemporaneo nato a Khorkom, presso Van, nel 1904 e morto suicida a Sherman, Connecticut, nel 1948) e del medico americano Clarence Ussher che si trova in missione nel villaggio armeno di Van proprio nel periodo in cui i Turchi ne hanno circondato i confini. Consapevole di ciò che sarebbe accaduto, Ussher affida una lettera-appello al mondo cristiano nelle mani di due bambini, di cui uno è proprio Gorky.
Caduti nelle mani dei turchi, i ragazzi subiscono la violenza degli oppressori e Gorky, in particolare, assiste impotente alle vessazioni che rimarranno per sempre scolpite nella sua mente e che sublimeranno nel celebre ritratto del 1912 "The Artist and His Mother" (conservato al Whitney Museum, NY), il quale ricopre a tutti gli effetti un ruolo da co-protagonista nella pellicola.

E' infatti estramamente curioso il modo in cui nel film si mescolino episodi di vita dei potagonisti, scene del genocidio (che nel film stesso rappresentano la finzione cinematografica) e visioni dell'artista Gorky, ormai maturo, nel suo studio mentre dipinge il ritratto a partire da una foto scattata prima del massacro, che avrebbe dovuto essere spedita al padre lontano al fine di rassicuralo circa la loro incolumità in quei tempi di terrore.
Il dipinto, come ci spiega la stessa Ani, non è una banale trasposizione della foto, bensì un modo che l'artista ha escogitato per "....risparmiare alla madre l'oltraggio dell'oblio. L'ha sottratta a un cumulo di cadaveri senza volto nè nome, per collocarla sul piedistallo dell'immortalità".
Ani commenta ancora il mazzolino di fiori che nell'opera l'artista stringe nella mano destra davanti a sè e che "simbolicamente" rappresenterebbe un dono al padre. Subito la scena della conferenza di Ani è staccata da quella in cui Gorky è nuovamente nel suo studio. Il suo sguardo si posa su un bottone, appeso alla foto, che l'artista ricorda di aver perduto poco prima che lui e la madre si mettessero in posa e motivo per il quale ella gli aveva suggerito al figlio di portare la sua mano davanti al busto affinché potesse coprire quel difetto. Il significato simbolico cede dunque il posto a un ricordo tenero e fanciullesco.

Memorabile e assolutamente struggente è il dialogo tra Raffi e il regista del film Saroyan (alter ego di Egoyan). Il regista ha appena avuto un incontro con Ali, l'attore di origini turche che nel suo lavoro interpreta l'effendi (essenzialmente un funzionario governativo turco). Quest'ultimo ha cercato in qualche modo di proporre al regista la sua visione degli eventi fornendo un'ottica alternativa a quella del genocidio, suggerendo che in fondo il popolo turco aveva motivo di sentirsi minacciato da quello armeno per via della pressione della Russia sui loro confini orientali e accennando a una preesistente conflittualità tra i due popoli.

Saroyan, la cui madre era una superstite dell'olcausto, non accenna la minima reazione alle parole di Ali e questo per Raffi, che da lontano ha assistito alla scena (questa volta è la scena del "nostro" film), è motivo di indignazione tanto da spingerlo a chiedere al regista spiegazioni in merito.
Saroyan seraficamente gli (ci) spiega: "Qual è la causa ancora oggi di tutto questo dolore? Non è la perdità delle persone care, nè della propria Terra, ma è la consapevolezza di poter essere odiati così tanto. Che razza di umanità è che ci odia fino a questo punto? E con quale coraggio insiste nel negare il suo odio finendo così per farci ancora più male?"

Raffi, nel suo percorso, cercando disperatamente qualcosa che gli dia la possibilità di non dimenticare, si riconcilia con la memoria del padre, il quale aveva sacrificato il suo ruolo genitoriale e di marito per assumere quello di martire per un ideale che solo ora il protagonista può comprendere.

La figura di Saroyan si presenta nel film allo stesso modo con il quale si congeda, assieme a un melograno. Questo frutto ha per il regista un profondo significato. Quando i soldati prelevarono sua madre, ella ne colse uno dal giardino e ogni giorno, durante la deportazione, ne magiava un seme fingendo che fosse un lauto banchetto. Il melograno è dunque per lui simbolo di fortuna ma anche della forza dell'immaginazione che ha reso possibile il suo lavoro.
Compiendo un passo indietro, il film si chiude con la dolcissima immagine della madre di Gorky che, canticchiando una folkloristica litania, cuce spensierata il bottone del suo paltò. E in quella serenità domestica noi spettatori viviamo pesantemente il contrasto emotivo dell'inelutabilità di ciò che sta per accadere e possiamo tentare di dare un significato a quelle mani della madre "incompiute" nel ritratto di Gorky (al quale l'artista lavorò ben dieci anni).
L'incompiutezza è voluta, anzi, probabilmente ricercata cancellando le mani precedentemente già dipinte, quasi a sottolineare l'oltraggio subito e la violazione dell'identità umana attraverso questa "mutilazione".
Buona visione.

13 aprile 2007

Incredible machine

Un video fantastico, indicatomi di recente da un amico.
Solo dei giapponesi potevano concepire una cosa così malata...

11 aprile 2007

Google Earth per "spiare" il Darfur

Ecco un interessante esempio di come la tecnologia possa essere utile alla causa dei diritti umani. Da questa notizia sul sito della Reuters si apprende di un progetto dell' Holocaust Memorial Museum di Washington per la mappatura della regione del Darfur, da effettuare con il noto software di Google. Lo scopo è mettere in evidenza le atrocità compiute in quella regione, per fare in modo che risulti più difficile alla comunità internazionale ignorare coloro che hanno bisogno di un urgente aiuto.

04 aprile 2007

Castronerie

Passato il periodo in cui Gianni Minà e compagnia (Pago Pena, Cumpai Segundo, ecc. ;-) ) dovevano quasi essere in lutto per la possibile dipartita del leader cubano, si è assistito a un ritorno nelle cronache da parte di quest'ultimo, autore negli ultimi giorni di due articoli in cui critica duramente, tanto per cambiare, Bush.
Nel primo di essi egli accusa il presidente degli USA di "condannare a morte 3 miliardi e mezzo di persone" con l'intenzione di utilizzare l'etanolo prodotto a partire dai cereali per ridurre la dipendenza dal petrolio. Quindi, se da una parte dobbiamo sentire gli ambientalisti criticare Bush perché non ha voluto firmare il protocollo di Kyoto, dall'altra si deve sentire un Castro criticare una misura volta a ridurre la dipendenza degli USA dall'oro nero, con conseguente riduzione dell'inquinamento. Della serie: come la fai e la fai, se ti chiami Bush devi essere criticato a prescindere. In tutto ciò, il titolo dell'articolo del Corriere è: "Castro ambientalista", quando condanna un tentativo di ridurre l'uso del petrolio...mah!
Il secondo articolo si pone sulla scia del primo e rincara la dose, arrivando a teorizzare che questa misura, vale a dire la produzione di etanolo, possa significare "l'internazionalizzazione del genocidio"... arimah!

30 marzo 2007

AIDS e HIV

Verso la fine degli anni '80 ero ancora un bambino, e forse proprio per questo ricordo bene l'atmosfera che si respirava quando in tv o a scuola si parlava dell'AIDS. Ricordo le pubblicità, e perfino quella musica un po' angosciante, che a posteriori mi ricorda vagamente la musica della scena della doccia di Psycho. La mia scuola elementare aveva un giardino, e ricordo le raccomandazioni sul pericolo di trovare per terra le siringhe (che effettivamente a volte c'erano) nei dintorni. Ricordo tutti gli allarmismi fatti nei telegiornali riguardo la nuova peste, le interviste a questo o quel medico sui modi di trasmissione, e le stime catastrofiche su quanti italiani ne sarebbero stati affetti entro pochi anni, se non si fosse fatto qualcosa.

A distanza di anni, a volte mi sono chiesto cosa fosse rimasto di tutto il clamore fatto in quel periodo, visto che di AIDS sentivo parlare molto meno, o per esempio quanti fossero i contagi in Italia. Un po' di mesi fa mi sono imbattuto in un sito, che ho ritrovato solo alcuni giorni fa, nel quale trovai molte informazioni interessanti e che pubblicizza alcuni libri, italiani e non, sull'argomento. Essenzialmente, ho scoperto che esiste una corrente di pensiero in medicina molto critica verso le posizioni ufficiali, che poi sono quelle diffuse presso i profani come me, ovvero che il virus dell'HIV sia la causa dell'AIDS. In particolare consiglio di leggere la prefazione al libro di Peter Duesberg, Inventing the AIDS virus, scritta dal premio Nobel per la Chimica del 1993, Kary B. Mullis, poiché mi sembra molto istruttiva.

Io non sono un esperto del settore, e ne ho letto solo alcune parti, ma nelle varie pagine del sito è sempre riportata un'ampia bibliografia con riferimenti a pubblicazioni scientifiche, cosa che depone a favore della serietà di ciò che è riportato.

27 marzo 2007

Cosa cera per terra?

L'ironia che la sorte riesce a mettere in certi avvenimenti mi lascia sempre attonito, oltre che estremamente divertito!
Leggete un po' questa notizia. :)

Motociclisti a terra per la cera del corteo
Una decina di incidenti in corso Venezia, a Milano. Sono dovuti intervenire manualmente gli operatori ecologici

Una serie di incidenti. Uno dopo l'altro. Motociclisti che finiscono a terra per l'asfalto scivoloso. Motivo? La cera lasciata dalle fiaccole utilizzate dai manifestanti che lunedì sera sono scesi in piazza a Milano a favore della sicurezza.
PULIZIA - A rimanere coinvolti in una serie di incidenti sono stati una decina di motociclisti, caduti in corso Venezia nonostante l'intervento, fin dalla mattina, dei mezzi di pulizia dell'Amsa. La cera si è infatti attaccata al manto stradale ed è stato molto difficile staccarla. Sono dovuti intervenire manualmente gli operatori ecologici e il tratto fra piazzale Oberdan e via Senato è stato più volte chiuso e vietato ai motociclisti. Per fortuna, sembra che nessuno si sia fatto male in modo serio.

23 marzo 2007

Del Tempo e della Memoria

Se siete giunti sin qui siete dei viaggiatori.
Seppure inconsapevolmente, sin dalla nascita siete stati equipaggiati dalla natura ad affrontare un viaggio spaziale la cui durata è, ahimé, irrisoria rispetto ai giganteschi numeri cui l’Universo è abituato.
La vostra astronave è speciale, almeno per la durata della vostra vita e per parecchie delle generazioni a voi successive (certo, a meno che “il cielo non ci cada sulla testa”, come direbbe Abraracourcix, capo della mitica tribù di irriducibili Galli…) continuerà il suo moto, autoalimentandosi e provvedendo anche alle vostre esigenze.
Parliamo della Terra, naturalmente, la nostra prima finestra nello spazio. E’ da qui che prendono vita le prime domande dello scienziato curioso che prova a giocare con ciò che sta al di là di questo oblò, mettendoci fuori il naso.
E’ qui, davanti all’ignoto, che prende vita la sete di conoscenza del cosmo e la voglia di poterlo immaginare come lo vogliamo.
“La fantascienza”, dice il fisico britannico Stephen Hawking, ”non è solo un buon divertimento, ma assolve anche a uno scopo serio, quello di espandere l’immaginazione umana”. E, aggiungerei io, non vi è alcun bisogno di essere un grande fisico per poter contare su una fervida e brillante immaginazione.
Lo scienziato suggerisce che in effetti lo scambio tra scienza e fantascienza è bidirezionale e che “la fantascienza di oggi è spesso la scienza di domani” (cfr. “La Fisica di Star Trek”, di L. M. Krauss).
Eppure è proprio quest’ultima che, più della prima, ci stupisce con le scoperte e le teorie più bislacche, al limite (e spesso ben oltre) dell' umana percezione della realtà.
Hawking ci fa ancora notare come l’attribuzione del nome “Black Holes” (letteralmente “Buchi Neri”) da parte di J. A. Wheeler nel 1967 a stelle super-collassate (già previste teoricamente da Oppeneimer come conseguenza della Relatività Generale di zio Albert) abbia fatto sì che su di esse venisse scritto molto più di quanto sarebbe stato fornendo loro un nome più austero, avendo in effetti tale appellativo incrementato di molto la loro valenza figurativa.
Il buco nero è certamente un oggetto fisico, ma la liricità del nome evoca nel lettore un inevitabile luogo sentimentale.
E’ pur vero, ci spiega ancora Hawking, che, spesso, per poter continuare a usufruire dei fondi della “National Science Foundation”, i fisici sono costretti a “occultare” le ricerche di carattere più fantascientifico come i viaggi nel tempo attribuendo loro denominazioni più seriose come “curve chiuse time-like (tipo tempo)”.
E’ stato il matematico viennese Kurt Gödel a sviluppare la teoria matematica (possibile solo e soltanto grazie alla succitata Teoria della Relatività di zio Alby, suo collega a Princeton) che renderebbe possibile (alla lettera uno scienziato cauto direbbe che “non esclude in linea teorica”) il viaggio nel tempo tramite “l’instaurarsi di un circolo chiuso di causalità”.
Il concetto è che se si percorre una curva chiusa a partire da un qualsiasi suo punto prima o poi necessariamente si tornerà al punto di partenza. Se la curva è di tipo tempo, analogamente a ciò che avviene nello spazio, ci si potrà muovere lungo tale curva e ritornare, a un certo punto, all’istante iniziale. Dunque ci si può muovere avanti e indietro….nel tempo!
Permettetemi di aggiungere che è una fortuna che esista lo spazio, con il quale abbiamo una maggiore dimestichezza nel comprendere questi spostamenti materiali, e grazie al quale comprendiamo meglio la materia più eterea di cui ci sembra sia costituito il tempo.

E’ interessante notare come un concetto fisico così essenziale risvegli momenti di vera poesia e di grande impatto sentimentale se solo si prova a pensare a esso in modo più personale.
Nel film diventato già un cult generazionale (e, che sia cult o no, personalmente amo moltissimo….a proposito, grazie Beren per avermelo regalato!!!:-***) “Donnie Darko” di R. Kelly, la teoria del viaggio del tempo, elaborata negli appunti che costituiscono i capitoli dell’affascinante trattato di una vecchia scienziata pazza (e che nello strambissimo menù del dvd è perfino possibile consultare), perde le atmosfere vulcaniane dell’Enterprise per assumere invece una dimensione emotiva, percepibile nell’idea dei tunnel temporali (visivamente una sorta di “lombrichi di luce”) che partono e attraversano i corpi degli amici di Donnie nello strano universo instabile casualmente formatosi dall'altrettanto incredibile incidente con cui la storia si apre. La potenza dell’elemento narrativo sta nella scelta che il protagonista compie tra i due universi possibili che costituiscono la sua realtà. Salverà se stesso o c’è qualcosa che lo porterà a optare per una coincidenza temporale differente?
La mistura assolutamente non banale di scienza e coscienza trova in questa pellicola un’ispirazione geniale. Il tempo come luogo fisico e il tempo come luogo dell’anima.
Ed è ancora il tempo, o meglio la percezione personale che del suo fluire si può avere, co-protagonista indiscusso di un altro movie assolutamente originale “Memento”, di C. Nolan, montato come se fosse un puzzle di cui dover ricomporre i pezzi, un po’ per avvicinarci alla visione del mondo del protagonista. Quest’ultimo, Leonard, a seguito di una misteriosa aggressione, è affetto da un particolare “disturbo” (cito testualmente.."la mia non è amnesia…") che porta la sua mente a “resettare” i ricordi dopo un brevissimo lasso temporale. Egli assume come missione e unica ragione di vita la vendetta dell’assassinio di sua moglie (che lui ricorda morta nel medesimo incidente) e in un meraviglioso monologo (che non riporto interamente perché nulla potrebbe sostituire le atmosfere buie e la musica discreta che timidamente, quasi nel rispetto del dolore di Leonard, fa capolino a sottolineare le semplici e struggenti parole, ciò significa che se non l’avete ancora visto….che fate?Siete ancora lì?:) ) si chiede “Come posso guarire, se non riesco a sentire il tempo?”.
Il tempo è dunque lontano dal ticchettio d’un orologio, assume un connotato assolutamente personale ed è la sensazione che la vita scorra e lasci l’impronta consolatoria e lenitiva nell’altra protagonista di questa intensa pellicola: la memoria.
La memoria è il mezzo che ci permette di registrare emotivamente la fisicità del tempo che passa. Se percorrendo la nostra linea chiusa ci ritrovassimo all’istante iniziale, pur essendo questo istante sempre il medesimo, lo “sperimentatore” avrebbe coscienza di un tempo proprio comunque trascorso. Tale coscienza costituirebbe la memoria della sua impresa. E proprio quando chi scrive questo post è colto dal dubbio di aver mischiato pericolosamente due composti esplosivi, ecco che un consolante ricordo artistico giunge in suo soccorso.
Anche l’eccentrico Salvador Dalì nel suo dipinto “La persistenza della memoria” (più noto volgarmente come il dipinto degli “orologi molli”, 1931) testimonia nel consueto stile surrealista il grande impatto emotivo e il conseguente riverbero anche in campo artistico, che immagineremmo lontano da quello razionale e scientifico, delle novità metriche dello spazio-tempo apportate dalla Teoria della Relatività einsteiniana.
Dalì deforma gli orologi (lo strumento che misura il tempo per eccellenza) per invitare l’osservatore a considerare la dimensione temporale con occhio nuovo e, oltre a ciò, racchiude nello spazio onirico della tela delle vaghe forme, come se la nostra mente registrasse i nostri ricordi in modo non convenzionale, rivoluzionario, come il caro vecchio Albert ci ha insegnato a fare. La deformazione degli oggetti corrisponde a mettere in dubbio che ciò che si ritiene ordinariamente razionale lo sia davvero e il dubbio stesso è lo strumento che ci permette di conquistare un senso in più.
Il tempo, dunque, non è più inesorabile (come il minuto di Kipling nei versi della sua “If”, inteso poeticamente come tempo da dover riempire con “qualcosa che valga sessanta secondi”), ma si piega in questo nuovo spazio e distrugge l’umana illusione di doversi arrendere a esso.