Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

27 marzo 2008

Io sono qui (reprise)

Come un paio di anni fa, ho di nuovo fatto il test su quale sia il partito più vicino alle mie posizioni. Se si vuole capire come funzioni, rimando a questo articolo.


Noto con piacere la mia lontananza da Lega, UdC e i partiti(ni) di estrema sinistra. La quasi totale coincidenza con il PD credo sia da prendere con le molle, in quanto, come si legge nell'articolo che ho linkato, sono il partito che ha più di tutti evaso risposte esplicite sulle domande poste, segno che forse non sono del tutto d'accordo sulle varie questioni.

07 marzo 2008

Grandshow

In questi ultimi giorni la "querelle" Glashow-Carlucci (!!!) ha avuto un ulteriore sviluppo. Di seguito, propongo la lettera che il Premio Nobel (dei due, è il primo) ha inviato alla subrette (dei due, è la seconda). L'ironia dell'ultima frase è semplicemente grandiosa.

Il testo originale in inglese, così come la traduzione, è preso da qui.


Gentile Signora Carlucci:

Grazie per la sua lettera di richiesta per quanto riguarda la pubblicazione di Altarelli et al. su Nuovo Cimento proprio dopo la scoperta di Ting-Richter.

Come lei forse saprà l’affermazione degli autori - che il bosone appena scoperto potrebbe essere un mediatore debole neutro - è falsa. Questo per loro non è motivo di cui vergognarsi. Congetturare è il mestiere dei teorici, e noi spesso troviamo che le nostre stesse congetture sono sbagliate.

Io stesso ho pubblicato più di qualche articolo rivelatosi poi errato. Così accade alla maggior parte dei colleghi. Questo fa parte del gioco!

La pubblicazione di Altarelli et al. è giusto una delle tante pubblicate anche se con interpretazioni false della particella J/PSi. Per sua informazione aggiungo di seguito i titoli di otto pubblicazioni dal primo numero del 1975 del Physical Review Letters. Tutti questi lavori cercano di spiegare la nuova particella. Due sono corretti, uno è ambiguo, e cinque sono completamente sbagliati. Le pubblicazioni false includono due dai Premi Nobel (Schwinger e Yang) e una dal vincitore del Wolf Prize e del National Medal of Science (M. Golhaber). Altarelli et al. sono in eccellente compagnia.

Gli scienziati pubblicano risultati speculativi non perché essi siano veri, ma perché essi potrebbero essere veri. Se si trattengono dalla pubblicazione delle loro speculazioni per paura che esse non possano essere vere, non ci sarebbe progresso nella scienza. Perfino i nostri più grandi eroi, Galileo, Newton e Einstein, hanno pubblicato speculazioni che si sono poi rivelate abbastanza sbagliate.

Posso fornirla di citazioni, se lei desidera controllare le loro competenze scientifiche.


Cordialmente

Sheldon Lee Glashow

22 febbraio 2008

Scontro tra titani



Dopo la vicenda del Papa alla Sapienza, e la lettera inviata al Rettore dell'università da parte di molti fisici, la nomina al ruolo di Presidente del Cnr di uno di questi, vale a dire Luciano Maiani, ha subito un momentaneo arresto. La vicenda si è poi risolta, con la nomina dell'eminente fisico.
Tuttavia, in quei giorni hanno trovato posto le affermazioni dell'onorevole (?) Gabriella Carlucci, che mettevano in dubbio la legittimità della nomina, e soprattutto la chiara fama del fisico in questione, tirando in ballo anche una presunta opinione negativa del Premio Nobel Sheldon Glashow, col quale Maiani elaborò il cosiddetto modello GIM (Glashow-Iliopoulos-Maiani).
In questa pagina trovate gli articoli in ordine cronologico, con il botta e risposta tra la Carlucci, sempre vicina al mondo dello spettacolo, e Glashow, con in aggiunta un interessante commento del Prof. John Iliopoulos sullo stato delle cose in quegli anni.

30 luglio 2007

Mele? no, frutti del melo!

Da qualche giorno meditavo di scrivere un post che dicesse ciò che era già evidente, ovvero che il blog (esso, almeno) va in vacanza per un po', complice anche il fatto che tra pochi giorni non mi sarà quasi più possibile connettermi per qualche settimana. Le ragioni per cui non sto più scrivendo sono più d'una, dal lavoro a motivi personali legati al precedente post di Luthien...

Ma non divaghiamo, ciò che mi spinge a scrivere quello che forse sarà l'ultimo post prima delle vacanze è la dichiarazione di un politico, che ho letto sul sito del Corriere: alla domanda se avesse pagato una prostituta, ha risposto, con una faccia da fondoschiena non indifferente:
Pagata... non proprio. Le ho fatto un regalo, una somma in denaro...
Già da sola, vista la mia predilezione per le affermazioni e/o situazioni al limite dell'assurdo (o dell'assurdamente stupido), si sarebbe meritata un posto in questo blog, che di cose simili ne ha già ospitate parecchie. Se non che, a queste si uniscono motivazioni che vanno più nel personale (ma che non spiegherò esplicitamente) che mi spingono a dare risalto a questa notizia.
Perché il politico in questione mi era già noto da diversi anni, dal momento che è stato più volte eletto nel paese di mio padre nonostante abbia avuto già a che fare con la legge, essendo ancora in corso un processo per aver riciclato al casinò denaro proveniente da mazzette.

E dal casinò al casino, il passo è breve...

31 maggio 2007

Legami tra Italia e Sudan

Segnalo un articolo non recente, ma che spiega alcuni risvolti interessanti della situazione del Sudan.

Petrolio e politiche di guerra
La lunga storia di guerra sudanese sembra non doversi ancora concludere, nonostante l’incoraggiante pace siglata il 26 maggio 2003 tra governo e ribelli del Sudan people's liberation movement / Army (Splm/A) - protagonisti di ventun anni di conflitto nel sud - e il protrarsi del cessate il fuoco.

Dal febbraio 2003 nel Darfur altri due gruppi ribelli - l’Esercito/movimento di liberazione del Sudan (Sla/m) e il movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) - combattono contro Khartoum, accusato d’averli estromessi dalle trattative di pace e di sostenere le milizie arabe janjaweed, responsabili di violenze contro la popolazione nera in Darfur.
Punto focale delle trattative la spartizione dei proventi petroliferi dei giacimenti del Sud Sudan.

"Mentre nel Darfur infuriano le violenze, c’è chi con il regime al potere in Sudan fa buoni affari in campi come il petrolio, le armi, le tecnologie sensibili: dalla Cina alla Malaysia, dall’Iran alla Russia, dal Canada alla Gran Bretagna. E, non per ultima, all’Italia, che risulta il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese". Così Francesco Terreri, collaboratore di Nigrizia, in un’analisi pubblicata da Microfinanza, in cui evidenzia i principali interessi economici internazionali che ruotano attorno al paese africano. Con lui abbiamo cercato di approfondire ulteriormente questi temi.

La storia del Sudan come produttore di petrolio è una storia piuttosto recente e, fino a pochi anni fa, legata all’Italia…

L'Italia, con l’Eni, fu tra i primi paesi ad effettuare ricerche nel paese, negli anni ’50. Si trovarono i primi giacimenti, che però non riuscivano neanche a soddisfare il mercato interno. Il Sudan appare come paese esportatore solo dal 1999, anno del decollo della produzione grazie allo sfruttamento del più importante bacino estrattivo, quello di El Muglad, 800 km a sud-ovest di Khartoum.

Nasce la prima aggregazione di interessi in mano al consorzio cinese-malaysiano Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnpoc), che detiene complessivamente il 70% del capitale. La compagnia statunitense Chevron, così come l’italiana Eni, abbandona, lasciando spazio ad una società privata canadese, la Talisman Energy - che subentra con il 25% -, mentre il restante 5% è della Sudapet, in mano al governo.

Secondo un rapporto diffuso dal ministero dell’Economia di Khartoum gli Emirati Arabi sono oggi tra i principali investitori in Sudan, in particolare nel settore petrolifero…

Gli Emirati Arabi sono tra i primi investitori perché, oltre che produrre petrolio in proprio, costituiscono una sorta di "centro di servizi" che si occupa del collocamento dei prodotti petroliferi sul mercato. Circa un terzo delle importazioni negli Emirati sono poi riesportate. È una funzione di broker che si pone anche in concorrenza alla consolidata posizione in questo senso occupata dalle grandi imprese statunitensi.

La Chevron ufficialmente ha abbandonato il Sudan. Che interessi hanno quindi gli Stati Uniti nel paese?

L’interesse statunitense, a mio avviso, non consiste, in Sudan come in Iraq, nell’appropriarsi fisicamente dei pozzi, ma nel preoccuparsi che "governi ostili" non inceppino i meccanismi generali del mercato del petrolio.

E l’Italia che ruolo svolge?

L’Italia è stata, come detto, tra i primi paesi ad effettuare prospezioni in Sudan. Dopo quelle negli anni ’30 della Shell e negli anni ’50 di Mobil e Total, fu l’italiana Agip ad avviare le ricerche nella seconda metà degli anni ’50. L’Agip Sudan proprio nel 1999, quando cominciavano a emergere i primi risultati, è stata venduta a compagnie private dell’Africa orientale. Oggi però l’Italia è il terzo acquirente di petrolio sudanese.

Continua a leggere.

02 maggio 2007

Rivera mazzolato

Polemiche dopo le battute sulla Chiesa fatte da Andrea Rivera sul palco del concerto del Primo Maggio. A dissociarsi completamente sono sia i leader dei sindacati (che organizzano il concerto), sia l'organizzatore Marco Godano, mentre l'Osservatore Romano parla addirittura di terrorismo (!!!). Doppiamente assurda anche l'obiezione di Bonanni della Cisl, secondo cui "il concerto del Primo Maggio non è il luogo adatto per fare politica..."; prima di tutto perché da sempre al concerto si fa politica, e secondo perché la Chiesa della politica in teoria non farebbe neanche parte...
E dire che Rivera ha semplicemente detto cose vere, non ha inventato assolutamente niente; anzi, trovo che abbia fatto benissimo a sottolineare l'ipocrisia di certe decisioni delle gerarchie ecclesiastiche, come nel caso di Welby, o sull'evoluzione della Chiesa. Certo, a smentirlo sulla seconda ci sarebbe la fantastica notizia secondo cui il Limbo è stato abolito. Eh già, non esiste più!
Ma comunque, in tutto ciò passa sotto silenzio la battuta migliore, forse proprio perché accusa i media stessi: "Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni, 16 anni di carcere. Stop al televoto!"
Se anche per una semplice questione di libertà di espressione (su cose vere) si deve assistere a queste polemiche e guerre verbali, c'è da rimpiangere alcune vecchie dispute calcistiche...

ps: per la cronaca, ricorderei che nel concerto del 1991 gli Elio e le Storie Tese furono letteralmente censurati e oscurati durante la loro esibizione, vedi qui. Come dire, fai pure l'alternativo, basta che rimani sul generico.

20 dicembre 2006

A proposito di questione morale

Dal sito del Corriere:

Si dimette il commissario anticorruzione

Gianfranco Tatozzi ha scritto una lettera a Prodi: «Decisione irrevocabile». Domani in conferenza stampa spiegherà i motivi

Con una lettera inviata al presidente del Consiglio, l'Alto Commissario per la lotta alla corruzione, Gianfranco Tatozzi, si è dimesso. Una decisione che lo stesso Tatozzi definisce «irrevocabile» e che avrà corso a partire da domani (mercoledì, ndr), quando spiegherà i motivi del suo atto di protesta con una conferenza stampa che ha indetto alle 12 nella sede di piazza San Lorenzo in Lucina, a Roma.

«SPIEGAZIONi» - Tatozzi, che guida dal 2004 l'ente nato per prevenire e contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione, ha inviato una lettera di dimissioni a Prodi di poche righe, senza spiegare i motivi del suo gesto: «Le spiegazioni - si limita a dire all' Ansa - le darò all'opinione pubblica», nel corso della conferenza stampa durante la quale farà anche un bilancio della sua attività.

RISCHIO CHIUSURA - Ma i motivi dello scontento dell'alto commissario Anticorruzione si comprendono da quanto sostenuto appena due giorni fa, quando - in coincidenza con le polemiche suscitate dalla norma contenuta nel maxi-emendamento alla finanziaria che avrebbe comportato una sorta di 'colpo di spugna' per i reati contabili - Tatozzi lamentava una «insensibilità alla lotta alla corruzione» e metteva in guardia dal rischio di chiusura dell'organismo da lui guidato. Tatozzi ha più volte puntato l'indice contro «i reiterati e ostinati tentativi» di arrivare alla soppressione dell'alto commissario Anticorruzione. Un primo tentativo, poi fallito, era riconducibile al ddl Nicolais sulla semplificazione che prevedeva la cancellazione della struttura guidata da Tatozzi. Ma il rischio imminente di chiusura è ora rappresentato - ha più volte lamentato Tatozzi - dall'art.29 del decreto Bersani, che prevede la chiusura degli enti che entro il prossimo 4 gennaio non provvedano a un riordino con Dpr. «Non c'è sicuramente tempo per noi - aveva detto all'Ansa Tatozzi - questo è un tentativo silente e surrettizio per cancellare l'alto commissario Anticorruzione».

Qualche giorno fa Tatozzi aveva rilasciato un'intervista, che trovate qui, sui tentativi da parte dell'attuale governo di smantellare l'Alto Commissariato per la lotta alla corruzione.

17 ottobre 2006

Italia nel Consiglio di Sicurezza

Finalmente ieri l'hanno detto: l'Italia siederà provvisoriamente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU.
La notizia non è per me una novità, dal momento che i blogger di Italian Blogs for Darfur, me compreso, già lo sapevano da alcune settimane!
E già da un po' di tempo si stanno impegnando per contattare personaggi dello spettacolo e politici vari e raccogliere le loro adesioni all'appello.
Data la notizia, l'iniziativa assume ancora maggiore significato, perché sensibilizzare i nostri politici sul tema significa contribuire a portare nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU una voce in più che spinga per la risoluzione del massacro.

05 maggio 2006

Cari pacifisti, anche le armi possono fermare i massacri

Avevo promesso in un commento al post precedente che avrei riportato una lettera aperta di Adriano Sofri indirizzata a Gino Strada, comparsa su "La Repubblica" il 15 ottobre 2002. Ecco il testo.

CARO Gino Strada, voglio litigare con te, di brutto. Sarebbe meglio farlo di persona, nel Panshir, magari a Pinerolo: peccato. Ma tu sarai così generoso da litigare senza scrupoli, come se fossimo tutti e due a piede libero, in un autogrill. Comincerò con l'elogio dello sminatore, che in questo momento storico è il mio eroe. Ne ho appena visto uno in tv, militare di professione, ora smina da volontario coi miei amici di InterSos in Afghanistan. Ne conobbi altri. Una giovane donna, in Bosnia - là si chiama diverzant, lo sminatore - mutilata, temeraria. Voleva salvare vite, dicevano di lei che volesse morire. Ho sentito dire di campioni dello sminamento, che erano stati in passato collocatori di mine: gente che tornava sui suoi passi, come dovrebbe fare l'umanità intera. Fin qui siamo d'accordo, anzi, tante cose le ho imparate da te. Ora lo sminatore - la sminatrice volontaria - è dunque il mio eroe: tuttavia bisogna che qualcuno si occupi della questione generale, di mettere al bando le mine, la produzione, lo smercio, l'impiego eccetera.

Proprio tu ti impegnasti in questa campagna generale. Si striscia a disinnescare o a far brillare una mina dietro l'altra, per milioni e milioni di mine; si cura un mutilato dopo l'altro, si fabbrica una protesi su misura dietro l'altra - ma bisogna pure provare a interrompere, almeno a ridurre, la guerra, posatrice di mine e avida di mutilazioni. Tu curi la gente, e quanto alla questione generale, la guerra, che aborrisci, ti affidi all'educazione alla pace. Fra la mirabile cura chirurgica delle vittime di ogni colore, e un'umanità ricreata dall'educazione alla pace, c'è, a esser molto ottimisti, un enorme intervallo. È su questo intervallo che voglio litigare.

Nella guerra, le guerre, afgane, più lunghe di quella di Troia, tu curavi la gente: ti chiedevi chi e come potesse far finire la guerra? (Non è una domanda retorica: non lo so davvero. Non lo ricavo neanche dal tuo bel libro: "Buskashi"). Non era certo affar tuo; forse credi che nessuno possa far niente per far finire le guerre, e che si possa solo curare, operare, sminare. Il problema nasce quando qualcuno prova a far finire la guerra. In Afghanistan non ci ha provato nessuno, a lungo: l'hanno combattuta ed eccitata, ognuno dalla sua parte, ogni potenza dalla sua parte, finché una specie di stallo ha consegnato gran parte del paese al truce fanatismo Taliban. Stato-non Stato, tirannide brutale contro donne e bambini, territorio infeudato a un'Internazionale del terrore.

Bisognava o no che qualcuno si ponesse il problema di metter fine alla tirannia dei Taliban? Di strappare la frusta dalle mani degli squadristi? Prima dell'11 settembre, anni prima, io battevo le mani al lavoro afgano tuo e dei tuoi, e del dottor Cairo, e pensavo che la comunità internazionale dovesse intervenire a riportare le condizioni minime della convivenza civile in quel paese. Non sapevo come; condivisi l'illusione che Shah Massoud fosse il leader da sostenere. Massoud venne in Europa a chiedere aiuto, ignorato. Non era l'eroe senza macchia, benché fosse un eroe. Pensavo che la condizione delle donne equivalesse a uno smisurato campo di concentramento e di torture. Che si fosse nel caso in cui guerra e oppressione non sono state prevenute, e c'è bisogno urgente di soccorso. È così nella cura per la salute e la medicina, no? C'è un'educazione alla salute, c'è una medicina preventiva, c'è, quando si sia a quel punto, il ricorso alla chirurgia. Le persone possono trovarvisi, che abbiano gozzovigliato o seguito una dieta salutista, che si siano educate alla prevenzione o che abbiano creduto all'omeopatia: e però ormai devono affidarsi al chirurgo. E i paesi, i popoli? Nel tuo Afghanistan non successe niente.

Non gliene fregava niente a quasi nessuno. Poi c'è stato il 9 settembre, l'assassinio di Massoud, e poi l'11 settembre. L'amministrazione americana - e la coalizione adunata attorno a lei col mandato dell'Onu - ha additato in Al Qaeda (che l'ha rivendicato) l'autrice dell'assalto a Manhattan e a Washington, ha preteso la consegna di Bin Laden, è intervenuta militarmente contro l'Afghanistan del mullah Omar. Ogni volta che si ricorre alla forza, tu dici, le vittime sono i civili innocenti. Ma in Afghanistan da anni e anni i civili innocenti erano vittime di guerre. Tu lo sapevi meglio di chiunque: li ricoveravi, li operavi. Nell'Afghanistan del dopo 11 settembre, non-Stato escluso dall'Onu, infeudato ad Al Qaeda, bisognava intervenire? Bisognava impegnare le proprie energie perché il modo di intervenire fosse il più rispettoso della vita e della dignità umana, o opporglisi comunque come a un'infamia bellicista?

Credo questo: si può fare obiezione a qualunque decisione che, anche col proposito di salvare vite umane in numero ingente, sacrifichi la vita di innocenti, fosse pure un solo innocente. Questa obiezione di coscienza può segnare insuperabilmente il convincimento morale di un singolo individuo. Non quello di un responsabile pubblico, un militare o uno statista. Un responsabile pubblico misura relativamente la sua morale, che, per essere relativa, non è meno rigorosa. Non si illude di escludere in assoluto il sacrificio di vittime innocenti, ma vuole ridurne al minimo il rischio. Non ammazza né tortura prigionieri, anche i più colpevoli. Rifiuta, in Palestina, di far esplodere una vettura sulla quale, con un pericoloso capo terrorista, viaggiano persone innocenti, e dei bambini. Non ammette che, in nome del pericolo probabile ma futuro, si sacrifichino oggi degli innocenti. Apprezza l'incolumità della gente del "nemico" come quella della propria gente.

Questo era il problema imposto dall'intervento in Afghanistan, e in qualunque altro luogo del mondo. Opporsi in assoluto a ogni ricorso internazionale alla forza equivale esattamente a negare l'esistenza di una polizia entro i confini di uno Stato. Solo il pregiudizio, e l'abitudine, impediscono ancora di vederlo.

L'intervento in Afghanistan è avvenuto. È costato lutti evitabili e delitti cercati, ai civili e ai combattenti. Ti domando: i civili colpiti oggi in Afghanistan sono più numerosi o molto meno? Gli arti mutilati sono più o meno? Le mine collocate sono più o meno? Si mettono nuove mine o si smina? Le frustate alle donne sono più o meno?

È vero, secondo una quantità di fonti attendibili, che la maggioranza delle donne indossa ancora il burqa. A Herat, è stato ripristinato l'obbligo. A Kandahar, lo portano pressoché tutte. A Kabul sono numerose quelle che se ne sono sbarazzate. Ti domando: quelle che possono scegliere di non indossarlo sono molte di più o no? Tu sei arrivato a dire che le uniche donne senza burqa sono pagate dai fotografi occidentali! Affermazione enorme, se fosse vera, e degna di verifica. Intuisco quanto ti stia a cuore quel paese. Ma allora: perché la - precaria, difettosa, mediocre - liberazione di Kabul non viene festeggiata con le lacrime agli occhi da te e da tutti noi? Perché nelle cose che dici e nell'espressione del tuo viso, al contrario, sembra di leggere un rammarico? Un rimpianto per la Kabul com'era? Perché il ritorno di due milioni e passa di profughi in Afghanistan non viene salutato con le lacrime agli occhi?

Non smetto di chiedere perché i convinti pacifisti che non mossero un dito per liberare Sarajevo dall'assedio (il più lungo della storia moderna, più che a Leningrado) e dallo stillicidio delle bombe e dei cecchini, e anzi proclamarono la loro opposizione attiva a un intervento militare internazionale che sbloccasse l'assedio, e profetizzarono lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, quando quell'intervento avvenne, con gli aerei della Nato, e in pochi giorni, e senza vittime innocenti, sbloccò l'assedio e liberò Sarajevo, non festeggiarono con le lacrime agli occhi? Non era la pace, si sapeva, lo sapevo: era solo (solo!) la fine del massacro quotidiano. L'interruzione del massacro, vegliata, ancora oggi, dalla polizia internazionale. Sono innumerevoli i posti della terra in cui si può pregare per la pace, ma per interrompere i massacri occorre mettere in campo una forza armata internazionale, e tenercela. E magari farle patrocinare libere elezioni, come a Timor est.

Sono contrario alla guerra minacciata contro l'Iraq e alla sua filosofia, e spaventato dalla sua ignota modalità. Ma mi sembra pazzesca l'assimilazione fra Saddam Hussein e Bush, che tu proclami a muso duro. Pazzesca l'indifferenza alla democrazia, per formale e imperfetta e violata che sia. Alla distanza fra governi eletti a suffragio universale e sanguinarie dittature assirobabilonesi. So darmene solo una, ma inadeguatissima, spiegazione. Io credo che la - brutta, difettosa, violata - democrazia debba essere la condizione della convivenza civile in ogni parte del globo.

Tu forse pensi - come certi etnologi relativisti che non sono ancora tornati a casa, come i leader cinesi, come i capi tribali patriarcali, come i fedeli della sharia - che la democrazia sia il pregio o il tic di un pezzetto di mondo, e sia fuori posto e disadatta a tanta altra parte del globo. Non riesco a capacitarmene, e mi spaventa. Mi spaventano le persone che mi sono care, note e ignote, che ripetono generosamente di essere sempre e comunque contro l'impiego della forza. Si sono dimenticate di Auschwitz, e non hanno voluto imparare dov'è Srebrenica, e che cosa è successo, e quando.

29 aprile 2006

Questa sì, che è bella!

Roma, 28 apr . - (Adnkronos/Ign) - La procura di Roma, nella persona del pm Nicola Maiorano, ha iscritto nel registro degli indagati il segretario del Pdci Oliviero Diliberto e l'eurodeputato dello stesso partito Marco Rizzo per istigazione a delinquere e oltraggio alla pietà dei defunti. A riferirlo è l'avvocato Luciano Randazzo, che spiega come l'indagine sia partita dalla denuncia del presidente dell'Associazione vittime del terrorismo Bruno Berardi. L'iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto visto che Berardi nella denuncia, che era relativa al corteo pro Palestina organizzato a Roma lo scorso febbraio nel corso del quale alcuni manifestanti avevano urlato lo slogan '10, 100, 1000 Nassiriya', aveva espressamente chiamato in causa Diliberto e Rizzo.

Ora, non credo che ci sarà un seguito a questa azione legale, ma mi fa almeno piacere sapere di non essere l'unico a provare un certo fastidio per quei cori, al punto da arrivare a una denuncia.

11 aprile 2006

E' finita!!!

Credo che, al di là dell'oggettiva importanza di queste elezioni, sia questo il mio primo pensiero. Non ne potevo più di questa campagna elettorale, e delle bassezze a cui si sono ridotti i due candidati. Figurarsi il mio timore quando si profilava la possibilità di rifare le elezioni, vista l'apparente situazione di pareggio.
Rimane il fatto che, con la maggioranza ottenuta all'ultimo momento grazie ai voti dall'estero, il centro sinistra avrà davvero grossissime difficoltà di governo, vista l'endemica litigiosità della coalizione. In effetti non capisco proprio cosa festeggiassero ieri sul palco, anzi, mi pare non poco probabile che il governo non regga per tutta la legislatura. Ci sarebbe da scommetterci.
Oltre a queste considerazioni, val la pena di osservare che i sondaggi alla fine si sono rivelati essenzialmente sbagliati, laddove prevedevano una tranquilla vittoria dell'Unione, e paradossalmente, il sondaggio (per quel che ne so) che si è avvicinato di più al risultato finale è stato quello, tanto criticato, svolto da una società americana prontamente screditata dai nostri media (non so se a ragione o a torto) e commissionato da Berlusconi, che io stesso avevo commentato qui, ma dal solo punto di vista dell'affidabilità statistica.
Per il resto, la mia unica preoccupazione in caso di vittoria dell'Unione riguardava la politica estera in Medio Oriente, e in generale il problema dei rapporti con l'Islam, nel senso che non mi piace la strisciante connivenza con il terrorismo presente in molti esponenti di quella parte politica. Vedremo.

16 marzo 2006

Io sono qui

Ho fatto il test Voisietequi,

Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

e questo è il risultato:


Il risultato mi incoraggia, perché era più o meno quella la mia intenzione di voto. Mi preoccupa invece la vicinanza all'Italia dei Valori. PAURA!!!

14 marzo 2006

L'oligarchia al potere

Ho trovato un articolo sulla legge elettorale che ne mette bene in evidenza alcuni aspetti che mi lasciano molto perplesso, quando ho saputo le modalità di votazione.

Con l’approssimarsi delle elezioni del 9 aprile, molti si stanno chiedendo per chi voteranno mentre moltissimi già hanno deciso di non recarsi alle urne. La gran parte degli italiani e delle italiane andrà al voto nella convinzione di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento. In realtà i deputati e i senatori sono già stati designati dai capi partito in base al posto che occupano nelle liste elettorali.
La faziosità di troppi giornalisti e altrettanti magistrati aggrava il clima da guerra civile scatenato dalle due coalizioni, incapaci di contrapporsi con il dialogo e proposte concrete. I litigi tra i leaders dimostrano la effettiva mancanza di progetti unitari, le violente manifestazioni nelle strade alimentano il sospetto che ancora troppa ipocrisia si celi dietro i partiti dell’estrema, frettolosamente traghettati alla democrazia rappresentativa.
Credo sia doveroso da parte di chi, da tempo, si batte per una democrazia più matura e ha la fortuna di scrivere su un giornale davvero libero, denunciare l’eccesso di potere della oligarchia dominante dei capi-partito, di destra e sinistra, con il supporto di alcune argomentazioni, ignorate da troppi organi di informazione, a proposito della nuova legge elettorale e di alcune norme collaterali, approvate dal Parlamento italiano e sottoscritte dal Presidente della Repubblica.
a) La nuova legge elettorale che sostituisce al sistema maggioritario, voluto dal popolo italiano, il sistema proporzionale senza preferenze, premia l’oligarchia già al potere e aumenta l’arroganza dei partiti politici, grandi e piccoli, in modo del tutto trasversale. Ciascun partito infatti ha potuto stendere una propria lista di aspiranti deputati e senatori, con i leaders di partito capolista.
Grazie al nuovo sistema, il voto popolare si riduce ad una croce da apporre solo sul simbolo del partito scelto. Avranno maggiori chances di sedere al Parlamento italiano non i candidati più votati ma quelli collocati più in alto nelle liste. La scelta è già stata fatta in precedenza dal partito con criteri scarsamente attinenti al merito, alle capacità e alla competenza. Da mesi in ciascun partito era in atto la corsa di aspiranti parlamentari per occupare i primi posti delle liste come i più sicuri.
Eliminate le preferenze, scansate le quote rosa ci domandiamo con che faccia i nostri oligarchi parlano di rappresentanza. Questo sistema fa comodo alla destra come alla sinistra. Ogni partito politico, grande e piccolo, ne trae vantaggio. E non si ricordino le primarie perché tutti sappiamo che sono state una farsa all’italiana. Anche in quel caso i contendenti erano soltanto leaders di partito.
b) Prima di chiudere la legislatura, il 2 febbraio 06, in tarda serata, la maggioranza votò in gran fretta nuove norme a favore dei partiti (assente in aula l’opposizione ma gli assenti, si sa, hanno sempre torto). Si tratta di norme inserite all’ultimo minuto nel maxi-emendamento al decreto sulla proroga di alcune scadenze di legge. Tali norme prevedono una pioggia di denaro sui partiti ( sotto forma di aumento a dismisura del rimborso percepito dai partiti per ogni voto ricevuto) con la possibilità di ottenere contributi anonimi, come “donazioni”, sino a 50.000 euro e soldi dallo Stato anche in caso di interruzione di legislatura.
Il che significa che ogni nostro voto porta denaro al partito e che l’aspirante candidato quanto più “dona” al partito tante più probabilità ha di essere collocato in cima alla lista (nell’età dell’assolutismo si chiamava compra-vendita delle cariche pubbliche).
c) Lo Stato ha elargito a pioggia pochi giorni or sono alla stampa di partito più di 200 milioni di euro (circa quattrocento trenta miliardi di lire!), ivi comprese le grandi testate “indipendenti” come rimborso spese per la carta. In questo modo si alimenta la sopravvivenza di troppi giornali di parte che, anziché promuovere nei cittadini e nelle cittadine la consapevolezza dei limiti di un sistema scarsamente democratico, alimentano il clima già rovente di guerra civile.
Direttori e giornalisti si schierano in modo indecente a fianco delle coalizioni da loro prescelte senza argomentazioni fondate se non le proprie personali convinzioni! E non si chiami ad esempio la stampa anglosassone perché là il sistema elettorale è davvero rappresentativo e gli elettori sono chiamati ad eleggere persone in carne ed ossa, eletti dal basso e non un’accozzaglia di partiti e partitini.
Tutte queste considerazioni conducono alla definizione del seguente giudizio politico: la democrazia italiana, dominata da una casta chiusa di uomini politici, è diventata una oligarchia. Chi si prende la responsabilità di risanarla davvero in senso rappresentativo avrà il mio voto.

07 marzo 2006

L’indignazione a corrente alternata

Riporto un articolo di Magdi Allam dal Corriere della Sera del 20 febbraio scorso. Lo so, è un po' vecchio, ma meglio tardi che mai.


Ora che facciamo? Chiederemo scusa al presidente nigeriano Olusegun Obasanjo perché le vignette su Maometto hanno provocato la collera dei musulmani sfociando nel massacro di 16 cristiani e la distruzione di 11 chiese? O forse quei cristiani e quelle chiese non meritano lo stesso riguardo riservato alla trentina di musulmani finora uccisi nel mondo, da forze dell’ordine musulmane, per impedire loro di compiere ulteriori atti di vandalismo e di terrorismo?

D’altro canto chi di noi sa che negli ultimi cinque anni circa seimila cristiani sono stati trucidati nel nord della Nigeria dove è in vigore la sharia e Bin Laden è un eroe? Ammettiamolo: l'Occidente si scandalizza solo quando viene messo, a torto o a ragione, nei panni del carnefice e solo quando le vittime, reali o presunte, sono dei musulmani. Aquesto punto il cardinale Bertone dopo aver auspicato che Calderoli sia condannato ai lavori forzati in Cirenaica, potrebbe completare il processo salvifico dell’Occidente raccomandando a tutti i cristiani almeno un mese di penitenza e di esercizi spirituali.

I governi dei Paesi musulmani hanno sbagliato attribuendo prima alla Danimarca, poi all’Unione Europea, quindi all’Occidente, infine all’insieme della cristianità la responsabilità casomai soggettiva dei singoli vignettisti danesi. Ma i governi occidentali hanno commesso un errore speculare rifiutandosi di individuare, e possibilmente sanzionare, le responsabilità soggettive di chi ha istigato all’odio, ha condannato a morte mettendo cospicue taglie sulla testa dei vignettisti, ha dato l’ordine di assaltare, incendiare, saccheggiare ambasciate e chiese. All’opposto l’Occidente ha maturato il convincimento che l’ondata di violenza sia una reazione automatica e giustificata da parte di un blocco monolitico chiamato arbitrariamente «Islam». Di fronte al quale per paura, viltà e collusione ideologica si genuflette e chiede perdono, assumendosi la responsabilità degli atti di violenza e di terrorismo commessi dagli altri contro i beni e le vite occidentali e cristiane.

In questo contesto l’Italia primeggia nell’offesa, non all’Islam, ma alla propria credibilità come Stato sovrano e alla nostra dignità come cittadini liberi. Questa classe politica, governo e opposizione, sta sbagliando tutto genuflettendosi davanti a Gheddafi. Un folle tiranno che prima ha aizzato i libici ad aggredire gli italiani, poi ha ordinato di sparare su una folla trattata come carne da macello, infine ha proclamato un giorno di lutto nazionale e assegnato un posto certo in Paradiso agli undici morti elevandoli al rango di «martiri». Ma ci rendiamo conto che ci siamo affrettati e affannati a chiedere scusa a Gheddafi per un attentato terroristico al nostro consolato a Bengasi di cui lui è l’unico vero responsabile?

In questo contesto le vignette su Maometto considerate blasfeme, e la provocazione di un ministro italiano certamente irresponsabile, risultano solo strumentali a una deliberata e annosa strategia di Gheddafi incentrata sul ricatto e il condizionamento dell’Italia. In questa tragica e umiliante vicenda Berlusconi si è fatto dettare la linea da Pisanu, che a sua volta si è fatto dettare la linea da Gheddafi. Mi spiace ma io non ci sto: mi va bene che Calderoli venga licenziato, ma non per ordine di Gheddafi.

Rendiamoci conto che da questa crisi l’Italia potrebbe uscire come un Paese a sovranità limitata. Solo che a limitarla non è una superpotenza occidentale con cui condividiamo la stessa civiltà, bensì un piccolo Stato del Terzo mondo sottomesso a una dittatura illiberale. E pensare che è stata proprio l’Italia, insieme all’allora presidente della Commissione europea Prodi, a prodigarsi per accreditare una verginità politica a un tiranno costretto dall’Onu a una lunga quarantena per la responsabilità diretta, da lui ammessa versando milioni di dollari di indennizzo, nella strage dei passeggeri degli aerei della Pan Am nel 1988 e dell’Uta nel 1989. Ebbene credo che sia arrivato il momento di assumere seriamente una strategia energetica che ci affranchi dalla schiavitù del petrolio e del gas, di cui proprio dalla Libia attingiamo un terzo del nostro fabbisogno.

E liberiamoci dal pregiudizio che appiattisce i musulmani alla sola sfera religiosa. Non esiste l’homo islamicus. Il ministro degli Esteri Fini non si illuda di risolvere la crisi recandosi in visita alla moschea di Roma. Solo una minoranza di musulmani frequenta le moschee. I gestori delle moschee non sono delle autorità religiose, non rappresentano i musulmani. A maggior ragione in Italia dove il vuoto legislativo e il «volemose bene» hanno acconsentito a imam autoeletti e a sedicenti «comunità islamiche» di controllare la gran parte delle moschee. Dopo esserci spezzata la schiena a furia di scusarci per le vignette considerate blasfeme, come ci comporteremo quando alla prossima tornata l’Italia verrà accusata di offendere l’Islam perché, ad esempio, discrimina le scuole coraniche o il marito poligamo?
Magdi Allam

23 febbraio 2006

Fermate i deliri di questo pazzo

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha accusato Israele e gli Stati Uniti di essere responsabili della distruzione della moschea di Samarra.

"La distruzione della moschea sciita in Iraq sarebbe "opera dei sionisti e degli occupanti", ha dichiarato Ahmadinejad, parlando a una folla di migliaia di persone durante un viaggio nel sud-ovest del Paese. E ha aggiunto riferendosi alla forza multinazionale sotto comando americano: "Hanno invaso la moschea e l'hanno bombardata perché sono contro Dio e la giustizia".
"Queste attività passive sono atto di un gruppo di sionisti sconfitti e degli occupanti che intendono colpire la nostra fede". Il discorso del presidente è stato ritrasmesso in televisione. E riferendosi agli Usa, Ahmadinejad ha aggiunto: "Sappiate che un simile gesto non vi salverà dalla rabbia delle nazioni musulmane".

Solo RaiNews24 poteva riportare le sue dichiarazioni senza neanche un commento e come se fosse una cosa seria...

20 febbraio 2006

Modena non è la Val di Susa

Da Il Giornale del 3/2/2006:

Ennio Bonilauri, fino all'anno scorso sindaco di Prignano (Modena), ha provato sulla sua pelle la disparità di trattamento della magistratura emiliana. Alcuni anni fa si è comportato proprio come fanno oggi i suoi colleghi della Val Susa: si è schierato contro un'opera pubblica che la gente del posto non voleva. Nel suo caso non era una galleria ferroviaria ma una discarica a cielo aperto sui terreni di una coop rossa. Siccome sono di sinistra, i primi cittadini piemontesi sono degli eroi. Siccome invece Bonilauri è dell'Udc, è un delinquente. E i giudici di Bologna l'hanno condannato a dieci mesi di reclusione. La vicenda è lunga e complicata. Prignano, sull'Appennino modenese, è una mosca bianca in Emilia: non ha mai avuto giunte rosse ma democristiane e poi di centrodestra. Proprio lì la Regione decide di costruire una discarica con enormi disboscamenti, corsi d'acqua deviati, costruzione di nuove strade in una zona sottoposta (dalla stessa Regione) a tutela paesaggistica e ambientale. Il terreno era stato comprato da una società legata alla Unieco, uno dei colossi della Legacoop di Reggio Emilia. Sull'acquisto ha indagato la Guardia di finanza scoprendo irregolarità, speculazioni ed evasioni fiscali che la procura di Modena giudicò prescritte.Comitati antidiscarica, proteste pubbliche, eccetera; scene consuete. Gli abitanti di Prignano sono furibondi: loro non possono allargare le case per colpa dei vincoli, mentre la Regione può scaricare impunemente tonnellate di rifiuti. In più, nella zona della cava sono sepolti alcuni partigiani bianchi trucidati dai partigiani rossi nel 1945 dopo scontri sanguinosi.
«Se quei morti fossero comunisti qui ci farebbero un monumento, altro che un immondezzaio», protesta la gente.La situazione si fa incandescente quando l'impresa Sat incaricata dei lavori inizia le prospezioni geologiche: i sit-in fermano le ruspe e le forze dell'ordine devono intervenire per impedire scontri. Il sindaco Bonilauri, per evitare il degenerare degli incidenti e a tutela dell'ordine pubblico, vieta ai mezzi della Sat di entrare nel territorio comunale. Sembra proprio di essere a Venaus due mesi fa, con la differenza che questa volta il sindaco che blocca le opere pubbliche viene messo dalla parte dei cattivi. L'ordinanza infatti costa cara al primo cittadino dell'Udc. La Regione lo denuncia per abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico. Il sostituto procuratore di Modena Giuseppe Tibis archivia il fascicolo. Ma è la procura generale di Bologna ad avocare a sé il caso e ottiene prima il rinvio a giudizio e poi la condanna del sindaco a 10 mesi di reclusione più il versamento di una provvisionale di 15mila euro.
Il ministro Giovanardi, presente a Prignano il giorno degli incidenti, va a testimoniare in difesa del sindaco ma le sue parole vengono liquidate dai giudici come «semplice denuncia politica». Bonilauri ha presentato appello ma la corte di Bologna non l'ha ancora messo in calendario. E l'anno prossimo scatta la prescrizione.

18 febbraio 2006

La guerra dei sondaggi

Capita spesso, durante la campagna elettorale, che i giornali riportino i risultati dei sondaggi sulle preferenze di voto degli elettori. Secondo l’ultimo, in contrasto con la tendenza dell’ultimo periodo che vuole l’Unione in vantaggio, il Polo avrebbe superato il centro-sinistra. Questo ha provocato molte polemiche da parte dell’opposizione, che ha accusato Berlusconi di aver fatto confezionare un sondaggio ad hoc per poter affermare di aver raggiunto gli avversari, e da parte di Prodi ho sentito solo considerazioni di tipo politico, volte a mettere in dubbio il risultato, ma senza la minima argomentazione. Insomma, i politici non si smentiscono. Non vedo la capacità di parlare di fatti. Eppure non ci sarebbe voluto molto, come farò vedere, per trarre dal sondaggio le giuste conseguenze.
Espongo prima i dati, supponendo che siano “onesti”. Il sondaggio è stato effettuato interpellando un campione di n=1920 persone, suppongo distribuite in maniera uniforme tra la popolazione. Il risultato attribuisce queste percentuali: Polo 49.4 %, Unione 49.2%.
Un profano direbbe che il Polo è in vantaggio, ma quando si calcolano delle quantità si deve sempre tenere conto del loro errore statistico, che calcolo: la distribuzione è assimilabile a una binomiale, e la possibilità p che una persona dica che voterà per il Polo è stimata dal risultato del sondaggio (quindi è 0.494). L’errore relativo su p è: (pq/n)^½ , dove q (=1-p) è la probabilità che l’intervistato dica di votare per l’Unione o di non sapere chi votare. Nel caso specifico risulta che l’errore percentuale è dell’1,14%. Ripetendo il ragionamento per il valore della percentuale attribuita all’Unione si ottiene praticamente lo stesso risultato, quindi l’errore relativo è lo stesso. Riscrivendo le percentuali con il loro errore si ha che: il Polo ha il (49.4 ± 0.6) %, mentre l’Unione ha il (49.2 ± 0.6) %. Ora, per poter dire con un buon grado di certezza che una percentuale è maggiore dell’altra, la differenza tra i due valori calcolati (0.2 %) dovrebbe essere circa tre volte più grande dell’errore sulle misure (0.6 %), in base alla teoria della statistica. Come si vede, ciò non accade, anzi, la differenza è più piccola dell’errore, e ciò significa che al più si può dire che i valori sono uguali, con un alto grado di confidenza.