11 aprile 2007

Google Earth per "spiare" il Darfur

Ecco un interessante esempio di come la tecnologia possa essere utile alla causa dei diritti umani. Da questa notizia sul sito della Reuters si apprende di un progetto dell' Holocaust Memorial Museum di Washington per la mappatura della regione del Darfur, da effettuare con il noto software di Google. Lo scopo è mettere in evidenza le atrocità compiute in quella regione, per fare in modo che risulti più difficile alla comunità internazionale ignorare coloro che hanno bisogno di un urgente aiuto.

04 aprile 2007

Castronerie

Passato il periodo in cui Gianni Minà e compagnia (Pago Pena, Cumpai Segundo, ecc. ;-) ) dovevano quasi essere in lutto per la possibile dipartita del leader cubano, si è assistito a un ritorno nelle cronache da parte di quest'ultimo, autore negli ultimi giorni di due articoli in cui critica duramente, tanto per cambiare, Bush.
Nel primo di essi egli accusa il presidente degli USA di "condannare a morte 3 miliardi e mezzo di persone" con l'intenzione di utilizzare l'etanolo prodotto a partire dai cereali per ridurre la dipendenza dal petrolio. Quindi, se da una parte dobbiamo sentire gli ambientalisti criticare Bush perché non ha voluto firmare il protocollo di Kyoto, dall'altra si deve sentire un Castro criticare una misura volta a ridurre la dipendenza degli USA dall'oro nero, con conseguente riduzione dell'inquinamento. Della serie: come la fai e la fai, se ti chiami Bush devi essere criticato a prescindere. In tutto ciò, il titolo dell'articolo del Corriere è: "Castro ambientalista", quando condanna un tentativo di ridurre l'uso del petrolio...mah!
Il secondo articolo si pone sulla scia del primo e rincara la dose, arrivando a teorizzare che questa misura, vale a dire la produzione di etanolo, possa significare "l'internazionalizzazione del genocidio"... arimah!

30 marzo 2007

AIDS e HIV

Verso la fine degli anni '80 ero ancora un bambino, e forse proprio per questo ricordo bene l'atmosfera che si respirava quando in tv o a scuola si parlava dell'AIDS. Ricordo le pubblicità, e perfino quella musica un po' angosciante, che a posteriori mi ricorda vagamente la musica della scena della doccia di Psycho. La mia scuola elementare aveva un giardino, e ricordo le raccomandazioni sul pericolo di trovare per terra le siringhe (che effettivamente a volte c'erano) nei dintorni. Ricordo tutti gli allarmismi fatti nei telegiornali riguardo la nuova peste, le interviste a questo o quel medico sui modi di trasmissione, e le stime catastrofiche su quanti italiani ne sarebbero stati affetti entro pochi anni, se non si fosse fatto qualcosa.

A distanza di anni, a volte mi sono chiesto cosa fosse rimasto di tutto il clamore fatto in quel periodo, visto che di AIDS sentivo parlare molto meno, o per esempio quanti fossero i contagi in Italia. Un po' di mesi fa mi sono imbattuto in un sito, che ho ritrovato solo alcuni giorni fa, nel quale trovai molte informazioni interessanti e che pubblicizza alcuni libri, italiani e non, sull'argomento. Essenzialmente, ho scoperto che esiste una corrente di pensiero in medicina molto critica verso le posizioni ufficiali, che poi sono quelle diffuse presso i profani come me, ovvero che il virus dell'HIV sia la causa dell'AIDS. In particolare consiglio di leggere la prefazione al libro di Peter Duesberg, Inventing the AIDS virus, scritta dal premio Nobel per la Chimica del 1993, Kary B. Mullis, poiché mi sembra molto istruttiva.

Io non sono un esperto del settore, e ne ho letto solo alcune parti, ma nelle varie pagine del sito è sempre riportata un'ampia bibliografia con riferimenti a pubblicazioni scientifiche, cosa che depone a favore della serietà di ciò che è riportato.

27 marzo 2007

Cosa cera per terra?

L'ironia che la sorte riesce a mettere in certi avvenimenti mi lascia sempre attonito, oltre che estremamente divertito!
Leggete un po' questa notizia. :)

Motociclisti a terra per la cera del corteo
Una decina di incidenti in corso Venezia, a Milano. Sono dovuti intervenire manualmente gli operatori ecologici

Una serie di incidenti. Uno dopo l'altro. Motociclisti che finiscono a terra per l'asfalto scivoloso. Motivo? La cera lasciata dalle fiaccole utilizzate dai manifestanti che lunedì sera sono scesi in piazza a Milano a favore della sicurezza.
PULIZIA - A rimanere coinvolti in una serie di incidenti sono stati una decina di motociclisti, caduti in corso Venezia nonostante l'intervento, fin dalla mattina, dei mezzi di pulizia dell'Amsa. La cera si è infatti attaccata al manto stradale ed è stato molto difficile staccarla. Sono dovuti intervenire manualmente gli operatori ecologici e il tratto fra piazzale Oberdan e via Senato è stato più volte chiuso e vietato ai motociclisti. Per fortuna, sembra che nessuno si sia fatto male in modo serio.

23 marzo 2007

Del Tempo e della Memoria

Se siete giunti sin qui siete dei viaggiatori.
Seppure inconsapevolmente, sin dalla nascita siete stati equipaggiati dalla natura ad affrontare un viaggio spaziale la cui durata è, ahimé, irrisoria rispetto ai giganteschi numeri cui l’Universo è abituato.
La vostra astronave è speciale, almeno per la durata della vostra vita e per parecchie delle generazioni a voi successive (certo, a meno che “il cielo non ci cada sulla testa”, come direbbe Abraracourcix, capo della mitica tribù di irriducibili Galli…) continuerà il suo moto, autoalimentandosi e provvedendo anche alle vostre esigenze.
Parliamo della Terra, naturalmente, la nostra prima finestra nello spazio. E’ da qui che prendono vita le prime domande dello scienziato curioso che prova a giocare con ciò che sta al di là di questo oblò, mettendoci fuori il naso.
E’ qui, davanti all’ignoto, che prende vita la sete di conoscenza del cosmo e la voglia di poterlo immaginare come lo vogliamo.
“La fantascienza”, dice il fisico britannico Stephen Hawking, ”non è solo un buon divertimento, ma assolve anche a uno scopo serio, quello di espandere l’immaginazione umana”. E, aggiungerei io, non vi è alcun bisogno di essere un grande fisico per poter contare su una fervida e brillante immaginazione.
Lo scienziato suggerisce che in effetti lo scambio tra scienza e fantascienza è bidirezionale e che “la fantascienza di oggi è spesso la scienza di domani” (cfr. “La Fisica di Star Trek”, di L. M. Krauss).
Eppure è proprio quest’ultima che, più della prima, ci stupisce con le scoperte e le teorie più bislacche, al limite (e spesso ben oltre) dell' umana percezione della realtà.
Hawking ci fa ancora notare come l’attribuzione del nome “Black Holes” (letteralmente “Buchi Neri”) da parte di J. A. Wheeler nel 1967 a stelle super-collassate (già previste teoricamente da Oppeneimer come conseguenza della Relatività Generale di zio Albert) abbia fatto sì che su di esse venisse scritto molto più di quanto sarebbe stato fornendo loro un nome più austero, avendo in effetti tale appellativo incrementato di molto la loro valenza figurativa.
Il buco nero è certamente un oggetto fisico, ma la liricità del nome evoca nel lettore un inevitabile luogo sentimentale.
E’ pur vero, ci spiega ancora Hawking, che, spesso, per poter continuare a usufruire dei fondi della “National Science Foundation”, i fisici sono costretti a “occultare” le ricerche di carattere più fantascientifico come i viaggi nel tempo attribuendo loro denominazioni più seriose come “curve chiuse time-like (tipo tempo)”.
E’ stato il matematico viennese Kurt Gödel a sviluppare la teoria matematica (possibile solo e soltanto grazie alla succitata Teoria della Relatività di zio Alby, suo collega a Princeton) che renderebbe possibile (alla lettera uno scienziato cauto direbbe che “non esclude in linea teorica”) il viaggio nel tempo tramite “l’instaurarsi di un circolo chiuso di causalità”.
Il concetto è che se si percorre una curva chiusa a partire da un qualsiasi suo punto prima o poi necessariamente si tornerà al punto di partenza. Se la curva è di tipo tempo, analogamente a ciò che avviene nello spazio, ci si potrà muovere lungo tale curva e ritornare, a un certo punto, all’istante iniziale. Dunque ci si può muovere avanti e indietro….nel tempo!
Permettetemi di aggiungere che è una fortuna che esista lo spazio, con il quale abbiamo una maggiore dimestichezza nel comprendere questi spostamenti materiali, e grazie al quale comprendiamo meglio la materia più eterea di cui ci sembra sia costituito il tempo.

E’ interessante notare come un concetto fisico così essenziale risvegli momenti di vera poesia e di grande impatto sentimentale se solo si prova a pensare a esso in modo più personale.
Nel film diventato già un cult generazionale (e, che sia cult o no, personalmente amo moltissimo….a proposito, grazie Beren per avermelo regalato!!!:-***) “Donnie Darko” di R. Kelly, la teoria del viaggio del tempo, elaborata negli appunti che costituiscono i capitoli dell’affascinante trattato di una vecchia scienziata pazza (e che nello strambissimo menù del dvd è perfino possibile consultare), perde le atmosfere vulcaniane dell’Enterprise per assumere invece una dimensione emotiva, percepibile nell’idea dei tunnel temporali (visivamente una sorta di “lombrichi di luce”) che partono e attraversano i corpi degli amici di Donnie nello strano universo instabile casualmente formatosi dall'altrettanto incredibile incidente con cui la storia si apre. La potenza dell’elemento narrativo sta nella scelta che il protagonista compie tra i due universi possibili che costituiscono la sua realtà. Salverà se stesso o c’è qualcosa che lo porterà a optare per una coincidenza temporale differente?
La mistura assolutamente non banale di scienza e coscienza trova in questa pellicola un’ispirazione geniale. Il tempo come luogo fisico e il tempo come luogo dell’anima.
Ed è ancora il tempo, o meglio la percezione personale che del suo fluire si può avere, co-protagonista indiscusso di un altro movie assolutamente originale “Memento”, di C. Nolan, montato come se fosse un puzzle di cui dover ricomporre i pezzi, un po’ per avvicinarci alla visione del mondo del protagonista. Quest’ultimo, Leonard, a seguito di una misteriosa aggressione, è affetto da un particolare “disturbo” (cito testualmente.."la mia non è amnesia…") che porta la sua mente a “resettare” i ricordi dopo un brevissimo lasso temporale. Egli assume come missione e unica ragione di vita la vendetta dell’assassinio di sua moglie (che lui ricorda morta nel medesimo incidente) e in un meraviglioso monologo (che non riporto interamente perché nulla potrebbe sostituire le atmosfere buie e la musica discreta che timidamente, quasi nel rispetto del dolore di Leonard, fa capolino a sottolineare le semplici e struggenti parole, ciò significa che se non l’avete ancora visto….che fate?Siete ancora lì?:) ) si chiede “Come posso guarire, se non riesco a sentire il tempo?”.
Il tempo è dunque lontano dal ticchettio d’un orologio, assume un connotato assolutamente personale ed è la sensazione che la vita scorra e lasci l’impronta consolatoria e lenitiva nell’altra protagonista di questa intensa pellicola: la memoria.
La memoria è il mezzo che ci permette di registrare emotivamente la fisicità del tempo che passa. Se percorrendo la nostra linea chiusa ci ritrovassimo all’istante iniziale, pur essendo questo istante sempre il medesimo, lo “sperimentatore” avrebbe coscienza di un tempo proprio comunque trascorso. Tale coscienza costituirebbe la memoria della sua impresa. E proprio quando chi scrive questo post è colto dal dubbio di aver mischiato pericolosamente due composti esplosivi, ecco che un consolante ricordo artistico giunge in suo soccorso.
Anche l’eccentrico Salvador Dalì nel suo dipinto “La persistenza della memoria” (più noto volgarmente come il dipinto degli “orologi molli”, 1931) testimonia nel consueto stile surrealista il grande impatto emotivo e il conseguente riverbero anche in campo artistico, che immagineremmo lontano da quello razionale e scientifico, delle novità metriche dello spazio-tempo apportate dalla Teoria della Relatività einsteiniana.
Dalì deforma gli orologi (lo strumento che misura il tempo per eccellenza) per invitare l’osservatore a considerare la dimensione temporale con occhio nuovo e, oltre a ciò, racchiude nello spazio onirico della tela delle vaghe forme, come se la nostra mente registrasse i nostri ricordi in modo non convenzionale, rivoluzionario, come il caro vecchio Albert ci ha insegnato a fare. La deformazione degli oggetti corrisponde a mettere in dubbio che ciò che si ritiene ordinariamente razionale lo sia davvero e il dubbio stesso è lo strumento che ci permette di conquistare un senso in più.
Il tempo, dunque, non è più inesorabile (come il minuto di Kipling nei versi della sua “If”, inteso poeticamente come tempo da dover riempire con “qualcosa che valga sessanta secondi”), ma si piega in questo nuovo spazio e distrugge l’umana illusione di doversi arrendere a esso.

20 marzo 2007

Europetizione per il Darfur

Dalla newsletter di ItaBlogs4Darfur:

Il francese Collectif Urgence Darfour lancia l' "EUROPETITION D'URGENCE" ai Capi di Stato e alle Istituzioni dell' Unione Europea per l'invio immediato di una forza di pace internazionale nel Darfur. L' europetizione verrà presentata al raggiungimento di un milione di firme. Per aderire cliccare qui.

Ai Capi di Governo degli Stati membri dell' Unione Europea,A José manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea,A Javier Solana, Alto rappresentante dell' Unione Europea per la politica estera e la sicurezza,


Noi, cittadini francesi ed europei, non possiamo più restare indifferenti e inerti dinanzi alla guerra contro i civili che si svolge attualmente nel Darfur, nell'ovest del Sudan. L'esercito sudanese e le milizie janjaweed hanno massacrato villaggi interi di concittadini delle etnie Fur, Massaliti e Zaghawi, principalmente a causa della loro origine "nero-africana", che costituiscono la maggior parte dei sei milioni di abitanti del Darfur.[...leggi tutto]
Signori e Signore, come ha chiesto il Parlamento Europeo nella sua risoluzione del 15 febbraio 2007 votato all'unanimità, dovete agire ora!


In linea con la Risoluzione 1706 del Consiglio di Sicurezza dell' ONU, gli Stati Europei devono inviare immediatamente una forza di interposizione con il mandato di:
- proteggere la popolazione dal massacro generalizzato;
- costituire dei corridoi umanitari sicuri che permettano alle organizzazioni umanitarie di raggiungere l'insieme della popolazione che necessita di aiuto;- deferire davanti alla Corte Penale Internazionale tutti gli individui accusati di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.
Inoltre occorre:
- stabilire una zona di interdizione aerea su tutto il Darfur;
- applicare sanzioni mirate, conformemente alla ultima risoluzione del Parlamento Europeo;
- favorire le condizioni di un vero accordo di pace tra tutte le parti, che permetta agli sfollati e ai rifugiati di fare ritorno alle proprie terre in totale sicurezza.


E' dovere dell' Europa intervenire oggi ed esercitare la sua responsabilità di proteggere il popolo del Darfur!

14 marzo 2007

Darfur: Sudan ha orchestrato il genocidio

Dal sito del corriere:

Rapporto dell'Onu: «Il governo del Sudan ha orchestrato e partecipato ai crimini di massa»

PORT HARCOURT (NIGERIA) – Il rapporto del gruppo speciale delle Nazioni Unite per investigare le condizioni dei diritti umani in Darfur, reso pubblico ieri a Ginevra, è durissimo: “Il governo del Sudan – c’è scritto con una terminologia tutt’altro che diplomatica, inusuale per l’organizzazione internazionale – ha orchestrato e partecipato” ai crimini di massa che comprendono omicidi, stupri generalizzati e rapimenti.

Ma il documento è duro anche con la comunità internazionale, il cui comportamento davanti alla tragedia viene definito “patetico”, alla quale viene chiesto agire immediatamente per fermare la carneficina in atto. Si calcola che nella provincia occidentale del Sudan siano stati ammazzati finora almeno 200 mila civili, mentre 2 milioni hanno lasciato le loro case e sono scappati nel campi di rifugiati (in Ciad) o di sfollati. Quattro milioni di persone poi, secondo le agenzie dell’ONU soffrono a fame e vivono in condizioni disperate. Il team di cinque membri, guidato dal premio Nobel per la pace, riconosciutole per il suo impegno nella campagna della messa al bando delle mine, Jody Williams, è stato bloccato nelle sua investigazione dal governo del Sundan, che non ha mai dato loro i permessi per entrare in Darfur. Gran parte del lavoro è stato fatto in Ciad, per altro ormai anch’esso investito dalla guerra, dove invece il gruppo è entrato nei campi dei rifugiati e ha parlato con chi ci vive, raccogliendo testimonianze e racconti raccapriccianti che parlano “di gigantesche e sistematiche violazioni dei diritti umani e gravi strappi alla legge internazionale”.

“Il governo – c’è scritto nel rapporto ed è stato sottolineato da Jody Williams – è complice in questi crimini per aver armato e addestrato le milizie janjaweed”. I janhjaweed sono gli scherani del regime arabo del nord che dal 2003 hanno lanciato campagne di terrore contro la popolazione civile di origine africana: bruciano i loro villaggi, uccidono gli uomini, violentano le donne e le bambine e rapiscono i ragazzini che vengono arruolati a forza. Gli attacchi dei “diavoli a cavallo” (questo vuol dire janjaweed, perché all’inizio della loro campagna di terrore arrivavano al galoppo mentre ora si servono di più confortevoli e veloci 4 x 4, secondo le accuse, fornite dal governo) sono sostenuti dal cielo da massicci bombardamenti aerei. Le denunce non sono nuove e giungono dopo che altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno lanciato il loro grido d’allarme.

Il governo di Khartoum ha sempre sostenuto che le cifre dei morti e degli sfollati sono “decisamente esagerate” e la situazione, come descritta dai media occidentali, non risponde alla realtà. Sempre secondo i leader sudanesi, comunque, negli ultimi mesi è molto migliorata. Al contrario tutti i rapporti parlano di un peggioramento notevole e di una precisa volontà di pulizia etnica e sterminio. La terribile tragedia del Darfur mette a nudo l’incapacità della comunità internazionale di reagire e trovare un sistema per proteggere la popolazione civile. Già nel settembre 2004 l’allora segretario dell’ONU, Koffi Annan aveva denunciato crimini e massacri e, pochi giorni dopo, il Segretario di Stato americano in carica Powel Colin, aveva addirittura parlato di genocidio in corso. Ed esattamente due anni dopo sempre Koffi Annan aveva ancora esortato, senza successo, ad agire.

Da più parti da un paio d’anni viene invocato l’invio di un contingente di caschi blu, ma il Sudan, spalleggiato dal suo alleato in Consiglio di Sicurezza, la Cina, ha sempre negato il suo permesso, sostenendo che “la situazione è sotto controllo”. Eppure tutti i grandi leader mondiali e lo stesso Koffi Annan nell’aprile 2004 in occasione del decennale del genocidio in Ruanda (un milione di morti) avevano solennemente dichiarato: “Mai più un altro genocidio”. “Le parole senza azioni fanno solo ironia”, ha dichiarato ieri Jody Williams. A fine febbraio la Corte Penale Internazionale ha messo sotto accusa per crimini contro l’umanità il ministro sudanese per gli affari umanitari Ahmed Mohammed Haroun, e uno dei leader dei janjaweed, Janjaweed Ali Muhammad Ali Abd al-Rahman, più conosciuto come Ali Kushayb. Il procuratore del tribunale, Luois Moreno-Ocampo, ha sciorinato ben 51 capi d' accusa, compresi omicidi di massa, stupri e torture, ma il governo non ha fatto una piega, anche se per via ufficiosa qualcuno ha fatto sapere che i due non sarebbero mai stati consegnati alla Corte dell’Aja.

Esam Elhag, portavoce dell’SLA (Sudan Liberation Movement), al telefono con il Corriere non ha nascosto la sua soddisfazione per il documento: “Finalmente ci aspettiamo una reazione delle Nazioni Unite – ha detto -. Dovrebbero immediatamente dichiarare il Darfur ‘No fly zone’, cioè vietare il suo cielo a qualunque volo, così da impedire agli aerei governativi di bombardare i nostri villaggi. E poi forzare l’invio di un contingente dell’Onu”. Proprio ieri l’Unione Africana ha auspicato che nella provincia devastata dai massacri e dalle atrocità, vengano inviati almeno 22 mila caschi blu.

13 marzo 2007

Dannati musi gialli!

La scorsa settimana, io e Luthien ci siamo concessi alcuni giorni a Firenze, che lei non aveva mai visto. Anche in un periodo relativamente di bassa stagione, c'erano ugualmente molti turisti, tra i quali molti americani e, ovviamente, soprattutto giapponesi.
In particolare, questi grupponi di signori e signore dagli occhi a mandorla, misti a più giovani giapponesi spesso vestite con shorts e calze che si fermavano sotto il ginocchio (molto lolitesche), rendevano particolarmente difficile la circolazione in alcuni punti delle strade più frequentate, nelle vicinanze di importanti monumenti, e, soprattutto, nella galleria degli Uffizi!
Più di una volta abbiamo dovuto dribblarli per strada, e regolare la nostra permanenza in questa o in quella sala del più importante museo di Firenze in base al passaggio di questo o di quel gruppo, tanto che i suddetti nipponici si sono più volte meritati l'esclamazione che dà il titolo al post!!! :)

Come se non bastasse, ieri ho saputo che l'Annunciazione di Leonardo, da noi vista dal vivo l'altro ieri, andrà in prestito per alcuni mesi all'estero. Riuscite a indovinare dove?


ps: a giudicare dalle lettere rimaste su questo cartello trovato sulla fortezza di Belvedere, direi che alcuni fiorentini hanno abitudini alquanto strane! :)

Buoi e asini

Dal sito del Corriere, ho appreso la seguente notizia.

STRASBURGO (Francia) - La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha dichiarato «ricevibile» il ricorso presentato dai genitori e dalla sorella di Carlo Giuliani, morto a Genova nel 2001 durante gli scontri avvenuti in occasione del vertice del G8. Lo ha reso noto la stessa Corte precisando che la sentenza sarà pronunciata in altra data. La decisione dei giudici europei segue la prima udienza che si era tenuta il 5 dicembre scorso.
«FORZA ECCESSIVA» - La famiglia Giuliani nel suo ricorso a Strasburgo ha invocato, in particolare, l'articolo 2 della Convenzione dei diritti dell'uomo (diritto alla vita) sostenendo che la morte di Carlo «è dovuta ad un uso eccessivo della forza» e considerando che «l'organizzazione delle operazioni per ristabilire l'ordine pubblico non siano state adeguate». I ricorrenti lamentano inoltre «l'assenza di soccorsi» immediati che ha comportato la violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani). L'istanza davanti alla Corte di Strasburgo è stata presentata il 18 giugno 2002.

Non mi stupisce tanto che la Cedu abbia giudicato ricevibile il ricorso della famiglia Giuliani, e capisco che anche ad anni di distanza il dolore possa indurre ad azioni di questo tipo.
Ma mi chiedo, è possibile che a queste persone non venga in mente che, forse, avrebbero fatto meglio a insegnare al proprio figlio "pacifista" che minacciare e usare un estintore contro qualcuno, di chiunque si tratti, sia da considerare un "uso eccessivo della forza"?

08 marzo 2007

Antonia’s line: storia di un matriarcato

Approfitto di questo giorno per portare alla vostra attenzione un film tutto al femminile datato 1995, che, pur avendo conquistato lo strameritato zio Oscar come miglior film straniero, ho avuto modo di constatare quanto sia sconosciuto ai più. ”L’albero di Antonia” della regista-drammaturga Marleen Gorris è lo stupefacente frutto di un’insolita coproduzione olandese, belga e inglese che ripercorre la vita della energica Antonia e della sua progenie dal momento in cui, rimasta vedova a causa della guerra, torna a casa con sua figlia Danielle. Già dalle prime battute della pellicola si intuisce che l’elemento maschile è assolutamente marginale e volto esclusivamente all’elargizione dell’eredità filiale: l’unica prova della presenza passata del marito di Antonia è la loro figlia.
Antonia stessa torna a casa appena in tempo per assistere alla morte dell’anziana madre e per raccoglierne l’ideale filo che le servirà a tessere da allora in avanti il suo possente ma caloroso matriarcato.
Da qui in poi emerge una schiera di simpatici e meno amabili personaggi tipici di una piccola e gretta comunità rurale che gravitano attorno alla famiglia di Antonia: il fattore “scemo”, il viscido parroco, la donna pazza che ulula alla luna il suo amore perduto,e ultimo, ma non ultimo, il poetico Dito Storto, filosofo pessimista che elargisce pensieri struggenti citando Schopenhauer e Nietzsche e ricordandoci tanto il leopardiano pessimismo cosmico e che termina il suo ruolo nella narrazione da vero stoico…..
Il ruolo del maschio si fa esplicito quando Danielle, decisa ad aver un figlio, si reca con la madre da un bravo quanto insulso ragazzo in un “giorno propizio” del mese perché egli renda possibile la continuità dei suoi affetti, continuità che prevede la dolce e non del tutto inaspettata unione saffica tra Danielle e Therese.
Nel film l’uomo costituisce lo sfondo talora positivo (potrei dire di fedele compagno, come accade per la figura di Boer Bas, prima aspirante marito, poi allegro convivente di Antonia), talora negativo, talora assolutamente insignificante (la stoccata peggiore all’orgoglio del sesso forte).
La mistura di lirismo e violenza, pazzia e forza ricorda altri capolavori della scuola fiammingo-danese come “Il pranzo di Babette”, ove anche lì tre donne trovano in se stesse e nella loro forza il modo di riunire un’intera comunità.
Capolavoro anticonformista, ”L’albero di Antonia” ci lascia come ultimo dono le parole “…e nell’attimo in cui tutto finisce, niente finisce….”. Eccolo qui il tema del film, sempre presente eppure, abilmente nascosto qua e là: il tempo.
Antonia ha terminato il suo, ma, come un cerchio che cerchio non è perché mai si chiude, il fluire degli eventi e delle persone continua oltre il materiale e trae vita dalla nostra eredità d’affetti che, nella donna, trova la sua più importante espressione nella procreazione.
Non ci resta che sperare che sia femmina.

ps: per qualche motivo non riesco più a modificare in basso l'autore del post, che in realtà è Luthien.

07 marzo 2007

Niente uranio nel sud del Libano II

Già un po' di tempo fa avevo parlato di una notizia che smentiva l'uso di uranio il Libano da parte di Israele durante la guerra della scorsa estate. Ora, grazie a Sharon e a esperimento ho appreso che si è avuta una ulteriore conferma, da parte di esperti di altre agenzie che hanno fatto analisi sul suolo del sud del Libano.

A panel of experts from the United Nations, the International Atomic Energy Agency (IAEA) and other international agencies announced a unanimous determination Monday that no depleted-uranium weapons had been used in the summer 2006 war in Lebanon. "To date, there is no evidence of depleted-uranium-ammunitions.

01 marzo 2007

Diritto di maternità

E’ dello scorso Gennaio la notizia che ha destato grande scalpore riguardante la tardiva maternità della rumena Adriana Iliescu, una donna di 67 anni che, dopo adolescenza, età adulta, età matura e terza età, è riuscita a coronare il suo sogno di avere un bambino.
La donna ha partorito due gemelline, delle quali una purtroppo non ce l’ha fatta, essendo arrivata all’ottavo mese di gestazione appena a 700 grammi.
Questa signora, una docente universitaria (probabilmente non di Bioetica….) ormai in pensione, si è sottoposta a ben nove anni di cure ormonali e, attraverso un procedimento di fecondazione extrauterina, la FIV-ET, ha potuto rimanere incinta.
La FIV-ET è una fecondazione in vitro, dunque extracorporea, che prevede poi il successivo trasferimento dell’embrione (ovulo fecondato) nell’utero della paziente.
L’eccezionalità dell’evento rischia di offuscare una lecita domanda: per una donna essere madre è un diritto?
Se la natura ci rendesse fisicamente inabili alla procreazione questo ci renderebbe donne solo a metà?
Vi propongo l’intervista che ho trovato su un sito realizzata da ZENIT alla dottoressa Navarini, docente universitaria di Bioetica (lei sì che lo è..:)). Per quanti di voi non lo sapessero, ZENIT è un’agenzia internazionale di notizie che hanno un interesse cattolico, ma voglio precisare che ho scelto questa intervista perché mi sembra che proponga spunti di riflessione interessanti al di là dello sfondo religioso che può emergere come background. L’etica e la religione (per fortuna, oserei dire) non sono la stessa cosa.
Certo ci sono alcuni pensieri un pò “forti” e discutibili, sui quali poter aprire un dibattito, ma, oltre la forma, emerge chiaro il rischio reale e crescente della strumentalizzazione della vita umana ad ogni costo. Compriamo scarpe (“….di merda, da donna, che costano milioni all’uomo….”, e qui cito il caro Elio) e con la stessa facilità anche tecniche per avere figli a 70 anni suonati, figli che corrono il rischio di occuparsi equamente a diciotto anni di esami di maturità e tasse di successione.
E poi sarebbe innaturale permettere a una coppia omosessuale, perfettamente sana e in “età genitoriale”, di adottare un bambino?
E’ difficile non pensare che dietro a questa, come a tante altre scelte del genere, non ci sia una forte componente egoistica, che asseconda un desiderio in virtù dell’amore per un figlio non ancora nato andando a creare un percorso di vita ad ostacoli proprio per quel figlio tanto amato.
Un paradosso.
Einstein ha detto che “il senso comune è l’insieme dei pregiudizi che ognuno ha assorbito fino all’età di diciotto anni”, ergo ognuno ha una propria personale percezione di ciò che è giusto o non lo è. E’ pur vero però che l’uomo, animale sociale hobbesiano, se privo di regole, imbocca la temuta strada del sonno della ragione. E genera mostri.

Nuovi link (6)

Era da un po' che non mettevo nuovi link, ora ne aggiungo due:
  • Il blog di un concittadino trapiantato a Londra. Parla un po' di tutto, dalla politica internazionale al terrorismo, passando per riflessioni personali anche su argomenti quotidiani. Ne apprezzo l'ironia e, spesso, ne condivido le opinioni.
  • Un sito che ho scoperto alcuni mesi fa, da una cui pagina trassi due post. Si parla di vari temi ambientali, ma con una visione diversa da quella classicamente "ambientalista". Consiglio in particolare la rubrica a metà pagina, "le verità rovesciate".

28 febbraio 2007

L'Aja: in Darfur crimini di guerra

Notizia riportata ieri dai siti di vari giornali italiani, è la prima volta in cui si individuano dei possibili responsabili per i massacri in Darfur.

Accusati due leder sudanesi. Nella martoriata regione sudanese del Darfur oltre 200.000 persone sono state uccise e circa 2,5 milioni sono state messe in fuga dal conflitto scoppiato nel febbraio 2003
Un segretario di Stato sudanese e un leader delle milizie arabe Janjaweed sono stati i primi due accusati di crimimi di guerra e contro l’umanità nel Darfur davanti alla Corte penale internazionale (Cpi), a quattro anni dall’inizio del conflitto costato più di 200.000 morti, secondo l’Onu. Il procuratore del Cpi, Luis Moreno-Ocampo, ha presentato ai giudici le «prove» che Ahmed Haroun, ex segretario di Stato agli Interni del Sudan e Ali Kosheib (nome di guerra di Ali Mohamed Ali, uno dei capi delle milizie filo-governative Janjaweed) si sono macchiati di crimini di guerra contro la popolazione del Darfur«, afferma un comunicato del’ufficio del procuratore. Il procuratore li accusa di »51 capi di imputazione di crimini di guerra e contro l’umanità, fra cui persecuzioni, omicidii, turtura e stupri«, commessi fra l’agosto 2003 e il marzo 2004 contro abitanti di villaggi dell’ovest della regione sudanese.

Ahmed Haroun, oggi segretario di Stato agli affari umanitari, nel periodo a cui fanno riferimento le accuse del Cpi era incaricato del dossier Darfur presso il ministero degli Interni. Quanto ad Ali Kosheib, è considerato dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani, in particolare dall’americana Human Rights Watch, uno dei principali responsabili degli attacchi lanciati dalle milizie arabe nel 2003-2004. I giudici di questo che è il primo tribunale internazionale permanente incaricato di pronunciarsi su genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, che ha la sua sede a l’Aia, dovranno a questo punto esaminare le »prove«. In seguito decideranno, se le riterranno sufficienti, di chiedere la loro estradizione al Sudan, che non è uno Stato firmatario del Cpi, o di emettere dei mandati di arresto internazionali a loro carico.

Ieri, il Sudan ha negato qualsiasi competenza del Cpi rispetto al dossier del Darfur. »La posizione di principio del Sudan è che questo tribunale non può avere alcuna competenza sui sudanesi«, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Mohammed Ali al-Mardhi. Luis Moreno Ocampo, che dal giugno 2006 indaga su denunce di persecuzioni, torture, stupri e omicidi, ha dichiarato all’Onu di ritenere di disporre di prove sufficienti per accusare i due uomini qui nominati di crimini di guerra e contro l’umanità. La sua inchiesta è relativa a fatti svoltisi nel 2003 e 2004, periodo considerato il più violento della sanguinosa guerra civile che dura da quattro anni.

»Il mio ufficio non può svolgere le indagini sulle centinaia di crimini e perseguirne tutti i responsabili«, aveva dichiarato il procuratore a dicembre. »Mi sono concentrato sui fatti più gravi e sulle persone che hanno maggiori responsabilità in questi fatti«, aveva proseguito. La sua equipe ha effettuato più di 70 missioni in 17 Paesi, ha studiato i casi di centinaia di vittime potenziali e ha interrogato un centinaio di testimoni, aveva precisato. Moreno Ocampo era stato criticato da diverse Ong e anche dall’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Louise Arbour, per il fatto che i suoi inquirenti non si sono mai recati nel Darfur, per problemi di sicurezza. Il Cpi ha competenza in Paesi la cui magistratura non può o non vuole agire. All’occorrenza, il Consiglio di sicurezza dell’Onu può chiedere al tribunale di intervenire. Secondo l’Onu, circa 200.000 persone sono morte nella guerra del Darfur e per le sue conseguenze e più di 2 milioni sono state costrette alla fuga dalle zone del conflitto.

27 febbraio 2007

La fiorente industria degli allarmi ambientali

Grazie a una segnalazione di Andrea su Square, linko un'intervista a Riccardo Cascioli, presidente del Cespas e autore di un libro, "Le bugie degli ambientalisti", del quale ho spesso parlato in passato.

Gli errori fanno, inevitabilmente, perdere credibilità. Che siano commessi da una persona o, ancor peggio, da una categoria lavorativa. Quante volte abbiamo sentito parlare di malasanità? E quando mai, invece, abbiamo udito la parola malainformazione?Il giornalismo commette una valanga d'errori. Talvolta perdonabili con un amichevole "errare è umano". Ma quando gli errori sono ripetuti senza la minima correzione, e quando - come spesso accade - a monte c'è la molto italiana pigrizia investigativa (leggere i documenti...), vien voglia di cambiare idea sull'abolizione dell'ordine dei giornalisti: non potrebbe servire a richiamare, punire e finanche sospendere chi sbaglia?

L'IPCC è un comitato permanente di mille scienziati di tutte le nazioni istituito dall'Onu al fine di studiare il mutamento delle caratteristiche climatiche del pianeta Terra. Dopo cinque anni (l'ultimo risaliva infatti al 2001) è ormai in dirittura d'arrivo un nuovo studio (il quarto), i cui dati finali parlano chiaro: "Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi".Qual è dunque il problema? Bè, con una probabilità del 90%, dicono, la colpa è dell'uomo. Quando la realtà, se non diversa, è quanto meno nebbiosa.

Nel poco spazio che ho vorrei citarvi due o tre fatti rilevanti. Dubbi sull'IPCC ce ne sono, ed è doveroso tenerne conto. Come possiamo ad occhi chiusi fidarci di un comitato che redige un documento ma in pubblico lo nega, affermando l'esatto contrario? Si, esatto. Il dottor Trenberth (Autore Principale dell'IPCC, responsabile della preparazione del testo sugli uragani,) nell'ultimo documento ufficiale ha sostenuto che il riscaldamento globale non è in alcun modo legato all'attività degli uragani. Invece cosa dice nelle conferenze a nome dell'IPCC? L'esatto contrario. È per questo che Christopher Landsea, uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali, si è dimesso dall'IPCC, con un'interessantissima lettera, in cui denuncia, tra l'altro, la deriva ideologica e politica di un comitato la cui la neutralità sarebbe essenziale.

Occorre attenzione. Perché, come dice Antonio Zichichi: "La climatologia ha come fondamento matematico una struttura priva di soluzione analitica. Detto in modo semplice, non esiste l'equazione del clima". E trasformarla in uno strumento politico è ancora più facile che dichiarare guerra ad uno stato accusandolo di avere armi di distruzione di massa che in realtà non ha. A chi conviene? Ah, boh. Ma visto che i miliardi in gioco sono, se possibile, ancora di più, è bene andarci cauti. E noi (ma si, m'allargo...) giornalisti dovremmo prestare infinita cautela. Prendere tutto con le molle, non inseguire il titolone, muoverci incerti e dichiararci al lettore ignoranti.

22 febbraio 2007

Essere unici al mondo

A chi di noi non è capitato un periodo difficile e chi di noi in quel momento non ha sentito il bisogno di rifugiarsi tra le pagine odorose di un libro sepolto, forse da anni, tra tanti altri, magari intonsi, cercando consolazione in una frase che certo ricordavamo, ma della quale mai avevamo colto a pieno il significato se non in quell’attimo di sete emotiva?

Nonostante lo struggimento della maturità espressa nei versi di Neruda, Hikmet e Baudelaire, mi accorgo che il dolore, la gioia e tutti i sentimenti più estremi sono legati alla sfera della fanciullezza.
Ed è scoprendo e riscoprendo tutto ciò, che ho chiuso le liriche e la profondità del racconto dell’avventura di “un’umanità oltreumana” del prezioso Zarathustra e mi è tornata in mente una piccola volpe.
L’esserino più tenero, saggio e indifeso che si possa immaginare è un personaggio nato dalla penna del pilota Antoine de Saint-Exupéry, autore de “Il piccolo principe” e uomo che, pur avendo dovuto affrontare una guerra, ha potuto conservare il cuore di un bambino.
Nel suo viaggio fantastico il piccolo protagonista e l’aviatore (in carne e ossa) mescolano le loro vite, generando lo spettro delle emozioni umane e dandoci la possibilità di scoprire e riconoscere l’amore e l’amicizia.
Nel suo incontro col piccolo principe, la volpe, desiderosa d’affetto, gli chiede di essere addomesticata. Ma il termine è estraneo all’ometto che viene da un asteroide lontano lontano…la piccola amica, per fortuna è lì per spiegargli tutto:
“Addomesticare vuol dire “creare dei legami”..”..Tu, fino a ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila altri ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi noi avremo bisogno l’uno dell’altra. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo”.
E’ così che il piccolo principe comprende che in passato forse anche lui, sul suo pianetino, era stato addomesticato da una rosa un po’ burbera, che però egli aveva sempre curato e protetto con amore dai venti impetuosi di un’atmosfera capricciosa.
La volpe gli spiega:
“Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri.Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano. Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano….”
Così, dopo aver addomesticato la piccola volpe, al momento della separazione dolorosa, la volpe suggerisce al piccolo principe di andare a vedere alcune rose a loro vicine affinché possa capire davvero il valore di un legame.
Il piccolo principe si reca da loro e riflette:
“Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”
Noi siamo quello che addomestichiamo. Tutto ciò che amiamo, curiamo e viviamo entra dentro noi e noi in loro. E per quanto nel mondo siamo circondati da splendide rose che esistono ora, che nasceranno domani o tra anni, ameremo solo la nostra, perché in lei abbiamo riposto il nostro amore, la nostra speranza, in lei la felicità di un nuovo bocciolo, in lei il dolore di una spina. Perché lei è unica al mondo. Il legame è stato creato. E’ ormai tardi: la volpe ci ha insegnato ad amare.

20 febbraio 2007

Salviamo il congiuntivo

Pubblicizzo un'iniziativa davvero singolare e simpatica, nata dagli alunni di una scuola media di Castiglione delle Stiviere. Dal nome è facile intuirne gli obiettivi, e tra un paio di settimane è previsto anche un questionario online per mettere alla prova la propria conoscenza del congiuntivo. Come premio, sarà possibile ricevere la tessera dell'associazione! :)

09 febbraio 2007

L'effetto serra? C'è anche su Marte

Riporto un articolo che avevo letto sul sito del Corriere la settimana scorsa, è una lettura molto istruttiva che dà un'idea di quanto poco ne sappiamo sui fenomeni climatici e, di conseguenza, sulle loro cause.

Temperature in crescita anche su Giove e Saturno, uragani e sconvolgimenti climatici: tutta colpa del Sole
Su Marte non si trovano certo grandi metropoli asfissiate dallo smog e brulicanti di gente. E difficilmente individueremo raffinerie di petrolio quando ci spingeremo a esplorare i gelidi Plutone e Tritone, luna ghiacciata di Nettuno. Neanche è immaginabile aspettarsi su Giove autostrade affollate di vetture avvolte nei fumi dei tubi di scappamento. Eppure questi pianeti, come la Terra, si stanno surriscaldando! Le ultime immagini di Giove scattate dal telescopio Hubble nel maggio 2006 hanno difatti testimoniato la crescita sulla superficie del gigante gassoso di una nuova macchia rossa, simile alla tanto celebre Grande Macchia Rossa, e ribattezzata perciò Giovane Macchia Rossa (Red Spot Jr.). Fu osservata per
la prima volta nel 2000, ma negli ultimi 6 anni le sue dimensioni sono notevolmente aumentate.


Effetto Serra universale
Le evidenti anomalie cromatiche visibili su Giove sono in realtà dei giganteschi vortici atmosferici che si spingono fin oltre la copertura nuvolosa che avvolge il pianeta. Secondo ricercatori dell’Università della California il veloce e abnorme sviluppo della Giovane Macchia Rossa è indizio di grandi sconvolgimenti climatici in atto su Giove, associati negli ultimi anni a un rapido e intenso riscaldamento, anche di 5 °C, di alcune regioni del pianeta.
Ma c’è anche un altro spettacolare vortice che di recente ha attirato l’attenzione degli astronomi. Su Saturno la sonda Cassini ha fotografato in prossimità del Polo Sud un enorme e insolito uragano, con venti a oltre 550 chilometri orari e un diametro di circa 8000 chilometri, cioè più della distanza che separa Roma e Pechino, mentre il muro di nubi che ruota attorno all’occhio del ciclone si innalza all’interno dell’atmosfera fino a oltre 70 chilometri di quota.

COME DA NOI: PIU' CALDO, URAGANI PIù VIOLENTI Le caratteristiche di questa tempesta, secondo studiosi del California Institute of Technology di Pasadena, potrebbero indicare uno sviluppo simile a quello dei cicloni tropicali sulla Terra: sarebbe cioè la grande disponibilità di calore (nel caso del gelido Saturno, temperature sensibilmente meno fredde rispetto al normale) ad alimentare l’uragano. Del resto sia il telescopio Keck di Mauna Kea sia la sonda Cassini avevano recentemente registrato un riscaldamento di circa 2 °C proprio nella regione del Polo Sud di Saturno. Il surriscaldamento planetario però non si è fermato ai corpi celesti relativamente più vicini a noi, ma sembra aver raggiunto anche quelli più lontani, perennemente avvolti nel gelo siderale. Come testimoniato da ricerche del Massachusetts Institute of Technology, su Plutone dalla fine degli anni ’80 a oggi la pressione atmosferica è più che triplicata, a causa del graduale innalzamento delle temperature (circa 2 °C) che ha spinto parte dell’azoto surgelato in superficie a evaporare e passare in atmosfera. Su Tritone, invece, il fenomeno è stato ancora più marcato: dal 1989, anno del passaggio della sonda Voyager, la temperatura è passata da circa 200 a 193 gradi sotto zero, tanto che anche la sua atmosfera sta diventando di anno in anno sempre più densa. Se nel caso di Plutone l’aumento delle temperature si può in parte spiegare con la sua lunga orbita di rivoluzione, che lo porta a fare un giro intero attorno al Sole nel corso di 248 anni terrestri e che proprio nell’ultimo decennio lo ha spinto nel punto più vicino alla nostra stella, più difficile è invece trovare una spiegazione al surriscaldamento della luna di Nettuno. E come se non bastasse, ora è giunta notizia che su Marte, dopo le voragini osservate nelle calotte polari, indizio di un recente scioglimento, la sonda Mars Global Surveyor ha fotografato tracce di erosione del suolo che potrebbero essere prova dell’occasionale scorrimento di acqua. Insomma stiamo assistendo a un riscaldamento che sembra interessare tutto il Sistema Solare.

IL RESPONSABILE? IL SOLE, MA IN MODO INSOLITO Ma se l’uomo, almeno in questo caso, non ha colpe, chi è il responsabile del riscaldamento interplanetario?Il maggior indiziato sembra essere il Sole. In effetti siamo spesso erroneamente portati a credere che l’attività della nostra stella sia costante nel tempo, o almeno che subisca variazioni solo su tempi assai lunghi, mentre in realtà l’energia che essa emette verso lo spazio in tutte le direzioni subisce nell’arco di anni e decenni variazioni periodiche percentualmente assai piccole ma comunque in grado di influenzare il clima della Terra. I venti e tutti i principali fenomeni atmosferici si alimentano attraverso il calore che, sotto forma di radiazione elettromagnetica, arriva dal Sole: una quantità di energia che, nel punto in cui raggiunge la nostra atmosfera, è mediamente quantificabile in circa 1367 Watt per metro quadro. E sono proprio le cicliche variazioni dell’energia emessa dal Sole che, tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, hanno spinto l’Europa e il Nord America verso un periodo estremamente freddo, noto come Piccola Era Glaciale e culminato tra il 1645 e il 1710 in una fase caratterizzata dall’assenza di macchie solari (nota come Minimo di Maunder) durante la quale il calore che giungeva sulla superficie terrestre era inferiore rispetto a oggi di una quantità tra lo 0,2 e lo 0,7 per cento. Nel corso dell’ultimo secolo invece l’attività del Sole è andata progressivamente crescendo e ha così contribuito all’aumento delle temperature sulla Terra. E mai negli ultimi 1150 anni il Sole ha emesso tanta energia come ai giorni nostri. In particolare ricercatori dell’Earth Institute della Columbia University americana, analizzando i dati raccolti da 6 diversi esperimenti con satelliti di NASA, NOAA ed ESA, hanno recentemente evidenziato un aumento dell’ordine di circa 0,05 per cento per decennio, a partire dal 1978, della TSI, sigla che corrisponde alla Total Solar Irradiance, ovvero l’energia elettromagnetica che la Terra riceve dal Sole su tutte le lunghezze d’onda. Ma può bastare il Sole per spiegare un così evidente aumento di temperatura anche nei pianeti ai confini del Sistema Solare? Forse sì, soprattutto alla luce di una recente ricerca di Adriano Mazzarella, responsabile dell’Osservatorio Meteorologico dell’Università di Napoli Federico II. Secondo questa ricerca, oltre alla radiazione elettromagnetica, cioè luce e calore, anche le particelle cariche emesse dal Sole assumono un ruolo importante nell’influenzare il clima terrestre. I gas a temperature altissime della parte più esterna dell’atmosfera solare, la corona, fuggono in parte verso lo spazio, dando origine al vento solare: getti turbolenti di particelle cariche, per lo più protoni, elettroni e nuclei di elio che si propagano a gran velocità in tutte le direzioni. Questo flusso, interagendo con il campo magnetico terrestre, dà origine non solo a fenomeni spettacolari quali le aurore polari, ma è anche causa di serie difficoltà nelle comunicazioni: il 29 ottobre 2003, per esempio, il Sole sparò miliardi di tonnellate di particelle elettricamente cariche verso la Terra a una velocità di oltre sei milioni di chilometri l’ora. L’impatto di questa grandinata di particelle sul campo magnetico terrestre diede origine alla più grande tempesta geomagnetica mai misurata sulla Terra, responsabile tra l’altro di un black out della rete Gps che durò diverse ore.

continua a leggere

27 gennaio 2007

Due ricorrenze

Esattamente un anno fa aprivo questo blog, quindi chiunque passi potrebbe anche farmi gli auguri! :)
Probabilmente la maniera in cui ho gestito questo spazio non coincide con l'idea che avevo all'inizio: avrei voluto dare più risalto agli argomenti su cui ho un minimo di competenza, ma troppo spesso la mancanza di tempo e il mio rapporto difficile con la scrittura mi ha impedito di mantenere i propositi. Sono comunque felice, nel mio piccolo, di aver contribuito e di aver dato risalto a iniziative in cui credo e per le quali non avrei potuto fare niente, se non avessi avuto questo blog, come quella per il Nepal, e per il Darfur più di recente.


Ma oggi è anche il Giorno della Memoria, per cui lo ricordo proponendo il mio primo post "vero", quello in cui commentavo il film "Il pianista", che avevo visto proprio un anno fa e che tanto mi ha toccato. Buona lettura.

26 gennaio 2007

Uomini e donne

Con l'abbondante ritardo di un mese, posto un paio di fotografie del periodo natalizio che rendono in maniera chiara la differenza tra il sesso maschile e quello femminile. In particolare, le due foto ritraggono ciò che era appeso alle porte dei due bagni, per uomini e per donne, che si trovano vicino alla "mia" stanza.


ps: il lettore si senta libero di interpretare il post come l'allusione al giudizio che il sottoscritto ha del noto programma televisivo da cui il post prende, in maniera non casuale, il nome.