27 febbraio 2007

La fiorente industria degli allarmi ambientali

Grazie a una segnalazione di Andrea su Square, linko un'intervista a Riccardo Cascioli, presidente del Cespas e autore di un libro, "Le bugie degli ambientalisti", del quale ho spesso parlato in passato.

Gli errori fanno, inevitabilmente, perdere credibilità. Che siano commessi da una persona o, ancor peggio, da una categoria lavorativa. Quante volte abbiamo sentito parlare di malasanità? E quando mai, invece, abbiamo udito la parola malainformazione?Il giornalismo commette una valanga d'errori. Talvolta perdonabili con un amichevole "errare è umano". Ma quando gli errori sono ripetuti senza la minima correzione, e quando - come spesso accade - a monte c'è la molto italiana pigrizia investigativa (leggere i documenti...), vien voglia di cambiare idea sull'abolizione dell'ordine dei giornalisti: non potrebbe servire a richiamare, punire e finanche sospendere chi sbaglia?

L'IPCC è un comitato permanente di mille scienziati di tutte le nazioni istituito dall'Onu al fine di studiare il mutamento delle caratteristiche climatiche del pianeta Terra. Dopo cinque anni (l'ultimo risaliva infatti al 2001) è ormai in dirittura d'arrivo un nuovo studio (il quarto), i cui dati finali parlano chiaro: "Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi".Qual è dunque il problema? Bè, con una probabilità del 90%, dicono, la colpa è dell'uomo. Quando la realtà, se non diversa, è quanto meno nebbiosa.

Nel poco spazio che ho vorrei citarvi due o tre fatti rilevanti. Dubbi sull'IPCC ce ne sono, ed è doveroso tenerne conto. Come possiamo ad occhi chiusi fidarci di un comitato che redige un documento ma in pubblico lo nega, affermando l'esatto contrario? Si, esatto. Il dottor Trenberth (Autore Principale dell'IPCC, responsabile della preparazione del testo sugli uragani,) nell'ultimo documento ufficiale ha sostenuto che il riscaldamento globale non è in alcun modo legato all'attività degli uragani. Invece cosa dice nelle conferenze a nome dell'IPCC? L'esatto contrario. È per questo che Christopher Landsea, uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali, si è dimesso dall'IPCC, con un'interessantissima lettera, in cui denuncia, tra l'altro, la deriva ideologica e politica di un comitato la cui la neutralità sarebbe essenziale.

Occorre attenzione. Perché, come dice Antonio Zichichi: "La climatologia ha come fondamento matematico una struttura priva di soluzione analitica. Detto in modo semplice, non esiste l'equazione del clima". E trasformarla in uno strumento politico è ancora più facile che dichiarare guerra ad uno stato accusandolo di avere armi di distruzione di massa che in realtà non ha. A chi conviene? Ah, boh. Ma visto che i miliardi in gioco sono, se possibile, ancora di più, è bene andarci cauti. E noi (ma si, m'allargo...) giornalisti dovremmo prestare infinita cautela. Prendere tutto con le molle, non inseguire il titolone, muoverci incerti e dichiararci al lettore ignoranti.

2 commenti:

Andrea ha detto...

Non vedevo l'ora d'avvertirti ma ancora faccio fatica ad alzarmi dal letto! eheh..febbraccia..

Beren ha detto...

Non ti preoccupare, anche se nell'ultimo periodo non ho commentato praticamente mai, sono comunque passato dal blog.
Rimettiti presto! :)