06 febbraio 2006

La religione secondo noi italiani

Da qualche giorno stavo vedendo la pubblicità di un noto settimanale che, nelle prossime uscite, allegherà "La Bibbia e i grandi libri della religione". Immediatamente ho pensato che avrebbero allegato anche, quindi, libri tipo le Upanishad, i Veda, il Corano ecc. Mi è sembrato ovvio: i grandi libri della religione, che altro poteva significare? Ingenuo!!! Ieri, sfogliando (non a casa mia) il suddetto, anzi, suttaciuto settimanale, scopro che le quindici uscite comprendono: Bibbia (in 3+1 parti), vite dei santi, un'uscita solo su Padre Pio, i papi, la Madonna, ecc...
MA COME? Ma allora perché lo chiamano così, perché non aggiungere un semplice aggettivo al titolo delle uscite? perché non chiamarlo: "La Bibbia e i grandi libri della religione CRISTIANA"? Anzi, meglio, "La Bibbia e i grandi libri della religione CRISTIANA CATTOLICA"?
Mi rendo conto che questo è un nostro costume: se si dice religione, noi pensiamo immediatamente a quella cattolica, senza il minimo dubbio. Del resto è la religione di stato. Sono stato io ingenuo a pensare diversamente.
Faccio notare che questo nostro modo di fare si riflette anche nella scuola pubblica. Se ci pensate, a scuola gli insegnanti di religione (salvo rare eccezioni) sono di due tipi: o ci si trova il prete (vero o mancato), più o meno bravo a comunicare, ma il cui insegnamento verte solo sui principii del cattolicesimo, o l'insegnante che vuol fare Amici (quello di alcuni anni fa, non l'obbrobrio di ora). E che quindi l'argomento religioso (sempre comunque quello cattolico) lo sfiora solo, in modo da attrarre l'interesse dei ragazzi in maniera indiretta.
Personalmente mi sarebbe piaciuto molto di più se nell'ora di religione che facevo a scuola la mia professoressa mi avesse parlato di TUTTE le religioni, spiegandomene le basi come se si studiasse filosofia. Perché alla fine una religione è una filosofia, e allora perché non fare così, invece di fare sorbire anche a scuola le prediche che si evitano non andando in chiesa...

2 commenti:

alessandra ha detto...

Ciao Dave! su questo nn sono totalmente d'accordo..come spesso accade, la qualita' e la quantita' di cio' che ci viene trasmesso dipende fortemente da chi lo fa. nel mio caso,ad esempio,pur avendo avuto un insegnante di religione Sacerdote, in aula nn si e' parlato solo di cristianesimo. Probabilmente sono stata fortunata, o piu' semplicemente mi sono trovata in una classe in cui un semplice insegnante di religione aveva stesso valore di uno di lettere o matematica...nn dimenticare che spesso sono gli studenti a decidere le sorti di un corso...ed il problema serio e' che in questa societa', della religione importa solo a qualche individuo (oltre,naturalmente ai fedelissimi di eta' avanzata).La scelta di pubblicare solo libri sulla religione cattolica secondo me e' solo commerciale e punta ad un target di persone di una certa eta' che credono da sempre nel cattolicesimo e per cui da sempre, la loro, e' LA religione per antonomasia.

Beren ha detto...

Sì, sulla scelta editoriale la penso allo stesso modo, infatti ho sottolineato che ero io ingenuo ad aver pensato a qualcosa di diverso. Per quanto riguarda gli insegnanti, di solito quelli di religione sono snobbati, è un dato comune, che ha le sue eccezioni. Evidentemente sei stata fortunata sia in un senso (insegnante), sia nell'altro (interesse della classe). Credo che a questo atteggiamento dei ragazzi contribuisca il fatto che da noi la Chiesa è molto presente, e ciò genera spesso una reazione contraria (tipo terza legge di Newton...) che è vista come affrancamento, libertà.