18 ottobre 2006

Una malattia contro natura

Ho sempre detto che l'omosessualità è una malattia e soprattutto che è una cosa non naturale.
Ecco, vi consiglio di leggere qui di seguito, magari mettendo anche in play...


L’omosessualità come collante sociale. È questa, in sintesi, la riflessione di Joan Roughgarden della Stanford university, che contesta l’idea secondo cui i rapporti fra persone dello stesso sesso tenderanno a scomparire prima o poi, perché non avrebbero senso dal punto di vista evolutivo. La biologa mette in discussione la teoria darwiniana della selezione sessuale e preferisce parlare di selezione sociale.

“Ciò che spinge gli animali a mostrare con fierezza i propri attributi genitali non sarebbe solo l’istinto di accoppiarsi per riprodursi, ma quello di affermare la propria identità e posizione di predominio sui simili, di riconoscersi parte di una comunità”, scrive la Roughgarden. Nel caso delle scimmie bonobo, per esempio, le femmine che non hanno tutti i giorni contatti sessuali con le loro pari non si integrano nei gruppi che controllano l’accesso al cibo e forniscono la protezione necessaria per crescere la prole.

Questo comportamento non si limita ai primati: sarebbero 300 le specie di vertebrati che lo adottano. Sembra quindi che l’omosessualità abbia una base genetica e un significato adattativo oltre che sociale. Sarebbe una caratteristica che aumenta le probabilità di sopravvivenza.


Notizia da internazionale.it, ma ne ha parlato ieri anche Tg Leonardo. Riporto il testo del servizio:

Tra i montoni delle montagne rocciose, nelle comunità di giraffe africane, nei gruppi di bonobo, come fra i delfini, le orche assassine, le balene grigie e i lamantini indiani, l'omosessualità è un comportamento frequente, diffuso, normale e funzionale all'organizzazione sociale degli animali.
Il fatto, dunque, che sia ritenuta ancora oggi, dalla comunità scientifica, una devianza, un comportamento eccezionale che esula dalla naturale funzione riproduttiva della sessualità, inizia a sembrare un limite nello studio della vita dei vertebrati.
Neppure la rassicurante semplicità delle darwiniane teorie evolutive riesce a mantenere il genere umano al riparo da una inquietante certezza: la società è un sistema molto complesso, così complesso da non essere spiegabile totalmente da nessuna legge.
Una vistosa evidenza di ciò sta negli studi sviluppati negli ultimi 15 anni da scienziati biologi ed etologi su animali di tutto il mondo.
Joan Roughgarden, docente di biologia all'università californiana di Stanford, è convinta che se la natura non ha fino ad oggi eliminato l'anomalia dell'omosessualità, attraverso la selezione naturale, è perché fa parte della vita degli animali, ha una funzione stabilizzante nei legami sociali, garantisce il mantenimento della convivenza pacifica, ed è un modo di creare complicità e confidenza fisica, proprio come la reciproca pulizia del pelo, molto diffusa fra i primati, ma con in più l'aspetto della piacevolezza.
Ha scritto un testo, "Evolution's Rainbow", che si propone di ribaltare le teorie darwiniane in materia di sessualità, ma non solo: la scienziata si spinge a sostenere che, entro i prossimi 50 anni, anche l'uomo tornerà al modello osservato tra i primati, abbandonando quella che, a suo dire, è l'artificiosa distinzione tra eterosessuali e "omo".

17 ottobre 2006

I nuovi fascisti

E' stato presentato oggi alla Festa del cinema di Roma il film di Corrado Guzzanti "Fascisti su Marte", risultato del collage dei vari sketch mandati in onda alcuni anni fa su Rai Tre.
A ricordarci che non si tratta di cose così lontane ci pensano alcuni simpatici ragassuoli di Reggio Emilia.

Italia nel Consiglio di Sicurezza

Finalmente ieri l'hanno detto: l'Italia siederà provvisoriamente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU.
La notizia non è per me una novità, dal momento che i blogger di Italian Blogs for Darfur, me compreso, già lo sapevano da alcune settimane!
E già da un po' di tempo si stanno impegnando per contattare personaggi dello spettacolo e politici vari e raccogliere le loro adesioni all'appello.
Data la notizia, l'iniziativa assume ancora maggiore significato, perché sensibilizzare i nostri politici sul tema significa contribuire a portare nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU una voce in più che spinga per la risoluzione del massacro.

12 ottobre 2006

Cartelli simpatici

Ogni tanto mi mandano mail simpatiche di vario genere. Ne posto una che mi arrivò un po' di tempo fa e che ho appena riletto.

(In due panifici)
QUANDO VI DIVENTA DURO VE LO GRATTUGIAMO
GRATIS -
E META' CE LO TRATTENIAMO
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PANE FRESCO
CALDO

(In due macellerie)
DA ROSALIA - TACCHINI E
POLLI, A RICHIESTA SI APRONO LE COSCE
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CARNE BOVINA OVINA CAPRINA SUINA POLLINA E CONIGLINA

(In tre pollerie diverse)
POLLI ARROSTO ANCHE VIVI
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SI AMMAZZANO
GALLINE IN FACCIA
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SI VENDONO UOVA FRESCHE PER BAMBINI DA SUCCHIARE

(In un negozio di fiori)
SE MI CERCATE SONO AL CIMITERO (VIVO)

(Nell'autofficina)
VENITE UNA VOLTA DA NOI E NON ANDRETE
MAI PIU DA NESSUN' ALTRA PARTE

(Dal fioraio)
SI INVIANO FIORI IN TUTTO IL MONDO VIA FAX

(Genere derattizzanti)
QUI ULTIMA CENA PER TOPI

(C'è anche la ferramenta)
GRANDE OFFERTA: SEGA A DUE MANI E A DENTI STRETTI: 50 EURO

(Alla lavanderia)
SI SMACCHIANO ANTILOPI

(Dal ciclista)
SI RIPARANO BICICLETTE ANCHE ROTTE

(Sul citofono in una caserma dei Carabinieri)
ATTENZIONE PER SUONARE
PREMERE,
SE NON RISPONDE NESSUNO RIPREMERE

(In una palazzina in vendita con officina artigianale sul retro)
SI VENDE
SOLO IL DAVANTI,
IL DIDIETRO SERVE A MIO MARITO

(E infine... Gran finale, negozio di mangimi)
TUTTO, VERAMENTE TUTTO,
PER IL VOSTRO UCCELLO

11 ottobre 2006

Comunicazione di servizio

Chiedo cortesemente ai visitatori del blog di indicarmi se vedono l'immagine in alto, all'inizio della pagina, dove si trova il titolo del blog. Perché io da un po' non la vedo, e vorrei capire cosa succede.
Grazie.

10 ottobre 2006

Altre notizie dal Darfur

Linko da SaveTheRabbit:

ANCORA VILLAGGI ATTACCATI IN DARFUR, CON L’AIUTO DEL GOVERNO SUDANESE E DELL’ONU.

Era il 1999 quando Massimo D’Alema, senza mandato dell’ONU e senza che nessuna risoluzione della stessa fosse stata violata dalla Serbia, inviò i nostri aerei a bombardare Belgrado, per evitare che nuove fosse comuni venissero coperte, così come era successo in Bosnia.
Ora, evidentemente, ben lungi dal desiderare il bombardamento di Karthoum, siamo dinanzi a un esplicito caso di discriminazione. Migliaia di morti africani in Darfur, fanno meno impressione alla comunità internazionale, che non ha il coraggio di svincolarsi dal gioco della Cina e della Russia e di costituire un’alleanza dei Paesi Democratici per porre fine allo sterminio in atto nella regione del Darfur.

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03 ottobre 2006

Diretta dei Premi Nobel 2006

Ho appena scoperto che, dal questa pagina del sito http://nobelprize.org/, sarà possibile seguire l'assegnazione del premio Nobel per la Fisica 2006. L'inizio è previsto per le 11.45 di oggi, 3 ottobre. Magari, se mi sarà possibile, in seguito potrei spiegare più precisamente le motivazioni.

Strane chiavi di ricerca

Inauguro oggi una rubrica, ispirata dal buon Herakleitos. Osservo infatti che molta gente arriva su questo blog dopo aver inserito nel motore di ricerca frasi alquanto strane, e talvolta ho l'impressione che abbiano luogo fenomeni alquanto curiosi, riflesso magari di effetti di ridondanza delle notizie, comuni per la rete.
Tempo fa ad esempio parlai di un simpatico giochino (deathclock) che, a partire dalle risposte ad alcune domande sulle proprie abitudini, "calcola" esattamente quando (e come!!!) chi l'ha fatto morirà. A partire da metà settembre ho notato che iniziavano a venire persone con chiavi di ricerca come: "quando morirò test", "quando moriro", "quando morirò", anche seguito da 1 o 2 punti interrogativi...mi viene da pensare che magari da qualche parte, in televisione o in qualche sito in rete, si sia parlato di questo giochino, cosicchè alcuni abbiano pensato bene di cercarlo in rete e di provarci.
C'è poi chi, sulla scia della vittoria ai mondiali, cerca "ora ridateci la gioconda", o alla romana "aridateci la gioconda", o addirittura associa "cannavaro e la gioconda".
Certo, se devi cercare "http://luthienberen.blogspot.com/", a questo punto digitalo direttamente sulla barra degli indirizzi, no? :)
E non sa, chi ha cercato "anti Gino Strada", che si è confuso con un altro tizio vissuto duemila anni fa?
Noto anche una certa vena sadomaso, con frasi come "ambientalisti norvegesi sesso sul palco" e "militari che si succhiano". Non so se mi stupiscano di più le chiavi di ricerca, o il fatto che con esse siano arrivati sul mio blog...anche "lecca cuccioli allo schermo" mi lascia più di un dubbio.
Per finire, c'è chi cerca "immagini simpatiche di lotta"...e passi, "immagini simpatiche pistoni"...sarà, ma "immagini simpatiche aids"!!!

27 settembre 2006

Tagliamo la testa...all'Idomeneo

Ecco l'ennesimo esempio di pecorina autocensura (leggi cacazza) per "rispetto" verso alcuni fanatici. Peccato che, anche se l'allestimento può essere ritenuto più o meno artisticamente valido, si tratti comunque della nostra cultura, e dell'opera di uno dei più importanti compositori della storia!!!

Nella foto, Mozart che sbianca leggendo la notizia sul giornale.

25 settembre 2006

Opportunismo per il Darfur

Approfitto dell'immane afflusso di contatti che sta avendo il mio blog a causa di un link su un post di Attivissimo per ricordare dell'iniziativa di Italian Blogs for Darfur. Si può firmare una petizione online per chiedere ai maggiori telegiornali di dare più spazio alle notizie riguardanti la tragedia del Darfur. Per maggiori informazioni su cosa accade in quella regione del Sudan, potete andare, per esempio, qui, dove potete anche aderire all'iniziativa, se avete un blog.

23 settembre 2006

Il coraggio di Report per smentire...Enrico Lucci

Forse qualcuno ricorderà un servizio di qualche anno fa di Enrico Lucci per le Iene, in cui mostrava alcuni aspetti discutibili o strani della vita quotidiana negli USA, intercalandoli con l'ironica citazione di una frase che suo zio era solito ripetere: "Gli Stati Uniti sono più avanti di noi!".
Ebbene, domani Report ci proporrà un filmato, Confronting the evidence, che espone tesi complottiste sull'11 settembre. Ma, come fa notare Attivissimo in questo post, il filmato risale a due anni fa, col risultato che molte delle tesi che propone sono ormai obsolete (vuoi perché ampiamente smontate dai debunker, vuoi perché non rispecchiano più la situazione attuale) e non sono neanche più sostenute dai maggiori siti complottisti statunitensi!
C'è da chiedersi dunque perché Report lo mostri ora; che lo faccia per dimostrare che Enrico Lucci sbagliava e che gli Stati Uniti sono più avanti di noi?

Enrico Lucci e Milena Gabanelli, protagonisti della titanica contesa!!!

21 settembre 2006

Tempi duri per i pedofili

Ah, questi politici thailandesi. Con questa fissazione per il potere fanno colpi di stato, e rendono instabile la situazione nel paese. Ovvio poi che in Italia le autorità sconsiglino di recarsi in Thailandia. Ma come fa ora un povero pedofilo, mi chiedo io. A lui nessuno pensa?

18 settembre 2006

Giornata mondiale per il Darfur

Era ieri, non oggi, ma ne approfitto per ricordare che è possibile sottoscrivere grazie a ItalianBlogs4Darfur un appello ai media italiani per chiedere loro di rivolgere maggiore attenzione verso questa tragedia.
E' anche possibile sottoscrivere due petizioni online, di Human Rights First e di Amnesty International.
Riporto infine un articolo de La Stampa di ieri, citato anche da IB4D:

TRAGEDIA DIMENTICATA. A GEREIDA LA PIÙ GRANDE CRISI UMANITARIA DEL PIANETA VIENE IGNORATA DA TUTTI E UN’INTERA POPOLAZIONE SI SENTE TRADITA DALL’ONU CHE NON RIESCE A MANDARE I CASCHI BLU
Darfur, prigione a cielo aperto
Centotrentamila profughi abbandonati agli squadroni della morte 17/9/2006
di Chaterine Simone

Un guerrigliero del DarfurGEREIDA (Sud Darfur). Seduto in una povera capanna di frasche, un mazzo di fiori di plastica e un mangiacassette posati su un tavolino, Adil, il giovane re dei Massaliti, dice che sì, ha passato un brutto quarto d’ora. Turbante bianco, occhiali scuri, il «monarca» parla lentamente, in un inglese approssimativo. «Hanno persino cercato di rubarmi il satellitare», s’indigna. In Africa l’autorità dei re tribali non è più quella d’un tempo. Adil è re per caso. Il vero monarca, suo cugino, è partito da Gereida di buon mattino, lavora a Khartoum come ufficiale di polizia. Il primo settembre, all’alba, Gereida, piccolo centro del Far West sudanese, nell’estremo Sud Darfur, è stato attaccato da una dozzina di uomini. Massaliti, la tribù predominante nella regione, la stessa governata dal giovane Adil. Ma, come dice il re a interim, «senza soldi non c’è potere». Quella mattina i colpi d’arma da fuoco hanno svegliato la città, provocando «da due a quattro morti, secondo le fonti», precisa il governatore di Nyala. Tre feriti sono all’ospedale, uno è grave. Tutti contro tutti Per il Darfur è nulla, ma l’incidente è di cattivo auspicio. Per la prima volta, a Gereida, i Massaliti hanno attaccato gli Zaghawa, un’altra tribù tra le più influenti del Darfur. Tutti i combattenti facevano parte dell’Armata di liberazione del Sudan (Als) e più precisamente della fazione principale, comandata da Minni Arku Minnawi, un Zaghawa. E allora? Neri contro altri neri. Neri nel Darfur? In Sudan nulla è semplice. Dallo scoppio del conflitto, nell’aprile 2003, quando i combattenti dell’Als insorti contro il potere centrale e la sua politica discriminatoria, condussero il loro primo attacco di rilievo, contro l’aeroporto di El Fasher, capitale del Nord Darfur, l’Onu ha contato 300 mila morti e circa 2,5 milioni di profughi. Fin lì la tragedia sembrava uno scontro fra gli «arabi» e gli «africani» del Darfur, il regime arabo-islamista di Khartoum, sede del potere centrale, e le milizie janjawid, alla lettera «cavalieri demoniaci», per terrorizzare i villaggi e cacciare i contadini dalle loro terre. Poi le cose si sono complicate. «All’inizio - spiega un funzionario dell’Onu di stanza a Nyala - il conflitto contrapponeva l’esercito governativo ai ribelli dell’Als. Ma dopo l’accordo di pace di Abuja (siglato il 5 maggio fra il governo e la principale fazione, comandata da Minni Minnawi), la ribellione si è frammentata. Al Nord, nella regione di El Fasher, la guerra divampa fra i partigiani Zaghawa di Minnawi e i combattenti Four di Abdel Wahid Al Nur, capo della fazione minoritaria dell’Als, che non ha sottoscritto gli accordi di Abuja. E gli stessi Four sono divisi fra i seguaci di Adbel Wahid e quelli del suo ex braccio destro, Abdel Charfi». È chiaro che, con la fine delle piogge, scoppierà il caos nel Darfur, provincia sudanese grande come la Francia, abitata da 7 milioni di persone. Nessuno protegge i villaggi e i profughi ammassati nei campi di raccolta. I dirigenti della fazione dominante dell’Als hanno altre priorità. Dopo la pace con Khartoum Minni Minnawi è stato promosso «consigliere speciale» del presidente Omar al-Bashir, suscitando invidie e rancori tra i vecchi amici dei tempi della rivolta. Sul terreno «è il caos», conferma un diplomatico europeo. Fra i firmatari di Abja e i dissidenti, fra i guerriglieri pentiti e gli irriducibili, si aprono nuovi fronti. Si moltiplicano attacchi e rappresaglie. I 7.000 soldati dell’Unione africana, che a fine settembre dovrebbero ritirarsi, stanno a guardare. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato, il 31 agosto, l’invio di caschi blu. Ma Khartoum non vuole e il dispiegamento dei soldati della pace appare sempre più improbabile. Vietato girare disarmati Di fatto, al di fuori dei grandi agglomerati, spesso tenuti dalle forze governative, la maggior parte della provincia è stata dichiarata, con il motivo della crescente insicurezza, off limits alle organizzazioni umanitarie. Dopo che i raid janjawid li hanno privati dei loro campi, centinaia di migliaia di sudanesi ora sono privati di ogni soccorso. Il governo intende inviare ingenti rinforzi militari a Nyala e, soprattutto, a El Fasher. La decisione prelude forse a nuovi massacri che, potrebbero, stavolta, essere perpetrati su più ampia scala e a porte chiuse? Le minacce alla stampa straniera e le sanzioni recentemente decise da Khartoum contro le ong possono lasciarlo credere. «Non posso più nemmeno entrare nella regione dove lavoravo fino a 6 mesi fa: attorno al villaggio di Korma, le truppe dell’Als fanno muro», testimonia Claire Allard, che è stata ad Al Fasher dal luglio 2005 al marzo 2006. Responsabile dell’aiuto alimentare per l’ong francese Acf, Action cointre la faim, è arrivata a Gereida il 1° giugno. Più o meno contemporaneamente ai nuovi profughi del Darfur Sud, in fuga dai janjawid. Gereida è un piccolo centro dimenticato di 20 mila anime che ha visto crescere a dismisura i suoi abitanti con l’arrivo dei rifugiati. In due anni è diventato il più grande campo profughi del mondo: 130 mila persone, ai limiti della sopravvivenza. Con solo 6 ong, fra cui la Croce Rossa internazionale, incaricate di provvedere ai bisogni più urgenti, cibo, acqua potabile, un minimo di medicinali. «C’è almeno un fattore di stabilità - osserva l’intrepido impiegato locale dell’Acf - quasi tutti i profughi sono Massaliti. Fossero stati di origini diverse, come al campo di Kalma, la situazione sarebbe già esplosa». Gereida è un’isola nella campagna verde e deserta, dove i civili disarmati non osano nemmeno avventurarsi. Una prigione a cielo aperto, che è il destino comune alla maggior parte delle città del Darfur. Perché l’Onu non arriva? Abugasim Jibril Ibrahim, l’uomo più ricco di Gereida, è preoccupato. «Bisogna che ci difendiamo da soli, perché nessuno ci protegge. Abbiamo bisogno di armi», ripete senza posa. Seduto su uno sgabello di corde incrociate, sotto a un albero lungo la strada, Abugasim, ha una settantina d’anni. Indossa una djellaba bianca e un turbante tradizionale, ha calzini grigi flosci e sandali di plastica. Accanto a lui una stampella. Ad aprile è stato ferito dai janjawid sulla strada di ritorno da Nyala. Prima della guerra aveva una mandria di 157 vacche, terre, negozi, magazzini e camion. «Sarei ancora ricco se avessi fatto scorte di acciaio e di macchinari», spiega. Del suo bestiame, razziato, non resta nulla. «Il Darfur è povero - prosegue - e la sua sola ricchezza è il commercio. Ma non possiamo più muoverci: le piste non sono sicure. Finché ci sono le ong ce la caviamo. Ma l’Onu dovrebbe decidersi a mandare i soldati. Lo dica, è urgente. Se i janjawid assaltano la città chi li ferma?». Nato a Gereida, anche lui commerciante, Fakhr Adeen Mussa è incaricato di raccogliere «l’imposta» versata all’Als dai mercanti della città. «Quindici milioni di lire (circa 5.200 euro), ogni mese». «Chi rifiuta di pagare viene minacciato di finire in carcere», aggiunge. Peraltro questo non garantisce la sicurezza. «Questa guerra è un brutto colpo per gli affari», sospira. Un suo fratello è stato ferito dai janjawid e il suo camion «depredato, a due riprese», dai Fellata e dai Mahedin, due tribù «arabe» della regione. Prima del conflitto Fakhr Adeen Mussa aveva una dozzina di impiegati. Gliene restano sei, e non è male. Perché chi era diventato milionario affittando a peso d’oro alloggi alle ong oggi si ritrova su lastrico, come la maggior parte dei rifugiati. Oggi, a Gereida, non ci sono più il bestiame, i campi e i commerci che davano lavoro. Il primo imprenditore è la Croce Rossa che ha arruolato oltre 200 locali, fra cui qualche donna. Sottosviluppo cronico «Devono aiutarci a costruire scuole, ospedali e strade»: Abugasim sogna a occhi aperti. Quando era ragazzo, nei primi Anni ‘50, in Sudan c’erano 23 scuole secondarie, di cui una sola in Darfur. A fine 2002 la provincia aveva solo 160 chilometri di strade asfaltate, non opera dello stato ma dalla Banca Mondiale, negli Anni ‘70», scrive Gérard Preunier nel suo libro «Le Darfour, un génocide ambigu», Le Table ronde, 2005. L’opera, che traccia la storia dell’antico sultanato, offre mille esempi dell’«assoluto sottosviluppo» nel quale i regimi succedutisi a Karthoum hanno lasciato questa provincia, già base di tutti i commerci. A Gereida, dove le case non si distinguono in nulla dalle capanne dei profughi, la miseria è immensa, ma l’ordine regna nei «quartieri», nati in base ai villaggi d’origine. Il mezzo degli aiuti umanitari fa il suo giro. Se tutto va bene, Acf distribuirà, in dieci giorni, cibo sufficiente per un mese. La clinica della Croce Rossa, aperta nel 2004, assiste da 500 a 600 pazienti al giorno, relativamente pochi rispetto ai 700 dei mesi «caldi», aprile e maggio. Le donne, con i loro bambini, sono più numerose. Le patologie respiratorie sono il problema più comune. E gli stupri. Le donne vanno a cercar legna da ardere in campagna e sono assalite. Gli uomini non ci vanno. «Una donna rischia l’aggressione, ma un uomo rischia la morte», dice Hanane Alì, sorella dello «sceicco» del quartiere Dito, ripetendo quello che tutte le donne del campo hanno imparato a dire agli stranieri.

15 settembre 2006

Crollo delle Twin Towers - La parola di un esperto

Leggendo i commenti di una notizia su Fisicamente, ho letto l'intervento di un ingegnere strutturista che fa delle osservazioni sulla dinamica del crollo delle Torri Gemelle. E con tutte le chiacchiere da bar-11-settembre che si sentono in giro, ritengo utile riproporre i suoi due interventi, che si distinguono per pacatezza e mancanza di faziosità:

Sono un ingegnere strutturista. Con questo ovviamente non ho la verità in tasca ma non trovo convincente, limitandomi a commentare il crollo, la teoria delle esplosioni controllate. Le lesioni dei pilastri dopo l'impatto hanno tuttavia lasciato integro quanto c'era sopra. Quando, causa l'incendio, i rimanenti pilastri del piano lesionato hanno ceduto tutta la "punta" è venuta giù e i vari solai hanno ceduto a cascata. Tenete presente che solai per uffici reggono più o meno 600 chili al metro quadrato e collassano (sempre indicativamente) per un carico circa tre volte superiore; figuaratevi se ci arriva sopra qualcosa come il peso di una decina (o più) di piani di un grattacielo, peso amplificato a dismisura dal carattere impulsivo dell'impatto. Si saranno innescati poi ulteriori meccanismo di collasso; per esempio le colonne, non più trattenute lateralmente dai solai saranno andate soggette a instabilità per carico di punta. Per una disamina migliore bisognerebbe conoscere nel dettaglio la struttura portante, naturalmente, e produrre complicate simulazione con programmi agli elementi finiti. Io mi limito a parlare sulla base di quella che è la mia esperienza, per quello che vale.Tra l'altro nel crollo, la "punta" non è inizialmente venuta giù per moto rettilineo dall'alto verso il basso ma nei primi momenti ha ruotato, schiacciando sulla parte lesionata come ci si doveva aspettare; in alcune immagini, fatte vedere in questi giorni, si vede abbastanza bene come l'asse del grattacielo disegnasse una linea spezzata nel momento di incipiente collasso. Gli sbuffi che si vedono fuori uscire dalle finestre durante il crollo li posso spiegare come aria che viene compressa da quanto sta crollando, come l'aria che in un cilindro è compressa da un pistone.

Insomma applicando il rasoio di Okkam cosa è più semplice? Che il crollo sia avvenuto causa l'impatto di un aereo gigantesco o perchè avevano in precedneza minato le colonne portanti?

Un po' strano mi appare invece il crollo del terzo edificio.

Dove si possono nutrire perplessità è sull'abilita di neofiti a pilotare con tanta precisione aerei di tal fatta; ho però visto intervistare piloti (non ricordo su che rete, pochi gioni fa comunque) che spiegavano come la cosa non fosse così impossibile. Ma qui non so che dire non avendo esperienza di pilotaggio di aerei...

Ciao
Marco (dal Trentino)

e ancora:

A completamento del mio predente intervento va sottolineato che NON è la temperatura di fusione dell'acciao il parametro da considerare per la crisi di una struttura. Una trave in acciaio (per esempio il classico Fe36 delle costruzioni civili) a 700°C di temperatura "collassa" con un carico pari a circa il 25% di quello a temperatura ambiente! La crisi della struttura può avvenire anche molto prima dei 700 gradi se il carico applicato è superiore a quello critico per una data temperatura. Non dobbiamo pensare che una struttura vada in pezzi solo se le sue travi sono fuse.Inoltre la dilatazione del ferro è più o meno impedita dalle giunzioni con gli altri elementi e questo può innescare classici fenomeni di instabilità (carico di punta, imbozzamento, svergolamento delle sezioni, effetto "P-Delta"... scusate i tecnicismi) per cui una struttura portante (trave o pilastro) può cedere sotto carichi sorprendemente bassi rispetto a quelli teorici per cui era stato pensato.

Per quanto attiene il peso che "non aumenta per magia" bisogna fare attenzione; l'urto (sto pensando alla "punta" della torre che si schianta sui piani inferiori) è un fenomeno di tipo impulsivo per cui una forza (il peso, in questo caso) ha la capacità di aumentare a dismisura il suo effetto. Gli effetti dinamici (prodotti da cose che si muovono) possono essere devastanti; per fare un esempio che non c'entra niente col fatto ma rende l'idea, nei ponti il peso di un camion va amplificato del 40% per il solo fatto che si muove e non sta fermo! Secondo voi un vento di 65 km orari può sbriciolare un ponte in acciaio e calcestruzzo? Ebbene è successo (Ponte di Tacoma, 1940) per effetti "secondari" (si fa per dire, viste le conseguenze...), ora ben conosciuti.

Tenete ancora presente che i singoli piani (solai) sono carta velina per delle strutture (la "punta" delle Torri Gemelle) che gli piombano dall'alto in quel modo; niente di strano che cedano di schianto. Sarebbe incredibile il caso contrario. Eppure questa "carta velina" ha l'effetto importante di legare a sè i pilastri. Venendo a mancare tale abbraccio i pilastri si trovano improvvisamente "nudi" e possono collassare con carichi molto molto bassi (carico di punta).

Ci sono ottime ragioni, senza avere visto gli atti dell'inchiesta, per pensare che il crollo delle Torri Gemelle sia avvenuto proprio secondo la spiegazione ufficiale. E' la cosa migliore che abbiamo, a mio parere. Eventuali complotti dovrebbero essere meglio provati, ben oltre qualche fotogramma preso qui e là ed ampiamente insufficienti per demolire la spiegazione del crollo come conseguenza dell'impatto degli aerei. E' una situazione che mi ricorda quella della presunta cospirazione per cui la NASA non sarebbe mai andata sulla Luna, tesi che nessun astronomo condivide.

Questo non toglie altre stranezze alla vicenda, sottolineate in vari interventi (l'abilità dei piloti principianti, la CIA o FBI che non legge -diciamo così- le informative, la vendita del ferro, gli imbarazzanti -aggiungo io- rapporti d'affari tra i Bush e la famiglia di Bin Laden ecc.). Eppoi Bush jr mi appare troppo idiota per architettare piani così diabolici; d'accordo direte voi è un fantoccio manovrato da altri.

Insomma, almeno per quanta riguarda il fatto tecnico del crollo delle Torri Gemelle, non riesco a vedere verità alternative a quelle ufficiali. Ovviamente se un giorno ci saranno prove stringenti (purché lo siano davvero) del contrario mi ricrederò.

Marco (dal Trentino)

Come nota, aggiungo che nessuno, cioè nè il moderatore (che è un fisico) nè qualcun altro si è preso la briga di rispondere alle sue osservazioni.

13 settembre 2006

Alcune spiegazioni

Scrivo in risposta a un post di Feanor.

Innanzitutto ti ringrazio per l'articolata risposta, non pretendevo tanto. Ti assicuro che non mi ero risentito per quello che avevi scritto, semplicemente non ero sicuro di aver capito ciò che intendevi dire.

Credo che vedere un blog non sia sufficiente a giudicare una persona, per un semplice fatto: manca la conoscenza di quelle che sono vicende personali che mai hanno trovato posto tra i post. Se leggi l'URL del blog, o il suo titolo, ti accorgerai che manca qualcuno all'appello. Nel proposito iniziale, infatti, anche la mia ragazza (la mia Luthien) avrebbe dovuto contribuire, e nella mia idea originale sarebbe dovuto essere uno spazio da coltivare in comune. Se poi pensi che abbiamo letto TUTTO il Silmarillion insieme, puoi ben capire il perché della scelta dei nick. In seguito lei si è tirata indietro perché non aveva voglia di scrivere in rete, e così mi ha lasciato solo in questa "attività".

Dire che la mia visione è permeata da un filo-americanismo e da una non celata simpatia per Israele non è del tutto corretto nella sua prima parte: semplicemente non ho un'antipatia a priori verso gli USA; e nell'ultimo anno, a partire dalla bufala di Rainews24 sul fosforo bianco a Falluja, ho potuto invece constatare come esista un'informazione il cui interesse sia solo il far propaganda, cercando di propinare all'uomo medio (che tendenzialmente accetta queste notizie senza verificarle) cose che non stanno nè in cielo nè in terra, per quanto sono inverosimili, se esaminate con un occhio critico.
Ne sono una dimostrazione anche i recenti avvenimenti in Libano. Non hai idea delle bufale che ci hanno propinato riguardo i "crimini" di Israele durante questa guerra. Alcuni blogger le hanno sistematicamente messe in evidenza, se vuoi ti posso indicare un sacco di link. Alla luce di questo, non può che essermi più simpatico Israele, la cui posizione estremamente delicata non potrà mai essere realmente compresa da un occidentale come me o come te, col sedere su una comoda poltrona e senza avere qualcuno che ci odia profondamente a poche decine di chilometri di distanza.

E dalle mistificazioni arrivo al mio link al sito di Galileo 2001. Perché è evidente l'assonanza tra le bufale basate su notizie smentibili da qualunque tecnico esperto (di fosforo bianco o di Photoshop che sia), e gli allarmismi di tipo ambientalista (guardacaso sostenuti dalla stessa parte politica che si bea della malvagità degli amerikani).
Riguardo Odifreddi, ti do ragione, nel senso che, pur avendone parlato in un mio post, non mi sta troppo simpatico per la sua eccessiva supponenza. Ma d'altro canto lui non mi risulta faccia parte di Galileo 2001.

Sai, il titolo del tuo post (ma sicuramente ne sei conscio) contiene un ossimoro: la scienza non è oscurantista per definizione. Essa si pone semplicemente l'obiettivo di spiegare frammenti di realtà per quanto concesso alle capacità umane, e non può andare oltre. Uno scienziato onesto lo sa. Oscurantista è chi, arrogandosi una posizione di predominanza culturale, morale, o pseudoscientifica, vuole imporre un sapere non avallabile tramite la scienza.

12 settembre 2006

11 settembre e Matrix

Non sarebbe stato male riprendere a postare con qualche riflessione su ciò che accadde 5 anni e un giorno fa, ma non è stato possibile.
Ero comunque certo di una cosa: alla termine del mancato post avrei raccomandato a chi leggeva, per rispetto verso le migliaia di persone che persero la vita quel giorno, di dare un'occhiata alle inchieste di Paolo Attivissimo e di Aribandus sull'11 settembre, volte a smentire le tesi cospirazioniste che attribuiscono a membri del Governo degli USA la responsabilità di quelle morti.
Mi sembra doveroso, perché tali tesi si sono diffuse grazie ad alcuni siti e, recentemente, a filmati che cercherebbero di dimostrare che la tesi ufficiale mira a nascondere la verità, ovvero che tutto ciò che accadde quel giorno farebbe parte di una ben precisa strategia.
E dunque, parlare e diffondere la conoscenza di questi siti mi sembra essenziale per impedire che persone anche ben intenzionate, ma magari ingenue, si facciano prendere in giro da certa gente. Perché in realtà nessuno ha il tempo di andare a verificare ciò che trova scritto, per cui si tende a dare per buono ciò che si legge, e ci si convince che le cose stiano proprio così.

Ieri, in seconda serata, c'era una puntata di Matrix in cui si riparlava di queste tesi cospirazioniste, con Giulietto Chiesa e Maurizio Blondet da una parte e Jas Gawronski e Alessio Vinci dall'altra. Non entro nel merito delle argomentazioni esposte, ma mi limito a fare alcune osservazioni sui due ospiti "complottisti". Il modo in cui hanno condotto il dibattito e risposto alle domande che gli si faceva per motivare le proprie posizioni mi è sembrato chiaramente esemplificativo dell'atteggiamento comune tra chi crede in queste tesi alternative.
La parola magica è proprio questa: "alternativo". Le persone (Chiesa e Blondet) che vedevo in trasmissione mi sembravano pronte a tutto pur di contraddire la posizione ufficiale del governo USA sui fatti di quel giorno. Fregandosene della coerenza delle proprie! Perché ci si aspetterebbe che chi decide che una versione non gli piace ne debba avere a disposizione una ALMENO altrettanto convincente e completa. Ma non è così.
Si sono toccati momenti di pura assurdità logica: secondo Chiesa nessun aereo ha colpito il Pentagono, e quando gli hanno chiesto di spiegare che fine dovesse aver fatto il velivolo con le 67 persone che aveva bordo, ha avuto il coraggio di dire: "non lo so, devono spiegarmelo loro"!!!
Capito? Quindi: io mi faccio la teoria alternativa, e voi mi tappate i buchi. Più comodo di così... (sul sito di Matrix, potete trovare il passaggio nella Parte 4 al minuto 10'50").
Altra perla che prova ciò che scrivevo riguardo l'esigenza di negare sempre e comunque la versione ufficiale: parlando del volo precipitato in Pennsylvania, Chiesa mette in dubbio che il segno lasciato sul terreno "corrisponda a un aereo di quelle dimensioni" (ma che ne sa lui di che segno lascia un aereo? lasciano tutti lo stesso segno? non dipenderà da carico, inclinazione, velocità, terreno...?), arrivando a dire che non è caduto lì, ma da un'altra parte.
Mentana: "Perché?"
Chiesa: "Non lo so."
Provare per credere: Parte 5, 6'00".

17 luglio 2006

Sulla guerra israelo-libanese

L'ottimo Wellington ci parla della situazione attuale con la solita lucidità, vale davvero la pena di leggere il post, e di prestare attenzione anche all'update.


Di guerra, pace, razzi e terrorismo.

A coloro i quali non avessero ancora capito quanto è seria la recente escalation militare tra Israele e (si fa per dire) Libano sarà il caso di far notare che i razzi degli Hezbollah sparati da oltre confine già Giovedì hanno colpito Haifa.

Haifa non è una cittadina di confine o un piccolo Kibbutz, è una grande e importante città nonchè il secondo maggior porto commerciale di Israele, sede tra l'altro di una raffineria e di importanti (nonchè pericolose se bombardate) industrie chimiche. Nell'area di Haifa vivono complessivamente circa due milioni di persone.

continua a leggere

13 luglio 2006

Nuovi link (5)

Credo che tra un po' dovrò dare un ordine ai link che ho messo; intanto ne aggiungo altri due:
  1. il blog di un amico, alias Mikelee. Essenzialmente un diario in rete, con spunti di riflessione sempre interessanti.
  2. il sito di Galileo 2001, associazione per la libertà e la dignità della scienza, che raccoglie importanti firme quali quelle di Nicola Cabibbo e Tullio Regge, e che promuove campagne di informazione e dibattito contro gli allarmismi e le posizioni antiscientifiche presenti nella società. Per maggiori informazioni, consiglio di leggere il manifesto.

12 luglio 2006

...e ora ridateci la Gioconda

Diciamolo: la finale non è stata una bella partita. Abbiamo sofferto molto più di quanto non si sarebbe potuto immaginare, speravo che la Nazionale avrebbe fatto ciò che aveva fatto con la Germania, ma non è stato così. Gli azzurri sono stati bravissimi a reagire allo chock del rigore dato nei primi minuti, e nel primo tempo siamo stati molto pericolosi, ma nel secondo tempo, quando ci si attendeva che venisse fuori la nostra presunta maggiore freschezza atletica, ci hanno messo molto in difficoltà. Henry ha fatto in area nostra ciò che ha voluto, e a mio parere Cannavaro non ha disputato la sua migliore partita, si vedeva che era molto stanco già da metà del secondo tempo. Questo tuttavia non toglie nulla a una vittoria comunque meritata, che ha premiato un gruppo unico nella sua omogeneità e capace di sopperire alle mancanze dei singoli in maniera straordinaria con una voglia e una determinazione che hanno permesso di superare tutti gli ostacoli che si sono frapposti lungo il cammino.

Vorrei però sottolineare un altro aspetto. Chi, come me, nell'82 era piccolo o non ancora nato, è cresciuto in una specie di complesso per non aver assistito all'urlo di Tardelli, o alla mitica semifinale di Messico '70 contro la Germania, ed è vissuto nell'attesa di qualcosa che sembrava non arrivare mai. Ebbene, questi Mondiali hanno restituito la Nazionale alla mia generazione. Meglio, la mia generazione se ne è riappropriata, ora abbiamo anche noi la nostra semifinale Italia-Germania, abbiamo anche noi il nostro urlo liberatorio (quello di Grosso), abbiamo anche noi il nostro "Campioni del mondo". Ora la nazionale campione del mondo appartiene anche a noi, con i suoi Cannavaro, Buffon, Zambrotta, Pirlo, Gattuso, e uno Spirito di Gruppo unico. E questo senza dubbio riavvicina molti al calcio, specie dopo la bufera di questi mesi, che però, sottolineo, appartiene più alla sfera dirigenziale che a quella del gioco in sè.


Un solo appunto, della festa al Circo Massimo non mi è piaciuta molto una cosa, cioè quando Toni, che pure è un giocatore molto corretto, ha fatto cantare tutti in coro "E chi non salta è un francese" sulle note di "Bella ciao". Non mi è sembrato molto rispettoso nei confronti degli sconfitti...ok, erano i francesi, però...

Comunque, in quel momento...ho saltato anch'io...pochino...

07 luglio 2006

Il vero motivo per cui l'Italia ha vinto

Ok, sono in ritardo, ma in questi giorni non ho proprio avuto tempo di postare. In ogni caso, credo che quasi tutti abbiano visto la semifinale con la Germania e abbiano vissuto le intense emozioni che ha dato, nonostante la partita sia stata senza goal quasi fino alla fine. Credo davvero di avere assistito a un pezzo di storia calcistica della nazionale italiana, e ne sono orgoglioso.
Ciò che non tutti sanno, invece, è il motivo per cui abbiamo vinto; ma quali Cannavaro, Buffon e Pirlo, la ragione è che Luthien, pochi minuti prima del goal di Grosso, ha messo sul televisore il troll che vedete nella foto, dalla parte della porta della Germania!!! Ovviamente durante la finale sceglieremo il momento adatto per far entrare in azione il troll, anche se sono sicuro che stavolta riusciremo a battere sonoramente i francesi. Forza Italia, Forza Azzurri!!! :)

PS: aggiungo alcune foto e immagini simpatiche arrivatemi dopo la nostra vittoria.


04 luglio 2006

Darfur e dintorni

Segnalo due post: il primo è un'intervista su Passi nel deserto a Donata Lodi, Direttore delle relazioni esterne dell'UNICEF Italia, il secondo è di SaveTheRabbit, sui pericoli per la popolazione del Chad.

30 giugno 2006

Alaa è stato liberato!

La notizia mi era sfuggita, anche perché in quei giorni ero fuori, ma grazie a una mail di Humar Rights First ho scoperto che Alaa, il blogger egiziano imprigionato il 7 maggio durante una manifestazione, è stato liberato il 20 giugno. In questo articolo su Punto Informatico si parla della notizia e si cita, in chiusura, anche l'azione di Googlebombing fatta da noi blogger e la campagna di HRF, che avevo subito segnalato in questo post.
Che dire, complimenti a tutti gli amici blogger che hanno partecipato, e forza Alaa!

29 giugno 2006

Giochi dell'antiguerra

Leggete un po' qui:

Presentati alla conferenza Games of Change dei videogame coinvolgenti che rendono i giocatori consapevoli dei problemi mondiali


NEW YORK, 29 giu - Ma quali modelli diseducativi e istigatori di violenza! I videogame possono aiutare a salvare il mondo e far crescere nei giovani giocatori la consapevolezza delle ingiustizie e drammatiche condizioni di vita di molti popoli. Lo dimostra la conferenza Games of Change alla New School University di New York che, giunta alla sua terza edizione con un numero di partecipanti sestuplicato rispetto alla prima del 2004, ha visto la presentazione di alcuni game "consapevoli", tra i quali spiccano Darfur is Dying e PeaceMaker.
Gli appassionati non abbiano paura, non si tratta di intrattenimenti barbosi, ma di giochi (che si possono scaricare gratuitamente dalla rete) che usano come sfondo e contesto aree problematiche del Pianeta. C'è eccome una componente violenta, ma è perpetrata dai personaggi reali dei Paesi in guerra, come il Sudan in Darfur is Dying, e non dalle persone che stanno davanti allo schermo. L'obiettivo di queste ultime è di evitare di essere uccisi o, in Peacemaker, di interpretare il ruolo del primo ministro israeliano o del presidente palestinese, per cercare di portare la pace in Medio Oriente risolvendo il conflitto con l'uso di discussioni diplomatiche invece che rispondendo con attacchi militari.
«È la nuova generazione dell'attivismo», ha detto Stephen Friedman, general manager di mtvU, un canale televisivo posseduto da Mtv, i cui programmi sono molto seguiti dai più giovani. Lo dimostrano i dati di download dei giochi consapevoli: Darfur is Dying è stato scaricato più di 750.000 volte negli ultimi due mesi; Food Force, creato dal World Food Program delle Nazioni Unite, è stato prelevato da internet da più di due milioni di utenti. (Libero News)

E visto che ci sono, ricordo che, compilando questo modulo, è possibile esortare i maggiori media italiani a dare più spazio a notizie sul Darfur.

28 giugno 2006

L'informazione italiana sul Darfur

Mi sono accorto che non avevo ancora parlato del banner di ItalianBlogs4Darfur che ho aggiunto un po' di tempo fa. Tra le altre cose, è possibile riempire un modulo per inviare ai maggiori media italiani la richiesta di occuparsi di più di questa tragedia. Solo pochi secondi per fare qualcosa di utile.
Prendo un post significativo riguardo l'informazione che si fa in Italia sulla tragedia del Darfur.

Nel gennaio 2006 Medici senza Frontiere ha presentato il secondo rapporto dell'Osservatorio Crisi Dimenticate: un'iniziativa in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, che ha effettuato un'analisi qualitativa e quantitativa dello spazio che le principali edizioni (pranzo / sera) dei TG nazionali di RAI, Mediaset e La7 hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel corso del 2005.
Dal loro sito si può leggere:

"Entrando poi nel dettaglio delle dieci crisi umanitarie più ignorate, anche nei nostri TG queste hanno trovato poco spazio:
1 ora e 37 minuti al fenomeno AIDS in generale (di cui 1 solo minuto dedicato alla lotta all'AIDS in Africa);
1 ora e 24 minuti dedicati alla Somalia (di cui 2 soli minuti sono stati dedicati agli scontri e alle tensioni che affliggono la popolazione civile);
48 minuti dedicati alla crisi in Cecenia;
28 minuti alla situazione in Colombia;
21 minuti ad Haiti, ma solamente al sequestro lampo di una donna di origine italiana;
8 minuti alla guerra in Congo;
7 minuti alla situazione in Sud Sudan;
4 minuti alla guerra in Uganda;
0 minuti ai conflitti interreligiosi in India nord-orientale;
0 minuti alla situazione in Costa d'Avorio.

Pochissimo spazio è stato inoltre dedicato ad altre gravi crisi umanitarie:poco più di un'ora alla tragedia del Darfur, dove due milioni di sfollati continuano a vivere in una condizione di estrema precarietà, sottoposte a violenze e tensioni permanenti.sei minuti all'epidemia di malaria, che ogni anno provoca oltre un milione di morti;due minuti alla situazione in Angola e a quella in Zimbabwe. "

E' molto istruttivo ascoltare l'intervista di don Paolo, autore del blog "Passi nel deserto", fatta a Emiliano Bos, redattore dell'agenzia MISNA.
Sempre da ItalianBlogs4Darfur, a proposito dell'intervista si legge:

Le parole di Emiliano Bos catturano da subito l'attenzione, mettendo in luce il punto di vista di un'agenzia di stampa che da sempre dà voce a quanti vengono invece dimenticati dai media tradizionali. Oltre a fornire un quadro generale della complessa situazione del Darfur, Emiliano ci svela il motivo di quello che definisce il silenzio vergognoso di una certa parte dei mass media, soprattutto italiani, su una tragedia dai numeri terrificanti. Non mancano neanche gli spunti polemici sull' intreccio tra informazione e cooperazione in Italia: "curiosamente quando sono usciti di scena alcuni [...] soggetti ammalati di protagonismo del mondo della cooperazione [...] alcuni riflettori si sono spenti". Emiliano Bos, romano, ha realizzato reportage dai Balcani, dall’Africa, dal Medio Oriente e dal Brasile, pubblicati su testate italiane e straniere. Attualmente si occupa soprattutto di questioni africane, di conflitti dimenticati e di informazione per l’agenzia di stampa on-line MISNA. Ha inoltre collaborato con la Cattedra di Storia del giornalismo dell’Università Cattolica di Milano.

26 giugno 2006

Consigli per la vita (di alcuni micini)

Facciamo un esempio rigorosamente astratto. Se andando a trovare vostro nonno in una clinica vi dovesse per caso capitare di trovare in una aiuola nel parcheggio, così per fare un esempio, tre gattini di forse un paio di giorni con gli occhi ancora chiusi che miagolano, ho qualche consiglio per voi.
Innanzitutto, prima di toccarli pensateci bene, perché la madre, se torna, difficilmente li riprenderà, sentendo su di loro un odore diverso. Se pensate o sapete che la madre non tornerà (può capitare per varie ragioni), o semplicemente vi fanno pena, potete cercare di dare loro un po' di latte (esiste quello specifico per cuccioli, o se no anche del latte scremato) con una siringa. Vi accorgerete se lo state dando bene perché vedrete che lo stantuffo si accorcia quasi da solo, dal momento che succhiano. Lo so, quando succede è stupendo, quasi si capisce cosa prova una madre che allatta il suo bimbo (o cucciolo)...
Dopo dovete massaggiargli il pancino nelle vicinanze della vescica usando un fazzoletto, in modo da stimolargli i bisognini (la madre a questo scopo li lecca).
Se siete arrivati a questo punto siete praticamente fregati, ma avete comunque due opzioni: prenderli se vi è possibile, o lasciarli una notte sperando che la madre torni a prenderli nonostante tutto, e tenerli comunque in caso contrario.
Sappiate in ogni caso che se scegliete la seconda possibilità può succedere che il giorno dopo scopriate che uno è scomparso, e che gli altri due, strisciando (perché ancora non si reggono sulle zampine), abbiano raggiunto l'asfalto, e che qualche automobilista distratto abbia fatto il resto...
A questo punto potete tranquillamente disperarvi e darvi del coglione per non averli per esempio messi più lontani dal bordo dell'aiuola, o per non averli presi subito tutti e tre.
Rimane il fatto che questa è una giornata di merda.

23 giugno 2006

Tinghing en' ritinghing

...ovvero: di pasticciotti, tagliatelle, ma soprattutto maccheroni.

Finalmente torno a postare dopo una lunga assenza dal blog, dovuta a due impegni consecutivi che mi hanno tenuto molto occupato e lontano da casa. E' stata una parentesi molto stancante, fatta di una settimana di lezioni, che ho seguito con grande interesse, e tre giorni di meeting con annessa una mia presentazione della quale ho avuto conferma solo due giorni prima, intervallati da viaggi in treno e conditi di notti con quattro ore di sonno. Devo dire che sono contento di questo ritorno, alla fine mi mancava la vita di tutti i giorni, così come la cucina di casa.
Posso però raccontare di aver assistito dal vivo a una chicca, anzi, a una Zichicca! Mercoledì era compreso infatti, nel corso del meeting, un talk di Zichichi, ma siccome si trattava delle stesse cose di cui aveva parlato a dicembre durante un convegno a Erice, non l'ho molto seguito, preferendo la lettura sul mio portatile di alcuni post degli ottimi Herakleitos e Barbara, seguiti dalla visione dell'inizio di Portogallo-Messico (santo wireless!). La mia attenzione si è un po' risvegliata al momento delle domande, ed è stato durante la risposta a una di esse che ho sentito questa perla di puro inglese maccheronico. Per fortuna sono riuscito a soffocare l'accesso di riso inconsulto che mi stava venendo; è stato davvero stupendo!!!! :)

09 giugno 2006

Nuovi link (4)

Aggiungo tra i link altri due blog:

  1. ilblogdibarbara, aggiornato molto spesso con post molto interessanti su vicende personali e storiche, con particolare riferimento a Israele e agli ebrei in generale. Una sola raccomandazione, non contradditela troppo, sennò è capace di mandarvi a quel paese... ;)
  2. SaveTheRabbit.net, ottimo in fatto di questioni internazionali, una visione seria e completa sugli avvenimenti e su TUTTE le guerre (non solo su quelle che vanno di moda) che avvengono nel mondo.

08 giugno 2006

Anche HRF si accorge di Egypt

Tra molti blogger la vicenda di Alaa Seif al-Islam, blogger egiziano in prigione, era nota da settimane. Ora anche Human Rights First ha avviato una campagna in suo favore, per cui chiunque voglia agire vada su questa pagina e clicchi su "Take Action".

07 giugno 2006

Ultime dal Darfur

Ho ricevuto questa mail da HRF sulla situazione in Darfur, la riporto così come mi è arrivata (ovvero senza tradurla):

This week marks one month since the Darfur Peace Agreement was signed - and sadly the rape and murder in Darfur continue and the violence is now spilling over into neighboring Chad.

Our colleague, Dr. Mudawi Ibrahim Adam, the Chair of a Sudanese human rights group, visited Darfur last week. He called us from a satellite phone. At one point during the call he asked us: "Can you hear the bullets?" The Janjaweed were just 1.5 kilometers away from the village Dr. Mudawi was visiting.

Dr. Mudawi managed to return safely to Khartoum, but he reports of growing chaos in Darfur, and worries that the world has moved on - even though just one month ago Darfur was the subject of rallies, news stories and celebrity attention.

Last week, we sent a letter to Secretary-General Annan, urging him to immediately appoint a UN Special Envoy for Peace in Darfur - someone who can lead an effort to secure peace - making Darfur a daily priority until the violence stops and peace takes root.

We aren't asking you to take any action today, but we wanted to keep you posted on our efforts. You can read more about our call for a UN peace envoy in an article I wrote in yesterday's Miami Herald.

02 giugno 2006

Il vostro grosso grasso raccontapalle

Che il personaggio Michael Moore sia poco limpido mi era già chiaro, ed emigrante ne rende noto un esempio interessante.

28 maggio 2006

Pausa di riflessione

In questi giorni ho disertato abbastanza il blog, sia perché ho una presentazione da preparare per la settimana prossima, e più in là spiegherò perché la cosa mi preoccupi tanto, sia soprattutto perché non mi sono ancora ripreso, e avevo poca voglia. Non so, vedrò di trovare il tempo per aggiungere qualcosa prossimamente.

Nel frattempo, aggiungo il link al blog di un'amica.

24 maggio 2006

C'era una volta un gatto

Non pensavo che avrei sofferto tanto. Certo, ci ero molto affezionato, ma davvero non pensavo...

L'ho trovato ieri, era lì, quasi di fronte al portone; finalmente il posto in cui si trovava non era occupato da una macchina parcheggiata che lo coprisse. Era stata da subito la prima possibilità venutami in mente, quando domenica mattina mi sono accorto che non era tornato, ma il non averlo visto giù sul marciapiede mi aveva fatto sperare che si fosse nascosto su uno dei tanti balconi di attici vicini su cui riusciva ad arrivare, con la sua agilità.
Per due giorni ho sperato che, magari perché non stava bene, si fosse nascosto, o che magari lo avesse preso qualcun altro per tenerlo un po' con sè. Era così bello, e così socievole.
E' bruttissimo immaginare la dinamica con cui possa essere accaduto, forse banalmente una zampa in fallo, e poi il volo di otto piani, il pelo sporco, le mosche, la bocca semiaperta. Spero che non abbia sofferto. Lo spero tanto.

Mi mancherai, cucciolo.
Mi mancherà quella macchia scura acciambellata sul mio letto, le volte in cui mi hai svegliato la mattina presto per venire a dormire da me sul letto, i peli che mi lasciavi sui pantaloni, le tue fusa, quando venivi a sederti proprio sul libro su cui stavo studiando, quando mi azzannavi il braccio, quando rompevi le scatole per entrare e uscire dalla stessa porta non appena la si chiudeva, quando ti trovavo dietro la porta tornando a casa, quando ci portavi orgoglioso in casa i tuoi trofei di caccia.

Ti ho seppellito ieri, nel terreno della villetta al mare, a una cinquantina di metri da dove ti trovai sedici anni fa, quando io ero un bambino, e tu una palla di pelo setoso che si aggirava per il mondo alla ricerca di qualcuno che si prendesse cura di te.

Puma (maggio 1990 - 21 maggio 2006)

23 maggio 2006

Il Corriere ci arriva oggi

Sulla pagina web del Corriere si dice la stessa cosa che avevo già detto in un precedente post qualche giorno fa, riguado la canzone di Elio e le Storie Tese sui favori alla Juve. Ci sono anche i link al file audio, al filmato (più piccolo di quello che avevo segnalato io) e al testo.

14 anni!

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana".
(J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)

20 maggio 2006

Googlebombing for Egypt

Sotto il ponte di Egypt
c'è un omin che fa la Egypt
la fa Egypt Egypt Egypt
il dottore la Egyptura
la Egyptura trentatre
uno, due e Egypt.

Ciccio Egypt cannoniere
con 3 Egypt nel sedere,
con tre Egypt nella pancia,
Ciccio Egypt va in Francia.
In Francia c'è la Egypt,
Ciccio Egypt cade per Egypt;
per Egypt c'è un pugnale,
Ciccio Egypt va all'ospedale;
all'Egypt c'è la morosa,
Ciccio Egypt si sposa.

No, non sono diventato scemo, leggete qui per sapere di che si tratta e per sostenere la libertà di opinione in Egitto.
Significato di googlebombing su Wikipedia.

19 maggio 2006

Questa è mondiale

Alla fine non ho resistito, non posso non segnalare ciò che ha detto Paolo Cento, neo sottosegretario all'Economia.

"La nostra scommessa è di dare un contributo all'economia pubblica in maniera diversa, [come] la decrescita per esempio. Cominciamo a ragionare senza tabù che la crescita economica non è di per sé un bene".

Qui l'intero articolo, dal Corriere della Sera.

L'IRS ha la mano pesante con Greenpeace

In un precedente post spiegavo la struttura economica di Greenpeace USA, consiglio di leggerlo per capire meglio di cosa si parla in questa notizia presa dal sito del PIW (Public Interest Watch):

Dopo un'intensa verifica contabile, l'Internal Revenue Service ha trovato nove mancanze nella gestione e nelle pratiche di Greenpeace USA e ha avvisato che "l'insuccesso nell'assicurare l'adeguatezza dei fondi concessi e donati potrebbe pregiudicare lo stato di esenzione di Greenpeace Fund". Infatti ai due bracci di Greenpeace USA, il suo 501 c3 Greenpeace Fund e la sua ala di pressione 501 c4 Greenpeace Inc., è stato detto di cambiare le loro pratiche "a causa della natura illegale" delle loro attività.
Nel 2003, Public Interest Watch si lamentò presso l'IRS riguardo l'uso di contributi deducibili da parte di Greenpeace per "azioni dirette" e altre attività illegali. PIW contestò anche a Greenpeace Usa di veicolare il denaro esentasse a Greenpeace International. L' IRS sta forzando Greenpeace a cambiare queste pratiche, giustificando l'esame critico di PIW dell'organizzazione.
I link sotto contengono le lettere intere di IRS a Greenpeace Fund e Greenpeace Inc.

Lettera di IRS a Greenpeace Fund (501 c3)

Lettera di IRS a Greenpeace Inc. (501 c4)

18 maggio 2006

Loro l'avevano detto

Visto tutto quello che sta succedendo nel mondo del calcio in questi giorni (e chissà per quanto tempo ancora) non ho resistito alla tentazione di far sentire (accendere le casse, prego) una canzone di EelST contenuta nell'album Peerla del 1998, ma che è attualissima ancora e soprattutto oggi, intitolata "Ti Amo Campionato". La eseguirono anche a Mai Dire Gol, è possibile vedere qui il filmato, vivamente consigliato, e visibile anche da chi usa Firefox.
Visto che ci sono, faccio anche un piccolo commento sulla canzone: premetto che non è un buon esempio delle capacità compositivo-esecutive del simpatico complessino, in quanto essa è esclusivamente funzionale al testo; si basa su una loro canzone, Ti Amo, che ha conosciuto diverse versioni, tra cui quella che portarono al concerto del 1° maggio 1991 e che fu censurata dalla RAI per il contenuto di denuncia. Il sound richiama spudoratamente quello di Robert Miles, che molti ricorderanno per alcune canzoni dance di successo che si caratterizzavano per gli assoli di tastiera.
Il titolo è un ottimo esempio della capacità del gruppo di giocare con le parole e con i doppi sensi. Se infatti il testo è una critica ai favori fatti alla Juventus nel campionato '97/'98, da cui il titolo ironico, d'altro canto si può intendere il sostantivo e complemento oggetto "Campionato" come un aggettivo, dicendo così che si tratta della canzone "Ti Amo"...campionata, ovvero con i suoni campionati molto utilizzati da quel tipo di musica dance.
Per ora mi fermo qui, parlerò di EelST in qualche altra occasione.

Liberazione Posten

Forse sapete della vignetta pubblicata su "Liberazione" il 12 maggio scorso, e delle polemiche (troppo poche, per la verità) che ha provocato. Barbara ha raccolto una serie di commenti a mio avviso condivisibili, consiglio di leggere.

17 maggio 2006

E ora cosa diranno i complottisti?

E' notizia recente che il Pentagono ha reso pubblico il filmato dell'attacco dell'11 settembre che aveva dato adito ai complottisti, proprio per la mancanza di filmati, di ipotizzare che in realtà si trattasse di un missile o di qualcos'altro. In realtà i frame singoli giravano già in rete da un po', tuttavia c'è qualche elemento in più. Ne parla il Corriere della Sera, dove è possibile vedere il filmato, mentre Aribandus fa qualche commento ed evidenzia gli elementi visibili dell'aereo in una animazione.

Siii sende?

Sarei molto grato se chi passa da questo blog mi segnalasse cortesemente se si sente la canzone che ho messo in sottofondo. Grazie.

15 maggio 2006

Jennifer, considerazioni postume

Più volte nei giorni scorsi, mano a mano che venivano fuori sempre più raccapriccianti particolari sulla morte della povera Jennifer e del suo bambino, mi è venuta voglia di scrivere qualcosa a riguardo, perché ciò che le è stato fatto mi ha schifato profondamente.
Ma parallelamente, qualcos'altro nei servizi che vedevo mi sembrava alquanto stonato. Ed era nel momento in cui intervistavano i genitori della ragazza. Dal primo momento, non ho capito con quale stomaco la madre potesse parlare tranquillamente di come la figlia sia stata picchiata, parlando di lividi sulla pancia e su altre parti, e dopo, quando si è saputo, di come sia stata sepolta viva, con un figlio in grembo, come se parlasse di una qualsiasi sconosciuta, con una distanza alienante. Non lo so, la cosa mi straniva. Ma hanno intervistato la persona giusta? Non sarà magari una che passava di lì per caso?
E per finire, l'altro giorno vengo a sapere che un giornale pubblica la foto del bambino vestito, ma soprattutto vengo a sapere che è stata la madre stessa a incoraggiare un cronista del giornale a farlo.
Parlando con Luthien, lei osservava che forse, essendo la madre giovane, abbia cresciuto e quindi visto la figlia più come un'amica che come, appunto, una figlia, per cui magari abbia vissuto la perdita in maniera diversa da come l'avrebbe vissuta una madre. Questo ovviamente non spiega niente, nè è inteso come una giustificazione, anzi.
Comunque sia, spero che le gesta della signora finiscano qui.

Dalle stelle alle stalle

Nella domenica in cui Fernando Alonso fa lo Schumacher e conquista un meritato primo posto al Gran Premio di Spagna, e in cui Ivan Basso mostra tutta la sua classe, ho visto due tennisti eccelsi dare spettacolo al Foro Italico. Per 5 ore e 6 minuti hanno dato vita a uno tra i più bei match mai visti, che ha visto 3 tie breack su 5 set giocati, nel primo dei quali Federer ha strapazzato Nadal 7-0, ma che ha visto quest'ultimo fare un prodigioso recupero e vincere il punto sull' 1-3 nell'ultimo e decisivo tie breack, che l'ha riportato in carreggiata e gli ha permesso di vincere, a 19 anni, per la seconda volta consecutiva il torneo di Roma ed eguagliare il record di 53 vittorie consecutive su terra.

Dopodichè, ho visto allibito le immagini di una festa assolutamente surreale e fuori luogo, e ho visto le lacrime di coccodrillo di chi per anni ha tiranneggiato a destra e a manca, e ora fa l'agnellino chiedendo con voce rotta di non fargli domande ma di dire solo ciò che ha da dire, perché non ha la forza per fare altro. Comodo, no?

10 maggio 2006

Diritti umani: Cina e Cuba nel Consiglio Onu

No, dai, è uno scherzo, di certo non può accadere una cosa simile...
come? è vero? ma siamo sicuri?
eppure mi aveva fatto ridere, pensavo fosse una battuta...uhh

Vabbè, a 'sto punto leggete anche il commento di Gianni Riotta.

Ehi, tu!!! ma lo sai???

Eh, lo sai?

Non lo sai? Come cosa?

Sei il visitatore numero 1000!!! Bravo!!!

Spero che ti basti la mia gratitudine. :)

09 maggio 2006

Gli sporchi amerikani inquinano...sempre meno

Segnalato a catena da Paolo di Lautreamont e da happytrails, ho trovato un rapporto dell'EPA (Environmental Protection Agency) che prova come negli anni dal '70 a oggi ci sia stato un inequivocabile calo delle emissioni nocive negli Stati Uniti. In questa pagina si possono trovare tutti i rapporti, per argomento.
In particolare, il primo mostra trend generici per cui, a fronte di un costante aumento della crescita della produzione, del traffico, del consumo di energia e della popolazione, si osserva un netto calo nell'emissione dei sei principali inquinanti.
Nel rapporto sull'inquinamento da particelle si vede invece come le concentrazioni di PM10 siano scese in media, dal 1988 al 2003, del 31%, mentre le PM2.5 del 30% negli ultimi 25 anni. In questo capitolo si possono vedere i trend regione per regione.
Consiglio una lettura, specie a chi soffre di pessimismo cronico.

Joel Schwartz, in un articolo, sottolinea come gli ambientalisti affermino invece addirittura il contrario:

Environmental fear factories aren't celebrating. Shortly after the 2005 ozone season ended, the environmental group Clean Air Watch proclaimed "Smog Problems Nearly Double in 2005."[2] Pennsylvania's Department of Environmental Protection warned "Number of Ozone Action Days Up from Last Year."[3] And EPA's New England regional office noted that "New England Experienced More Smog Days during Recent Summer."[4] Writing on 2005 ozone levels in Connecticut, a New York Times headline warned "A Hot Summer Meant More Smog.[5]

Ozone levels were indeed higher in 2005 when compared with 2004. 2005 was only the second lowest ozone year since the 1970s, while 2004 was the lowest. Ozone levels were so improbably low in 2004 that it would have been astounding if ozone wasn't higher in 2005. The real news was the unprecedented plunge in areas violating the ozone standard, and the fact that 2005 was one of the hottest years on record -- conditions that favor high ozone -- yet ozone levels remained at historic lows.[6] Both stories have gone unnoticed by the mainstream media.

Questo discorso si ricollega bene alla mia serie di post sugli ambientalisti, poiché anche se non ho ancora parlato dei loro cavalli di battaglia, ho già accennato al catastrofismo come modus operandi delle organizzazioni ambientaliste, e questo ne è un ottimo e attuale esempio.

06 maggio 2006

Le radici dell'ecologismo e il raggiungimento della popolarità

Nel precedente post sul libro "Le Bugie degli Ambientalisti" (di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, ed. Piemme), dopo aver descritto la nascita e l'evoluzione dei movimenti eugenetici, ero arrivato a parlare di come le nuove società eugenetiche nel Secondo Dopoguerra iniziarono a usare il catastrofismo per fare presa sulla popolazione.
A questo punto, va descritto il nesso tra femminismo ed eugenetica da una parte, ed ecologismo dall'altra. Padre fondatore e teorico di questa scienza è considerato Ernst Haeckel, discepolo di Darwin, sul quale razzismo non vi sono dubbi. Il suo modello ideale era infatti l'antica Sparta, in cui i bambini non sani erano soppressi, e auspicava attualizzando che ciò avvenisse anche nel presente. Il legame tra movimenti apparentemente così diversi dunque risiede nei concetti di miglioramento della razza e disponibilità delle risorse. Se infatti le risorse sono limitate, esse non possono sostenere un eccessivo aumento della popolazione, quindi è necessaria una selezione che permetta di riprodursi solo a chi lo merita.
Tuttavia, non vi fu una saldatura tra il movimento per il controllo delle nascite, il femminismo radicale e l'ecologismo fino agli anni '60, quanto un cammino parallelo. La situazione cambiò quando Hugh Moore, prima presidente della Association for Voluntary Sterilization e dopo segretario del Population Reference Bureau, convinse il presidente Lyndon Johnson della necessità di introdurre politiche per il controllo della popolazione, secondo lo slogan "Cinque dollari investiti nel controllo della popolazione ne valgono cento in crescita economica".
In seguito ebbe luogo la progressiva infiltrazione di questi obiettivi nei programmi di aiuto allo sviluppo promossi dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, tramite l'ottenimento dello "statuto consultivo" da parte di alcune ONG, che permetteva loro di partecipare ai lavori dell'ONU. Il primo risale al 1965, all'ECOSOC, seguito dall'UNICEF, l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), l'UNESCO, la FAO e soprattutto l'UNFPA (Fondo per la Popolazione) e l'OMS. E in effetti l'esito fu un cambiamento di indirizzo delle politiche di queste agenzie verso programmi di controllo della popolazione. Clamoroso il caso dell'UNICEF, che ha spostato i propri obiettivi dalla difesa dei bambini alla promozione di obiettivi femministi.
Fu poi dal 1970 che crebbe la presa sulla società civile, con la diffusione del pamphlet The population Bomb e l'invenzione del fortunato slogan: "La popolazione inquina". Da questo momento le principali organizzazioni ambientaliste americane, come Sierra Club, National Wildlife Federation, Worldwatch Institute, Natural Resources Defense Council, Environmental Action, fecero causa comune con il Population Crisis Committee, Population Reference Bureau, Planned Parenthood, Zero Population Growth, parlando lo stesso linguaggio. Se da un lato i secondi indicano "la crescita incontrollata della popolazione" come causa della "scomparsa delle foreste, l'erosione del suolo, la desertificazione, la scomparsa delle specie", dall'altro gli ambientalisti prevedono continuamente catastrofi la cui unica causa è individuata nella crescita della popolazione. E anzi, da ora le motivazioni della difesa dell'ambiente, che fanno maggiormente presa sull'opinione pubblica, prendono il sopravvento, cosicché l'annuncio di prossime catastrofi (sempre smentite dalla storia) diventa il principale metodo per motivare ogni decisione mirata a limitare le attività e la presenza dell'uomo.

05 maggio 2006

Cari pacifisti, anche le armi possono fermare i massacri

Avevo promesso in un commento al post precedente che avrei riportato una lettera aperta di Adriano Sofri indirizzata a Gino Strada, comparsa su "La Repubblica" il 15 ottobre 2002. Ecco il testo.

CARO Gino Strada, voglio litigare con te, di brutto. Sarebbe meglio farlo di persona, nel Panshir, magari a Pinerolo: peccato. Ma tu sarai così generoso da litigare senza scrupoli, come se fossimo tutti e due a piede libero, in un autogrill. Comincerò con l'elogio dello sminatore, che in questo momento storico è il mio eroe. Ne ho appena visto uno in tv, militare di professione, ora smina da volontario coi miei amici di InterSos in Afghanistan. Ne conobbi altri. Una giovane donna, in Bosnia - là si chiama diverzant, lo sminatore - mutilata, temeraria. Voleva salvare vite, dicevano di lei che volesse morire. Ho sentito dire di campioni dello sminamento, che erano stati in passato collocatori di mine: gente che tornava sui suoi passi, come dovrebbe fare l'umanità intera. Fin qui siamo d'accordo, anzi, tante cose le ho imparate da te. Ora lo sminatore - la sminatrice volontaria - è dunque il mio eroe: tuttavia bisogna che qualcuno si occupi della questione generale, di mettere al bando le mine, la produzione, lo smercio, l'impiego eccetera.

Proprio tu ti impegnasti in questa campagna generale. Si striscia a disinnescare o a far brillare una mina dietro l'altra, per milioni e milioni di mine; si cura un mutilato dopo l'altro, si fabbrica una protesi su misura dietro l'altra - ma bisogna pure provare a interrompere, almeno a ridurre, la guerra, posatrice di mine e avida di mutilazioni. Tu curi la gente, e quanto alla questione generale, la guerra, che aborrisci, ti affidi all'educazione alla pace. Fra la mirabile cura chirurgica delle vittime di ogni colore, e un'umanità ricreata dall'educazione alla pace, c'è, a esser molto ottimisti, un enorme intervallo. È su questo intervallo che voglio litigare.

Nella guerra, le guerre, afgane, più lunghe di quella di Troia, tu curavi la gente: ti chiedevi chi e come potesse far finire la guerra? (Non è una domanda retorica: non lo so davvero. Non lo ricavo neanche dal tuo bel libro: "Buskashi"). Non era certo affar tuo; forse credi che nessuno possa far niente per far finire le guerre, e che si possa solo curare, operare, sminare. Il problema nasce quando qualcuno prova a far finire la guerra. In Afghanistan non ci ha provato nessuno, a lungo: l'hanno combattuta ed eccitata, ognuno dalla sua parte, ogni potenza dalla sua parte, finché una specie di stallo ha consegnato gran parte del paese al truce fanatismo Taliban. Stato-non Stato, tirannide brutale contro donne e bambini, territorio infeudato a un'Internazionale del terrore.

Bisognava o no che qualcuno si ponesse il problema di metter fine alla tirannia dei Taliban? Di strappare la frusta dalle mani degli squadristi? Prima dell'11 settembre, anni prima, io battevo le mani al lavoro afgano tuo e dei tuoi, e del dottor Cairo, e pensavo che la comunità internazionale dovesse intervenire a riportare le condizioni minime della convivenza civile in quel paese. Non sapevo come; condivisi l'illusione che Shah Massoud fosse il leader da sostenere. Massoud venne in Europa a chiedere aiuto, ignorato. Non era l'eroe senza macchia, benché fosse un eroe. Pensavo che la condizione delle donne equivalesse a uno smisurato campo di concentramento e di torture. Che si fosse nel caso in cui guerra e oppressione non sono state prevenute, e c'è bisogno urgente di soccorso. È così nella cura per la salute e la medicina, no? C'è un'educazione alla salute, c'è una medicina preventiva, c'è, quando si sia a quel punto, il ricorso alla chirurgia. Le persone possono trovarvisi, che abbiano gozzovigliato o seguito una dieta salutista, che si siano educate alla prevenzione o che abbiano creduto all'omeopatia: e però ormai devono affidarsi al chirurgo. E i paesi, i popoli? Nel tuo Afghanistan non successe niente.

Non gliene fregava niente a quasi nessuno. Poi c'è stato il 9 settembre, l'assassinio di Massoud, e poi l'11 settembre. L'amministrazione americana - e la coalizione adunata attorno a lei col mandato dell'Onu - ha additato in Al Qaeda (che l'ha rivendicato) l'autrice dell'assalto a Manhattan e a Washington, ha preteso la consegna di Bin Laden, è intervenuta militarmente contro l'Afghanistan del mullah Omar. Ogni volta che si ricorre alla forza, tu dici, le vittime sono i civili innocenti. Ma in Afghanistan da anni e anni i civili innocenti erano vittime di guerre. Tu lo sapevi meglio di chiunque: li ricoveravi, li operavi. Nell'Afghanistan del dopo 11 settembre, non-Stato escluso dall'Onu, infeudato ad Al Qaeda, bisognava intervenire? Bisognava impegnare le proprie energie perché il modo di intervenire fosse il più rispettoso della vita e della dignità umana, o opporglisi comunque come a un'infamia bellicista?

Credo questo: si può fare obiezione a qualunque decisione che, anche col proposito di salvare vite umane in numero ingente, sacrifichi la vita di innocenti, fosse pure un solo innocente. Questa obiezione di coscienza può segnare insuperabilmente il convincimento morale di un singolo individuo. Non quello di un responsabile pubblico, un militare o uno statista. Un responsabile pubblico misura relativamente la sua morale, che, per essere relativa, non è meno rigorosa. Non si illude di escludere in assoluto il sacrificio di vittime innocenti, ma vuole ridurne al minimo il rischio. Non ammazza né tortura prigionieri, anche i più colpevoli. Rifiuta, in Palestina, di far esplodere una vettura sulla quale, con un pericoloso capo terrorista, viaggiano persone innocenti, e dei bambini. Non ammette che, in nome del pericolo probabile ma futuro, si sacrifichino oggi degli innocenti. Apprezza l'incolumità della gente del "nemico" come quella della propria gente.

Questo era il problema imposto dall'intervento in Afghanistan, e in qualunque altro luogo del mondo. Opporsi in assoluto a ogni ricorso internazionale alla forza equivale esattamente a negare l'esistenza di una polizia entro i confini di uno Stato. Solo il pregiudizio, e l'abitudine, impediscono ancora di vederlo.

L'intervento in Afghanistan è avvenuto. È costato lutti evitabili e delitti cercati, ai civili e ai combattenti. Ti domando: i civili colpiti oggi in Afghanistan sono più numerosi o molto meno? Gli arti mutilati sono più o meno? Le mine collocate sono più o meno? Si mettono nuove mine o si smina? Le frustate alle donne sono più o meno?

È vero, secondo una quantità di fonti attendibili, che la maggioranza delle donne indossa ancora il burqa. A Herat, è stato ripristinato l'obbligo. A Kandahar, lo portano pressoché tutte. A Kabul sono numerose quelle che se ne sono sbarazzate. Ti domando: quelle che possono scegliere di non indossarlo sono molte di più o no? Tu sei arrivato a dire che le uniche donne senza burqa sono pagate dai fotografi occidentali! Affermazione enorme, se fosse vera, e degna di verifica. Intuisco quanto ti stia a cuore quel paese. Ma allora: perché la - precaria, difettosa, mediocre - liberazione di Kabul non viene festeggiata con le lacrime agli occhi da te e da tutti noi? Perché nelle cose che dici e nell'espressione del tuo viso, al contrario, sembra di leggere un rammarico? Un rimpianto per la Kabul com'era? Perché il ritorno di due milioni e passa di profughi in Afghanistan non viene salutato con le lacrime agli occhi?

Non smetto di chiedere perché i convinti pacifisti che non mossero un dito per liberare Sarajevo dall'assedio (il più lungo della storia moderna, più che a Leningrado) e dallo stillicidio delle bombe e dei cecchini, e anzi proclamarono la loro opposizione attiva a un intervento militare internazionale che sbloccasse l'assedio, e profetizzarono lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, quando quell'intervento avvenne, con gli aerei della Nato, e in pochi giorni, e senza vittime innocenti, sbloccò l'assedio e liberò Sarajevo, non festeggiarono con le lacrime agli occhi? Non era la pace, si sapeva, lo sapevo: era solo (solo!) la fine del massacro quotidiano. L'interruzione del massacro, vegliata, ancora oggi, dalla polizia internazionale. Sono innumerevoli i posti della terra in cui si può pregare per la pace, ma per interrompere i massacri occorre mettere in campo una forza armata internazionale, e tenercela. E magari farle patrocinare libere elezioni, come a Timor est.

Sono contrario alla guerra minacciata contro l'Iraq e alla sua filosofia, e spaventato dalla sua ignota modalità. Ma mi sembra pazzesca l'assimilazione fra Saddam Hussein e Bush, che tu proclami a muso duro. Pazzesca l'indifferenza alla democrazia, per formale e imperfetta e violata che sia. Alla distanza fra governi eletti a suffragio universale e sanguinarie dittature assirobabilonesi. So darmene solo una, ma inadeguatissima, spiegazione. Io credo che la - brutta, difettosa, violata - democrazia debba essere la condizione della convivenza civile in ogni parte del globo.

Tu forse pensi - come certi etnologi relativisti che non sono ancora tornati a casa, come i leader cinesi, come i capi tribali patriarcali, come i fedeli della sharia - che la democrazia sia il pregio o il tic di un pezzetto di mondo, e sia fuori posto e disadatta a tanta altra parte del globo. Non riesco a capacitarmene, e mi spaventa. Mi spaventano le persone che mi sono care, note e ignote, che ripetono generosamente di essere sempre e comunque contro l'impiego della forza. Si sono dimenticate di Auschwitz, e non hanno voluto imparare dov'è Srebrenica, e che cosa è successo, e quando.

04 maggio 2006

Gino Strada: se lo conosci lo eviti...

Incuriosito da un commento di Barbara sul suo blog, ho fatto una ricerca su Gino Strada e sui Katanghesi, e leggete un po' cosa ho scoperto, da un articolo di Gigi Moncalvo.

C'è uno strano caso di "silenzio stampa" in questo nostro grande paese: quello riguardante il passato violento del dottor Gino Strada. Il pacifista, la colomba, l'uomo che ama il bene e fa del bene, il missionario laico che va in soccorso degli oppressi, colui che predica col ramoscello d'ulivo in bocca, è lo stesso che faceva da "luogotenente" - insieme al futuro odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero il famigerato capo del servizio d'ordine del famigerato Movimento Studentesco del l'Università Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati "katanghesi". Sì, è proprio lui: il "pacifista" Gino Strada, colui che oggi dà dei "delinquenti politici" agli esponenti della casa della Libertà e dei DS che non vogliono soggiacere ai suoi diktat di aspirante leader politico che sogna un seggio in Parlamento. Per l'esattezza Strada, insieme a Leghissa, era il capo del servizio d'ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo o squadra aveva questo inequivocabile nome: "Lenin". Rispetto ai capi degli altri servizi d'ordine - ad esempio Mario Martucci per la Bocconi e il suo gruppo "Stalin", o Franco Origoni per la squadra di Architettura, o Roberto Tuminelli, l'erede delle famose scuole private per il recupero-anni, alla guida del gruppo "Dimitroff", il bulgaro segretario della Terza Internazionale accusato da Hitler di aver incendiato il Reichstag - il gruppo guidato da Strada si distingueva per la più cieca obbedienza e fedeltà a quel fior di democratico e di amante dei diritti civili che rispondeva al nome di Luca Cafiero, capo supremo di tutti i Servizi d'Ordine e poi divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli, dove superò addirittura in fatto di preferenze l'on. Giorgio Napolitano. Ora Cafiero è ritornato a fare il docente universitario alla facoltà di Filosofia della Statale. Al comando generale e assoluto di Cafiero c'erano i gruppi "Stalin", "Dimitroff" e tanti altri - ciascuno dei quali aveva uno o più sotto-capi -, ma era il "Lenin" di Gino Strada che si distingueva per la prontezza e la capacità di intervento laddove ce ne fosse stato bisogno.
In sostanza, ancora ben lontano dallo scoprire il suo attuale animo pacifista, Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel Movimento dichiaratamente marxista-leninista-stalinista-maoista che aveva i suoi uomini guida in Mario Capanna, Salvatore "Turi" Toscano e Luca Cafiero. I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo quegli anni, e soprattutto quei sabati di violenza, di scontri, di disordini. Ma ora nessuno dice loro che ad accendere quelle scintille c'era anche l'odierno "predicatore" Gino Strada.
Solo che allora non aveva dimestichezza con le colombe bianche, le bandiere multicolori, il rispetto altrui, il ramoscello d'ulivo.
Ma era molto di più avvezzo ai seguenti segni identificativi: l'eskimo, il casco da combattimento, e l'obbligo di portare con sé, 24 ore su 24, le "caramelle": cioè due sassi nelle tasche e soprattutto "la penna", cioè la famosa Hazet 36 cromata, una chiave inglese d'acciaio lunga quasi mezzo metro nascosta sotto l'eskimo o nelle tasche del loden. Alla "penna" - si usava tale termine durante le telefonate per evitare problemi con le intercettazioni - si era arrivati partendo dalla "stagetta" (i manici di piccone che avevano il difetto di spezzarsi al contatto col cranio da colpire), dalle mazze con avvitato un bullone sulla sommità per fare più male, e dai tondini di ferro usati per armare il cemento, ma anch'essi non adatti poiché si piegavano. I katanghesi e il loro servizio d'ordine, Gino Strada in testa, erano arrivati a questa scelta finale in fatto di armamentario, su esplicita indicazione del loro collegio di difesa che allineava nomi oggi famosissimi come quello di Gaetano Pecorella, Marco Janni, Gigi Mariani, insieme ad altre decine di futuri principi del foro, mentre sul fronte dei "Magistrati Democratici" spiccava la figura di Edmondo Bruti Liberati.
Il "collegio di difesa" aveva dato istruzioni ben precise in caso di arresti e processi: "Negare sempre l'evidenza", anche in caso di fotografie o filmati inequivocabili, definire come "strumento di lavoro" la scoperta eventuale della chiave inglese. Sarebbe stato difficile giustificare come tale un manico da piccone o un tondino di ferro, facilmente considerabili e catalogabili come "arma impropria", mentre diventata più facile con la chiave inglese. "Dite che stavate andando a riparare il bagno della nonna o che vi serviva per sistemare l'auto di vostro padre", poteva essere una delle indicazioni difensive consigliate in caso di bisogno.
"Pacifici ma mai pacifisti" era uno degli slogan ideati da Mario Capanna, ed è strano dunque che oggi Gino Strada si definisca proprio "pacifista". Comunque - a parte la canzoncina ritmata con cui si caricavano prima degli scontri (kata-kata-katanga) - essi pronunciavano ad alta voce ben altri slogan di quelli di oggi e perseguivano ben altri obiettivi. E i loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti sul fronte della destra, ma anche i "compagni" di Avanguardia Operaia (molti dei quali oggi sono esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri, Mario Deaglio, Gad Lerner, apprezzato radiocronista dai microfoni di Radio Popolare incaricato di dare le istruzioni in diretta sulle vie da evitare e sulle strade di fuga in cui fuggire) e Lotta Comunista (memorabile e indimenticabile uno scontro di inaudita violenza) e perfino coi primi gruppi di Comunione & Liberazione. Anche quelli di sinistra erano i "nemici" di Strada al pari di Tom Staiti e dei suoi. Non c'è bisogno di scomodare la memoria del prefetto Mazza e del suo famoso rapporto, la cui rispondenza alla verità venne riconosciuta solo molti anni dopo, per affermare che il servizio d'ordine del Movimento Studentesco era uno dei corpi più militarizzati, una autentica banda armata che incuteva terrore e seminava odio in quegli anni.
Si trattava di una autentica falange macedone di 300-500 persone, (Strada e Leghissa ne guidavano una cinquantina), che non arretravano di un millimetro nemmeno di fronte agli scudi della polizia in assetto da combattimento. Semmai, purtroppo avveniva talvolta il contrario. Unico aspetto positivo è che, a differenza di Lotta Continua, l'MS non ha prodotto successivi passaggi al terrorismo. Anche se bisognerebbe riaprire le pagine del delitto Franceschi alla Bocconi e sarebbe ora che la coscienza di qualcuno che conosce la verità finalmente si aprisse. Che si trattasse di un corpo militarizzato, in tutti i sensi, strumenti di violenza compresi, è fuor di dubbio. Così come è indubitabile la autentica ed elevata ferocia che caratterizzava quei gruppi che attaccavano deliberatamente la polizia come quando si trattò di arrivare alla Bocconi per conquistare il diritto dei lavoratori ad avere le aule per i loro corsi serali. E non possono certo essere le attuali conversioni dei Sergio Cusani, degli Alessandro Dalai, dei Gino Strada, degli Ugo Volli (considerato, senza ritengno alcuno, "l'erede di Umberto Eco") o degli Ugo Vallardi (al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle violenze, e quelle "squadre di propaganda" di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati, in qualità di studente-lavoratore della Pirelli. Qualcuno, quando incrocia il dottor Gino Strada in qualche talk-show televisivo, vuole provare a ricordargli se ha qualche ricordo di quei giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe, di quei ragazzi (poliziotti o studenti) rimasti sul selciato? Che bello sarebbe poterglielo chiedere al dottor Gino Strada se rinnega il suo passato e come si concilia col suo presente.
E poi, soprattutto: quale titolo ha costui per poter definire "delinquenti politici" gli altri?


Ma perché continuo a stupirmi?

Update: questo post è stato usato come inizio di una discussione su un forum, e siccome non posso commentare lì (ovvero, per pigrizia non mi va di registrarmi per commentare), faccio un paio di precisazioni: 1) il post riguarda Gino Strada, non Emergency. Se quindi qualcuno pensa che volessi "gettare fango" su di essa, si sbaglia; 2) qui non è neanche questione di gettare fango, ma solo di rendere note cose che difficilmente si potrebbero sapere altrimenti, alla faccia della informazione libera; 3) ho ritenuto interessante questo articolo non per criticare un eventuale evoluzione della persona (cosa che ritengo positiva e necessaria per ogni essere umano, purché non sia in senso violento, ovviamente), ma per evidenziare che il tanto decantato pacifismo di Gino Strada non è così sincero, ma è solo frutto della stessa ideologia che porta a legittimare il terrorismo, a cantare in piazza "10, 100, 1000 Nassiryia", e che porta 7 parlamentari di Prc più Paolo Cento a chiedere che i 25 arrestati per le distruzioni a Milano dell'11 marzo siano scarcerati. Questo giusto per fare tre esempi astratti.
Consiglio a riguardo inoltre la lettura del mio post successivo.

01 maggio 2006

In memoria di Ayrton Senna

Ricordo quel giorno, stavo pranzando con i miei, e stavamo vedendo il Gran Premio di Imola, quando accadde quella tragedia. Non si videro subito le immagini dell'incidente, solo la macchina in pezzi, e poco dopo l'intervento dell'ambulanza, la tracheotomia, lo svanire delle speranze...
A dodici anni da quel Primo Maggio 1994, ancora una volta ti ricordo, Ayrton.