15 maggio 2006

Dalle stelle alle stalle

Nella domenica in cui Fernando Alonso fa lo Schumacher e conquista un meritato primo posto al Gran Premio di Spagna, e in cui Ivan Basso mostra tutta la sua classe, ho visto due tennisti eccelsi dare spettacolo al Foro Italico. Per 5 ore e 6 minuti hanno dato vita a uno tra i più bei match mai visti, che ha visto 3 tie breack su 5 set giocati, nel primo dei quali Federer ha strapazzato Nadal 7-0, ma che ha visto quest'ultimo fare un prodigioso recupero e vincere il punto sull' 1-3 nell'ultimo e decisivo tie breack, che l'ha riportato in carreggiata e gli ha permesso di vincere, a 19 anni, per la seconda volta consecutiva il torneo di Roma ed eguagliare il record di 53 vittorie consecutive su terra.

Dopodichè, ho visto allibito le immagini di una festa assolutamente surreale e fuori luogo, e ho visto le lacrime di coccodrillo di chi per anni ha tiranneggiato a destra e a manca, e ora fa l'agnellino chiedendo con voce rotta di non fargli domande ma di dire solo ciò che ha da dire, perché non ha la forza per fare altro. Comodo, no?

10 maggio 2006

Diritti umani: Cina e Cuba nel Consiglio Onu

No, dai, è uno scherzo, di certo non può accadere una cosa simile...
come? è vero? ma siamo sicuri?
eppure mi aveva fatto ridere, pensavo fosse una battuta...uhh

Vabbè, a 'sto punto leggete anche il commento di Gianni Riotta.

Ehi, tu!!! ma lo sai???

Eh, lo sai?

Non lo sai? Come cosa?

Sei il visitatore numero 1000!!! Bravo!!!

Spero che ti basti la mia gratitudine. :)

09 maggio 2006

Gli sporchi amerikani inquinano...sempre meno

Segnalato a catena da Paolo di Lautreamont e da happytrails, ho trovato un rapporto dell'EPA (Environmental Protection Agency) che prova come negli anni dal '70 a oggi ci sia stato un inequivocabile calo delle emissioni nocive negli Stati Uniti. In questa pagina si possono trovare tutti i rapporti, per argomento.
In particolare, il primo mostra trend generici per cui, a fronte di un costante aumento della crescita della produzione, del traffico, del consumo di energia e della popolazione, si osserva un netto calo nell'emissione dei sei principali inquinanti.
Nel rapporto sull'inquinamento da particelle si vede invece come le concentrazioni di PM10 siano scese in media, dal 1988 al 2003, del 31%, mentre le PM2.5 del 30% negli ultimi 25 anni. In questo capitolo si possono vedere i trend regione per regione.
Consiglio una lettura, specie a chi soffre di pessimismo cronico.

Joel Schwartz, in un articolo, sottolinea come gli ambientalisti affermino invece addirittura il contrario:

Environmental fear factories aren't celebrating. Shortly after the 2005 ozone season ended, the environmental group Clean Air Watch proclaimed "Smog Problems Nearly Double in 2005."[2] Pennsylvania's Department of Environmental Protection warned "Number of Ozone Action Days Up from Last Year."[3] And EPA's New England regional office noted that "New England Experienced More Smog Days during Recent Summer."[4] Writing on 2005 ozone levels in Connecticut, a New York Times headline warned "A Hot Summer Meant More Smog.[5]

Ozone levels were indeed higher in 2005 when compared with 2004. 2005 was only the second lowest ozone year since the 1970s, while 2004 was the lowest. Ozone levels were so improbably low in 2004 that it would have been astounding if ozone wasn't higher in 2005. The real news was the unprecedented plunge in areas violating the ozone standard, and the fact that 2005 was one of the hottest years on record -- conditions that favor high ozone -- yet ozone levels remained at historic lows.[6] Both stories have gone unnoticed by the mainstream media.

Questo discorso si ricollega bene alla mia serie di post sugli ambientalisti, poiché anche se non ho ancora parlato dei loro cavalli di battaglia, ho già accennato al catastrofismo come modus operandi delle organizzazioni ambientaliste, e questo ne è un ottimo e attuale esempio.

06 maggio 2006

Le radici dell'ecologismo e il raggiungimento della popolarità

Nel precedente post sul libro "Le Bugie degli Ambientalisti" (di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, ed. Piemme), dopo aver descritto la nascita e l'evoluzione dei movimenti eugenetici, ero arrivato a parlare di come le nuove società eugenetiche nel Secondo Dopoguerra iniziarono a usare il catastrofismo per fare presa sulla popolazione.
A questo punto, va descritto il nesso tra femminismo ed eugenetica da una parte, ed ecologismo dall'altra. Padre fondatore e teorico di questa scienza è considerato Ernst Haeckel, discepolo di Darwin, sul quale razzismo non vi sono dubbi. Il suo modello ideale era infatti l'antica Sparta, in cui i bambini non sani erano soppressi, e auspicava attualizzando che ciò avvenisse anche nel presente. Il legame tra movimenti apparentemente così diversi dunque risiede nei concetti di miglioramento della razza e disponibilità delle risorse. Se infatti le risorse sono limitate, esse non possono sostenere un eccessivo aumento della popolazione, quindi è necessaria una selezione che permetta di riprodursi solo a chi lo merita.
Tuttavia, non vi fu una saldatura tra il movimento per il controllo delle nascite, il femminismo radicale e l'ecologismo fino agli anni '60, quanto un cammino parallelo. La situazione cambiò quando Hugh Moore, prima presidente della Association for Voluntary Sterilization e dopo segretario del Population Reference Bureau, convinse il presidente Lyndon Johnson della necessità di introdurre politiche per il controllo della popolazione, secondo lo slogan "Cinque dollari investiti nel controllo della popolazione ne valgono cento in crescita economica".
In seguito ebbe luogo la progressiva infiltrazione di questi obiettivi nei programmi di aiuto allo sviluppo promossi dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, tramite l'ottenimento dello "statuto consultivo" da parte di alcune ONG, che permetteva loro di partecipare ai lavori dell'ONU. Il primo risale al 1965, all'ECOSOC, seguito dall'UNICEF, l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), l'UNESCO, la FAO e soprattutto l'UNFPA (Fondo per la Popolazione) e l'OMS. E in effetti l'esito fu un cambiamento di indirizzo delle politiche di queste agenzie verso programmi di controllo della popolazione. Clamoroso il caso dell'UNICEF, che ha spostato i propri obiettivi dalla difesa dei bambini alla promozione di obiettivi femministi.
Fu poi dal 1970 che crebbe la presa sulla società civile, con la diffusione del pamphlet The population Bomb e l'invenzione del fortunato slogan: "La popolazione inquina". Da questo momento le principali organizzazioni ambientaliste americane, come Sierra Club, National Wildlife Federation, Worldwatch Institute, Natural Resources Defense Council, Environmental Action, fecero causa comune con il Population Crisis Committee, Population Reference Bureau, Planned Parenthood, Zero Population Growth, parlando lo stesso linguaggio. Se da un lato i secondi indicano "la crescita incontrollata della popolazione" come causa della "scomparsa delle foreste, l'erosione del suolo, la desertificazione, la scomparsa delle specie", dall'altro gli ambientalisti prevedono continuamente catastrofi la cui unica causa è individuata nella crescita della popolazione. E anzi, da ora le motivazioni della difesa dell'ambiente, che fanno maggiormente presa sull'opinione pubblica, prendono il sopravvento, cosicché l'annuncio di prossime catastrofi (sempre smentite dalla storia) diventa il principale metodo per motivare ogni decisione mirata a limitare le attività e la presenza dell'uomo.

05 maggio 2006

Cari pacifisti, anche le armi possono fermare i massacri

Avevo promesso in un commento al post precedente che avrei riportato una lettera aperta di Adriano Sofri indirizzata a Gino Strada, comparsa su "La Repubblica" il 15 ottobre 2002. Ecco il testo.

CARO Gino Strada, voglio litigare con te, di brutto. Sarebbe meglio farlo di persona, nel Panshir, magari a Pinerolo: peccato. Ma tu sarai così generoso da litigare senza scrupoli, come se fossimo tutti e due a piede libero, in un autogrill. Comincerò con l'elogio dello sminatore, che in questo momento storico è il mio eroe. Ne ho appena visto uno in tv, militare di professione, ora smina da volontario coi miei amici di InterSos in Afghanistan. Ne conobbi altri. Una giovane donna, in Bosnia - là si chiama diverzant, lo sminatore - mutilata, temeraria. Voleva salvare vite, dicevano di lei che volesse morire. Ho sentito dire di campioni dello sminamento, che erano stati in passato collocatori di mine: gente che tornava sui suoi passi, come dovrebbe fare l'umanità intera. Fin qui siamo d'accordo, anzi, tante cose le ho imparate da te. Ora lo sminatore - la sminatrice volontaria - è dunque il mio eroe: tuttavia bisogna che qualcuno si occupi della questione generale, di mettere al bando le mine, la produzione, lo smercio, l'impiego eccetera.

Proprio tu ti impegnasti in questa campagna generale. Si striscia a disinnescare o a far brillare una mina dietro l'altra, per milioni e milioni di mine; si cura un mutilato dopo l'altro, si fabbrica una protesi su misura dietro l'altra - ma bisogna pure provare a interrompere, almeno a ridurre, la guerra, posatrice di mine e avida di mutilazioni. Tu curi la gente, e quanto alla questione generale, la guerra, che aborrisci, ti affidi all'educazione alla pace. Fra la mirabile cura chirurgica delle vittime di ogni colore, e un'umanità ricreata dall'educazione alla pace, c'è, a esser molto ottimisti, un enorme intervallo. È su questo intervallo che voglio litigare.

Nella guerra, le guerre, afgane, più lunghe di quella di Troia, tu curavi la gente: ti chiedevi chi e come potesse far finire la guerra? (Non è una domanda retorica: non lo so davvero. Non lo ricavo neanche dal tuo bel libro: "Buskashi"). Non era certo affar tuo; forse credi che nessuno possa far niente per far finire le guerre, e che si possa solo curare, operare, sminare. Il problema nasce quando qualcuno prova a far finire la guerra. In Afghanistan non ci ha provato nessuno, a lungo: l'hanno combattuta ed eccitata, ognuno dalla sua parte, ogni potenza dalla sua parte, finché una specie di stallo ha consegnato gran parte del paese al truce fanatismo Taliban. Stato-non Stato, tirannide brutale contro donne e bambini, territorio infeudato a un'Internazionale del terrore.

Bisognava o no che qualcuno si ponesse il problema di metter fine alla tirannia dei Taliban? Di strappare la frusta dalle mani degli squadristi? Prima dell'11 settembre, anni prima, io battevo le mani al lavoro afgano tuo e dei tuoi, e del dottor Cairo, e pensavo che la comunità internazionale dovesse intervenire a riportare le condizioni minime della convivenza civile in quel paese. Non sapevo come; condivisi l'illusione che Shah Massoud fosse il leader da sostenere. Massoud venne in Europa a chiedere aiuto, ignorato. Non era l'eroe senza macchia, benché fosse un eroe. Pensavo che la condizione delle donne equivalesse a uno smisurato campo di concentramento e di torture. Che si fosse nel caso in cui guerra e oppressione non sono state prevenute, e c'è bisogno urgente di soccorso. È così nella cura per la salute e la medicina, no? C'è un'educazione alla salute, c'è una medicina preventiva, c'è, quando si sia a quel punto, il ricorso alla chirurgia. Le persone possono trovarvisi, che abbiano gozzovigliato o seguito una dieta salutista, che si siano educate alla prevenzione o che abbiano creduto all'omeopatia: e però ormai devono affidarsi al chirurgo. E i paesi, i popoli? Nel tuo Afghanistan non successe niente.

Non gliene fregava niente a quasi nessuno. Poi c'è stato il 9 settembre, l'assassinio di Massoud, e poi l'11 settembre. L'amministrazione americana - e la coalizione adunata attorno a lei col mandato dell'Onu - ha additato in Al Qaeda (che l'ha rivendicato) l'autrice dell'assalto a Manhattan e a Washington, ha preteso la consegna di Bin Laden, è intervenuta militarmente contro l'Afghanistan del mullah Omar. Ogni volta che si ricorre alla forza, tu dici, le vittime sono i civili innocenti. Ma in Afghanistan da anni e anni i civili innocenti erano vittime di guerre. Tu lo sapevi meglio di chiunque: li ricoveravi, li operavi. Nell'Afghanistan del dopo 11 settembre, non-Stato escluso dall'Onu, infeudato ad Al Qaeda, bisognava intervenire? Bisognava impegnare le proprie energie perché il modo di intervenire fosse il più rispettoso della vita e della dignità umana, o opporglisi comunque come a un'infamia bellicista?

Credo questo: si può fare obiezione a qualunque decisione che, anche col proposito di salvare vite umane in numero ingente, sacrifichi la vita di innocenti, fosse pure un solo innocente. Questa obiezione di coscienza può segnare insuperabilmente il convincimento morale di un singolo individuo. Non quello di un responsabile pubblico, un militare o uno statista. Un responsabile pubblico misura relativamente la sua morale, che, per essere relativa, non è meno rigorosa. Non si illude di escludere in assoluto il sacrificio di vittime innocenti, ma vuole ridurne al minimo il rischio. Non ammazza né tortura prigionieri, anche i più colpevoli. Rifiuta, in Palestina, di far esplodere una vettura sulla quale, con un pericoloso capo terrorista, viaggiano persone innocenti, e dei bambini. Non ammette che, in nome del pericolo probabile ma futuro, si sacrifichino oggi degli innocenti. Apprezza l'incolumità della gente del "nemico" come quella della propria gente.

Questo era il problema imposto dall'intervento in Afghanistan, e in qualunque altro luogo del mondo. Opporsi in assoluto a ogni ricorso internazionale alla forza equivale esattamente a negare l'esistenza di una polizia entro i confini di uno Stato. Solo il pregiudizio, e l'abitudine, impediscono ancora di vederlo.

L'intervento in Afghanistan è avvenuto. È costato lutti evitabili e delitti cercati, ai civili e ai combattenti. Ti domando: i civili colpiti oggi in Afghanistan sono più numerosi o molto meno? Gli arti mutilati sono più o meno? Le mine collocate sono più o meno? Si mettono nuove mine o si smina? Le frustate alle donne sono più o meno?

È vero, secondo una quantità di fonti attendibili, che la maggioranza delle donne indossa ancora il burqa. A Herat, è stato ripristinato l'obbligo. A Kandahar, lo portano pressoché tutte. A Kabul sono numerose quelle che se ne sono sbarazzate. Ti domando: quelle che possono scegliere di non indossarlo sono molte di più o no? Tu sei arrivato a dire che le uniche donne senza burqa sono pagate dai fotografi occidentali! Affermazione enorme, se fosse vera, e degna di verifica. Intuisco quanto ti stia a cuore quel paese. Ma allora: perché la - precaria, difettosa, mediocre - liberazione di Kabul non viene festeggiata con le lacrime agli occhi da te e da tutti noi? Perché nelle cose che dici e nell'espressione del tuo viso, al contrario, sembra di leggere un rammarico? Un rimpianto per la Kabul com'era? Perché il ritorno di due milioni e passa di profughi in Afghanistan non viene salutato con le lacrime agli occhi?

Non smetto di chiedere perché i convinti pacifisti che non mossero un dito per liberare Sarajevo dall'assedio (il più lungo della storia moderna, più che a Leningrado) e dallo stillicidio delle bombe e dei cecchini, e anzi proclamarono la loro opposizione attiva a un intervento militare internazionale che sbloccasse l'assedio, e profetizzarono lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, quando quell'intervento avvenne, con gli aerei della Nato, e in pochi giorni, e senza vittime innocenti, sbloccò l'assedio e liberò Sarajevo, non festeggiarono con le lacrime agli occhi? Non era la pace, si sapeva, lo sapevo: era solo (solo!) la fine del massacro quotidiano. L'interruzione del massacro, vegliata, ancora oggi, dalla polizia internazionale. Sono innumerevoli i posti della terra in cui si può pregare per la pace, ma per interrompere i massacri occorre mettere in campo una forza armata internazionale, e tenercela. E magari farle patrocinare libere elezioni, come a Timor est.

Sono contrario alla guerra minacciata contro l'Iraq e alla sua filosofia, e spaventato dalla sua ignota modalità. Ma mi sembra pazzesca l'assimilazione fra Saddam Hussein e Bush, che tu proclami a muso duro. Pazzesca l'indifferenza alla democrazia, per formale e imperfetta e violata che sia. Alla distanza fra governi eletti a suffragio universale e sanguinarie dittature assirobabilonesi. So darmene solo una, ma inadeguatissima, spiegazione. Io credo che la - brutta, difettosa, violata - democrazia debba essere la condizione della convivenza civile in ogni parte del globo.

Tu forse pensi - come certi etnologi relativisti che non sono ancora tornati a casa, come i leader cinesi, come i capi tribali patriarcali, come i fedeli della sharia - che la democrazia sia il pregio o il tic di un pezzetto di mondo, e sia fuori posto e disadatta a tanta altra parte del globo. Non riesco a capacitarmene, e mi spaventa. Mi spaventano le persone che mi sono care, note e ignote, che ripetono generosamente di essere sempre e comunque contro l'impiego della forza. Si sono dimenticate di Auschwitz, e non hanno voluto imparare dov'è Srebrenica, e che cosa è successo, e quando.

04 maggio 2006

Gino Strada: se lo conosci lo eviti...

Incuriosito da un commento di Barbara sul suo blog, ho fatto una ricerca su Gino Strada e sui Katanghesi, e leggete un po' cosa ho scoperto, da un articolo di Gigi Moncalvo.

C'è uno strano caso di "silenzio stampa" in questo nostro grande paese: quello riguardante il passato violento del dottor Gino Strada. Il pacifista, la colomba, l'uomo che ama il bene e fa del bene, il missionario laico che va in soccorso degli oppressi, colui che predica col ramoscello d'ulivo in bocca, è lo stesso che faceva da "luogotenente" - insieme al futuro odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero il famigerato capo del servizio d'ordine del famigerato Movimento Studentesco del l'Università Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati "katanghesi". Sì, è proprio lui: il "pacifista" Gino Strada, colui che oggi dà dei "delinquenti politici" agli esponenti della casa della Libertà e dei DS che non vogliono soggiacere ai suoi diktat di aspirante leader politico che sogna un seggio in Parlamento. Per l'esattezza Strada, insieme a Leghissa, era il capo del servizio d'ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo o squadra aveva questo inequivocabile nome: "Lenin". Rispetto ai capi degli altri servizi d'ordine - ad esempio Mario Martucci per la Bocconi e il suo gruppo "Stalin", o Franco Origoni per la squadra di Architettura, o Roberto Tuminelli, l'erede delle famose scuole private per il recupero-anni, alla guida del gruppo "Dimitroff", il bulgaro segretario della Terza Internazionale accusato da Hitler di aver incendiato il Reichstag - il gruppo guidato da Strada si distingueva per la più cieca obbedienza e fedeltà a quel fior di democratico e di amante dei diritti civili che rispondeva al nome di Luca Cafiero, capo supremo di tutti i Servizi d'Ordine e poi divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli, dove superò addirittura in fatto di preferenze l'on. Giorgio Napolitano. Ora Cafiero è ritornato a fare il docente universitario alla facoltà di Filosofia della Statale. Al comando generale e assoluto di Cafiero c'erano i gruppi "Stalin", "Dimitroff" e tanti altri - ciascuno dei quali aveva uno o più sotto-capi -, ma era il "Lenin" di Gino Strada che si distingueva per la prontezza e la capacità di intervento laddove ce ne fosse stato bisogno.
In sostanza, ancora ben lontano dallo scoprire il suo attuale animo pacifista, Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel Movimento dichiaratamente marxista-leninista-stalinista-maoista che aveva i suoi uomini guida in Mario Capanna, Salvatore "Turi" Toscano e Luca Cafiero. I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo quegli anni, e soprattutto quei sabati di violenza, di scontri, di disordini. Ma ora nessuno dice loro che ad accendere quelle scintille c'era anche l'odierno "predicatore" Gino Strada.
Solo che allora non aveva dimestichezza con le colombe bianche, le bandiere multicolori, il rispetto altrui, il ramoscello d'ulivo.
Ma era molto di più avvezzo ai seguenti segni identificativi: l'eskimo, il casco da combattimento, e l'obbligo di portare con sé, 24 ore su 24, le "caramelle": cioè due sassi nelle tasche e soprattutto "la penna", cioè la famosa Hazet 36 cromata, una chiave inglese d'acciaio lunga quasi mezzo metro nascosta sotto l'eskimo o nelle tasche del loden. Alla "penna" - si usava tale termine durante le telefonate per evitare problemi con le intercettazioni - si era arrivati partendo dalla "stagetta" (i manici di piccone che avevano il difetto di spezzarsi al contatto col cranio da colpire), dalle mazze con avvitato un bullone sulla sommità per fare più male, e dai tondini di ferro usati per armare il cemento, ma anch'essi non adatti poiché si piegavano. I katanghesi e il loro servizio d'ordine, Gino Strada in testa, erano arrivati a questa scelta finale in fatto di armamentario, su esplicita indicazione del loro collegio di difesa che allineava nomi oggi famosissimi come quello di Gaetano Pecorella, Marco Janni, Gigi Mariani, insieme ad altre decine di futuri principi del foro, mentre sul fronte dei "Magistrati Democratici" spiccava la figura di Edmondo Bruti Liberati.
Il "collegio di difesa" aveva dato istruzioni ben precise in caso di arresti e processi: "Negare sempre l'evidenza", anche in caso di fotografie o filmati inequivocabili, definire come "strumento di lavoro" la scoperta eventuale della chiave inglese. Sarebbe stato difficile giustificare come tale un manico da piccone o un tondino di ferro, facilmente considerabili e catalogabili come "arma impropria", mentre diventata più facile con la chiave inglese. "Dite che stavate andando a riparare il bagno della nonna o che vi serviva per sistemare l'auto di vostro padre", poteva essere una delle indicazioni difensive consigliate in caso di bisogno.
"Pacifici ma mai pacifisti" era uno degli slogan ideati da Mario Capanna, ed è strano dunque che oggi Gino Strada si definisca proprio "pacifista". Comunque - a parte la canzoncina ritmata con cui si caricavano prima degli scontri (kata-kata-katanga) - essi pronunciavano ad alta voce ben altri slogan di quelli di oggi e perseguivano ben altri obiettivi. E i loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti sul fronte della destra, ma anche i "compagni" di Avanguardia Operaia (molti dei quali oggi sono esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri, Mario Deaglio, Gad Lerner, apprezzato radiocronista dai microfoni di Radio Popolare incaricato di dare le istruzioni in diretta sulle vie da evitare e sulle strade di fuga in cui fuggire) e Lotta Comunista (memorabile e indimenticabile uno scontro di inaudita violenza) e perfino coi primi gruppi di Comunione & Liberazione. Anche quelli di sinistra erano i "nemici" di Strada al pari di Tom Staiti e dei suoi. Non c'è bisogno di scomodare la memoria del prefetto Mazza e del suo famoso rapporto, la cui rispondenza alla verità venne riconosciuta solo molti anni dopo, per affermare che il servizio d'ordine del Movimento Studentesco era uno dei corpi più militarizzati, una autentica banda armata che incuteva terrore e seminava odio in quegli anni.
Si trattava di una autentica falange macedone di 300-500 persone, (Strada e Leghissa ne guidavano una cinquantina), che non arretravano di un millimetro nemmeno di fronte agli scudi della polizia in assetto da combattimento. Semmai, purtroppo avveniva talvolta il contrario. Unico aspetto positivo è che, a differenza di Lotta Continua, l'MS non ha prodotto successivi passaggi al terrorismo. Anche se bisognerebbe riaprire le pagine del delitto Franceschi alla Bocconi e sarebbe ora che la coscienza di qualcuno che conosce la verità finalmente si aprisse. Che si trattasse di un corpo militarizzato, in tutti i sensi, strumenti di violenza compresi, è fuor di dubbio. Così come è indubitabile la autentica ed elevata ferocia che caratterizzava quei gruppi che attaccavano deliberatamente la polizia come quando si trattò di arrivare alla Bocconi per conquistare il diritto dei lavoratori ad avere le aule per i loro corsi serali. E non possono certo essere le attuali conversioni dei Sergio Cusani, degli Alessandro Dalai, dei Gino Strada, degli Ugo Volli (considerato, senza ritengno alcuno, "l'erede di Umberto Eco") o degli Ugo Vallardi (al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle violenze, e quelle "squadre di propaganda" di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati, in qualità di studente-lavoratore della Pirelli. Qualcuno, quando incrocia il dottor Gino Strada in qualche talk-show televisivo, vuole provare a ricordargli se ha qualche ricordo di quei giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe, di quei ragazzi (poliziotti o studenti) rimasti sul selciato? Che bello sarebbe poterglielo chiedere al dottor Gino Strada se rinnega il suo passato e come si concilia col suo presente.
E poi, soprattutto: quale titolo ha costui per poter definire "delinquenti politici" gli altri?


Ma perché continuo a stupirmi?

Update: questo post è stato usato come inizio di una discussione su un forum, e siccome non posso commentare lì (ovvero, per pigrizia non mi va di registrarmi per commentare), faccio un paio di precisazioni: 1) il post riguarda Gino Strada, non Emergency. Se quindi qualcuno pensa che volessi "gettare fango" su di essa, si sbaglia; 2) qui non è neanche questione di gettare fango, ma solo di rendere note cose che difficilmente si potrebbero sapere altrimenti, alla faccia della informazione libera; 3) ho ritenuto interessante questo articolo non per criticare un eventuale evoluzione della persona (cosa che ritengo positiva e necessaria per ogni essere umano, purché non sia in senso violento, ovviamente), ma per evidenziare che il tanto decantato pacifismo di Gino Strada non è così sincero, ma è solo frutto della stessa ideologia che porta a legittimare il terrorismo, a cantare in piazza "10, 100, 1000 Nassiryia", e che porta 7 parlamentari di Prc più Paolo Cento a chiedere che i 25 arrestati per le distruzioni a Milano dell'11 marzo siano scarcerati. Questo giusto per fare tre esempi astratti.
Consiglio a riguardo inoltre la lettura del mio post successivo.

01 maggio 2006

In memoria di Ayrton Senna

Ricordo quel giorno, stavo pranzando con i miei, e stavamo vedendo il Gran Premio di Imola, quando accadde quella tragedia. Non si videro subito le immagini dell'incidente, solo la macchina in pezzi, e poco dopo l'intervento dell'ambulanza, la tracheotomia, lo svanire delle speranze...
A dodici anni da quel Primo Maggio 1994, ancora una volta ti ricordo, Ayrton.

29 aprile 2006

Eugenetica e Femminismo

Tratterò in questo terzo e nel prossimo post sul libro "Le Bugie degli Ambientalisti" (nei precedenti ho fatto un'introduzione e descritto l'organizzazione di Greenpeace) l'argomento a mio avviso più controverso, ovvero la ricostruzione delle radici del movimento ecologista. Se reputo non del tutto convincente questa parte, non è tanto per la mancanza di fonti e documenti citati, e neanche per l'accomunazione di elementi che mi sembravano del tutto differenti, come l'eugenetica, il femminismo e, appunto, l'ecologismo, quanto per le critiche al Darwinismo. Gli autori in realtà parlano più che altro del Darwinismo sociale, ma serpeggia una certa critica anche verso quella che è (non solo secondo me) una inoppugnabile teoria scientifica. Del resto la contesa tra Intelligent Design e la teoria di Darwin è attuale anche oggi. Ma vado per ordine.
Gli autori partono dalle teorie eugenetiche nate tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ad opera di sostenitori delle teorie di Charles Darwin. Il primo di questi fu Francis Galton, il quale proponeva un'eugenetica "positiva", suggerendo di guidare la selezione del genere umano al fine di migliorare la razza. Egli teorizzava anche l'inferiorità genetica di altre razze, come i neri e gli indiani d'america. Fondò la Eugenics Society (poi divenuta Galton Institute), cui aderirono personalità come John Maynard Keynes, famoso economista. Leonard Darwin, figlio di Charles fece il passo successivo, all'eugenetica "negativa", teorizzando il divieto ai "deboli" di riprodursi e la separazione dei "sani" dagli "insani".
Queste tuttavia non erano idee isolate alla sola Gran Bretagna, ma trovavano riscontro in buona parte del mondo, e in particolare negli Stati Uniti, dove nel 1926 fu fondata la American Eugenics Society.
A essa apparteneva anche Margaret Sanger, la quale, secondo il Time (che l'ha inserita tra i cento leader e rivoluzionari più importanti del Novecento) diede vita al movimento per la liberazione della donna con la sua crociata per legalizzare il controllo delle nascite (locuzione coniata proprio da lei). Fondò la International Planned Parenthood Federation (IPPF, 1952), che oggi è la principale partner dell'UNFPA, il Fondo dell'ONU per la Popolazione. Il suo pensiero interpretava la preoccupazione comune all'élite che dominava la politica e l'economia americana e si sentiva minacciata dalla superiorità numerica delle classi svantaggiate. E infatti il movimento eugenetico era finanziato da banchieri e dalle fondazioni anglosassoni, primi su tutti Rockefeller e Ford.
Personaggio simile, l'inglese Marie Stopes fu fondatrice della prima clinica per il controllo delle nascite, scrivendo molti saggi su sesso e contraccezione, e presentandosi come paladina del femminismo. Anche lei era una convinta sostenitrice del movimento eugenetico, chiedendo l'applicazione della sterilizzazione forzata degli "insani". La Marie Stopes International è una delle più grandi promotrici dell'aborto nel mondo, e partner privilegiato del Comissario per lo Sviluppo della UE.
Si può ben capire a questo punto perché nessuno si preoccupò di fermare Hitler in un primo momento. Anzi, buona parte dell'Europa guardava con interesse alla Germania e ai suoi esperimenti genetici, alle sue idee sulla razza ariana, e ne è una dimostrazione la morbidezza con cui molti governi europei lo trattarono fino alla sua entrata in guerra. Chamberlain, per esempio, era membro della Eugenics Society, così come Pétain, primo ministro collaborazionista a Parigi, era membro della Società Eugenetica francese.
Dopo la sconfitta di Hitler, i movimenti eugenetici si trovarono nell'esigenza di mascherare gli imbarazzanti legami con le idee della Germania nazista, e si propose di adottare una politica cripto-eugenetica, ovvero di perseguire i veri obiettivi dietro scopi ben più accettabili. Si arrivò al concetto di "selezione volontaria inconsapevole" secondo cui si doveva ricorrere a metodi efficaci di pianificazione familiare, incidendo quindi sulle leggi, sul costume e sulle aspettative sociali in modo che gli individui scelgano "da soli" se avere o no figli.
Nel 1952 nacquero la già citata IPPF e il Population Council, entrambe finanziate dalla Fondazione Rockefeller e dalla Fondazione Ford, e con forti legami con le Società Eugenetiche americana e britannica. Comune convinzione era che la pianificazione familiare sia un diritto umano fondamentale e che l'equilibrio tra la popolazione del mondo e le sue risorse naturali e la produttività sia una condizione necessaria per la felicità dell'uomo, per la prosperità e per la pace. Gli autori Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari notano come in questa formula vi siano le basi per concetti da qualche anno molto popolari come "sviluppo sostenibile" e "qualità della vita".
Queste società si dedicarono subito al finanziamento di borse di studio per la ricerca demografica e biomedica e della ricerca per lo sviluppo di metodi contraccettivi, nonchè allo sviluppo di aggressivi programmi per il controllo delle nascite, specie nei paesi in via di sviluppo come India, Indonesia, Thailandia, Iran e Nicaragua.
I fondatori e i sostenitori di queste due organizzazioni sono numerosi personaggi di primo piano delle società eugenetiche, come C.C. Little, William Shockley, Carlos Paton Blacker, Fairfield e Frederick Osborn, Guy Irving Burch, Detlew W. Bronk, Hugh Moore, Alan Guttmacher. Quindi, in definitiva, ci sono gli stessi soldi, gli stessi leader, le stesse attività, ma con un volto nuovo.
In questo periodo da queste persone nacque la strategia del catastrofismo, e a metà degli anni '50, in piena Guerra Fredda uscì The Population Bomb (nel 1968 Paul Elrich scrisse un libro con lo steso titolo, diventato la Bibbia degli antinatalisti), un libretto che faceva leva sulla paura del nucleare degli americani: La bomba demografica minaccia di provocare un'esplosione così distruttiva e pericolosa quanto quella di un'atomica, e con le stesse conseguenze in prospettiva per il progresso o per il disastro, per la guerra o per la pace.

Questa sì, che è bella!

Roma, 28 apr . - (Adnkronos/Ign) - La procura di Roma, nella persona del pm Nicola Maiorano, ha iscritto nel registro degli indagati il segretario del Pdci Oliviero Diliberto e l'eurodeputato dello stesso partito Marco Rizzo per istigazione a delinquere e oltraggio alla pietà dei defunti. A riferirlo è l'avvocato Luciano Randazzo, che spiega come l'indagine sia partita dalla denuncia del presidente dell'Associazione vittime del terrorismo Bruno Berardi. L'iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto visto che Berardi nella denuncia, che era relativa al corteo pro Palestina organizzato a Roma lo scorso febbraio nel corso del quale alcuni manifestanti avevano urlato lo slogan '10, 100, 1000 Nassiriya', aveva espressamente chiamato in causa Diliberto e Rizzo.

Ora, non credo che ci sarà un seguito a questa azione legale, ma mi fa almeno piacere sapere di non essere l'unico a provare un certo fastidio per quei cori, al punto da arrivare a una denuncia.

28 aprile 2006

Quando morirò

Questo simpatico test mi ha detto che morirò, in una ipotesi ottimistica, venerdì 25 gennaio 2069 alle 16:57, ossia (nel momento in cui scrivo) tra 1.980.124.800 secondi, "volando fuori dalla finestra dopo essere inciampato nel tappeto nuovo del salotto". Invece, in una ipotesi pessimistica, accadrà domenica 25 agosto 2059 alle 18:09, ossia tra 1.683.341.342 secondi, "soffocato dai debiti (in pratica cinque tonnellate di fatture ti cadranno addosso)".
Se vi va, e soprattutto se non siete scaramatici, vi consiglio di farlo, e anche di leggere i commenti sotto le diverse risposte.

E visto che c'ero, ho fatto anche il test dell'aldilà, per vedere dove andrò dopo, e il risultato è questo: finirò in Paradiso per 2774 anni nel Cielo di Mercurio tra gli spiriti che operarono il bene (a che livello sono?) a prendere il sole sulla sterminata spiaggia mercuriana.
Praticamente me la sono cavata per poco (vedere il link alla figura dei Cieli e dei Gironi).

21 aprile 2006

Nepal, la situazione peggiora

Su squareplaza ci sono continui aggiornamenti sulla situazione in Nepal, non linko tutti i post singolarmente perché sono tantissimi, ma consiglio vivamente di leggerli, a chi sia interessato.

20 aprile 2006

Vignetta su Maometto: l’oltraggio e la libertà

Un articolo del sempre ottimo Magdi Allam, dal Corriere della Sera del 16 aprile:

Se non contestualizziamo correttamente la vicenda, rischiamo di fare il gioco dei carnefici facendoli passare per vittime

Perché coloro che hanno prontamente protestato, musulmani e cristiani, alla pubblicazione di una vignetta su Maometto in Studi Cattolici, rivista a diffusione limitata, non si sono indignati per la raffigurazione di Gesù che defeca su Bush e sulla bandiera americana?

Raffigurazione, questa, trasmessa solo quattro giorni fa da «South Park», un cartoon che è visto da decine di milioni di persone in tutto il mondo. Perché? Dobbiamo sollecitare una fatwa del predicatore d’odio Youssef Qaradawi, che si è attribuito la presidenza del «Comitato internazionale per il sostegno dell’ultimo profeta », di condanna a morte del direttore Cavalleri e del vignettista Clericetti? E a quando la fatwa contro Dante e la «Divina Commedia» a cui si sono ispirati?O dobbiamo invece sostenere il diritto a ribellarsi a un terrorismo islamico che vorrebbe sottomettere la nostra civiltà senza necessariamente eliminarci fisicamente?

Se non contestualizziamo correttamente la vicenda, rischiamo di fare il gioco dei carnefici facendoli passare per vittime. Le vignette su Maometto, al di là della legittima critica, sono una non meno legittima reazione all’aggressione terroristica islamica alla vita e alla libertà dell’umanità intera, occidentali e orientali, cristiani, musulmani ed ebrei. Ma ricordiamoci che non costituiscono in sé un’azione sacrilega. Perché non esiste nessuna interdizione coranica alla raffigurazione di Maometto. Casomai a oltraggiare l’islam sono i terroristi che si fanno esplodere perfino all’interno delle moschee massacrando i fedeli in preghiera, o i Fratelli Musulmani che nel loro logo accostano il Corano alla spada e al versetto «E preparate contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro» (Corano VIII, 60).

Così come la satira è un diritto irrinunciabile in una democrazia. Irridere su Maometto, che oltretutto è un comune mortale, è diventato un tabù e un casus belli soltanto quando l’hanno deciso i predicatori d’odio. Ricordiamoci che il caso delle 12 vignette pubblicate dal quotidiano danese Jyllands-Posten il 30 settembre scorso, ha scatenato una ondata di violenza in tutto il mondo soltanto 5 mesi dopo, quando ad istigarla fu il burattinaio Ahmad Abu Laban, imam di una moschea di Copenaghen, e l’Unione internazionale degli ulema, presieduta da Qaradawi e con sede a Dublino. Teniamo presente che la serie animata «South Park» aveva trasmesso il 4 luglio 2001 una puntata dal titolo «Super best friends», in cui Maometto compare al fianco di Gesù, Mosè e Buddha, con una pistola e delle dita che lanciano fiamme. Eppure non ci fu nessunissima reazione. Per una ragione molto semplice: non ci fu un burattinaio del terrore che ritenne di strumentalizzare la vicenda.

Oggi, all’opposto, è l’Occidente stesso che ha sviluppato un riflesso condizionato a difesa non dell’islam, bensì della sua interpretazione radicale. Il 4 aprile la Corte di Cassazione, nel condannare un italiano che aveva apostrofato due musulmane velate, ha sentenziato che «la religione musulmana impone il velo alle credenti». Come è possibile che nel nostro Stato laico si accrediti, al più alto livello della magistratura, la tesi che gli estremisti islamici vorrebbero imporre alle donne musulmane che nella loro maggioranza non indossano il velo?

Nella puntata «Cartoon wars» della serie «South Park», gli americani decidono di seppellire, come gli struzzi, la testa sottoterra «perché dobbiamo dimostrare ai terroristi che non abbiamo visto la raffigurazione di Maometto!». E poi, per vendetta, sono i terroristi che diffondono le immagini dissacranti di Gesù. Un Occidente sottomesso e vilipeso. In preda alla paura. Che sta perdendo il bene della vita e il valore della libertà. Di questo passo, all’insegna dell’islamicamente corretto, quando si pronuncerà il nome di Maometto, tutti indistintamente, musulmani e non, dovremo rispondere coralmente «La pace e la benedizione di Dio su di lui».

19 aprile 2006

Nuovi link (3)

Un nuovo link e un banner:

  1. Nel post precedente ho linkato un documento di un'associazione, Public Interest Watch, dal sottotitolo esplicativo: "Keeping an eye on the self-appointed guardians of the public interest". Ora ne aggiungo anche il link.
  2. Alcuni siti complottisti sostengono che l'11 settembre nessun aereo abbia colpito il Pentagono. Aribandus, sulla scia di Attivissimo, ha fatto un grosso lavoro che, fino a ora, smonta queste tesi. Lettura consigliata e in costante aggiornamento.

15 aprile 2006

Le multinazionali dell'ambientalismo: Greenpeace

Nel primo post della serie sul libro "Le bugie degli ambientalisti" (qui trovate l'introduzione) vi parlo dell'organizzazione finanziaria di Greenpeace.
Esistono nel mondo circa quaranta uffici nazionali di Greenpeace, e varie organizzazioni di cui Greenpeace International, con sede ad Amsterdam, è la più grande. Nel 2000 il budget totale di tutte le organizzazioni Greenpeace è stato di 143 milioni di dollari (per maggiori informazioni leggere qui). Particolarmente interessante è l'organizzazione negli USA, in cui esistono due entità indipendenti: Greenpeace, Inc. e Greenpeace Fund, Inc., entrambe no-profit ma con diverse caratteristiche.
La legge statunitense prevede due tipi di no-profit, indicati come 501(c) (3) e 501(c) (4): nel primo caso i benefattori possono dedurre dalle tasse i contributi, ma essi sono utilizzabili solo per attività educative, caritative, religiose ecc., non per azioni legali o per partecipare a campagne a favore o contro candidati politici. Nel secondo caso i fondi provenienti dai contributi sono utilizzabili anche nei casi prima esclusi, ma i contributi non sono deducibili, quindi è più difficile reperire fondi. Greenpeace Fund, Inc. appartiene al tipo 501(c) (3), mentre Greenpeace, Inc. al 501(c) (4); dai bilanci del 2000, Greenpeace Fund, Inc. ha raccolto 9 milioni di dollari, passandone 4,5 a Greenpeace, Inc., 3,7 a Greenpeace International e il resto a organizzazioni Greenpeace di altre nazioni.
E' interessante osservare che Greenpeace, Inc. agisce quasi esclusivamente con campagne di pressione verso compagie o governi per modificare procedure o politiche. I suoi attivisti agiscono spesso contro le leggi vigenti, alcuni sono stati arrestati, ma qualcuno ha sostenuto per loro le spese legali. Essa è finanziata in modo significativo da Greenpeace Fund, Inc., che può raccogliere fondi deducibili. Nel 1999, su entrate per 14,2 milioni, il 30% veniva da Greenpeace Fund, Inc., il cui unico scopo sembra essere la raccolta di fondi da destinare ad altre Greenpeace e non svolge attività proprie.
Per fare un confronto, si può citare Greenpeace Foundation, Inc., che ha sede alle Hawaii. Essa è in aperto contrasto con le prime due e con Greenpeace International, che accusa di eccessiva spregiudicatezza nella raccolta di fondi, di antiamericanismo e di insufficiente devozione alla causa della difesa degli animali. E' un'organizzazione di tipo 501(c) (3) e non spende più di 25000 dollari all'anno.
Su "La Stampa" del 2 ottobre 1991 comparve un articolo che riprendeva alcune accuse mosse a Greenpeace dal settimanale tedesco "Der Spiegel", secondo il quale "Greenpeace è la più ricca organizzazione ecologista del mondo", ma in cui le decisioni sono prese da una ristretta cerchia che amministra i milioni di introiti in maniera poco chiara. In particolare, in Germania essa controlla una fitta rete di società controllate al 100% che permetterebbe a Greenpeace di mantenere il proprio status di organizzazione senza scopo di lucro e dunque di godere di esenzioni fiscali.
Esiste anche una casistica di dirigenti cacciati, per esempio il norvegese Bjorn Okern, che ha diretto per due anni Greenpeace Norvegia, ha scritto un libro (Potenza senza responsabilità) in cui definisce Greenpeace come un movimento "ecofascista più preoccupato dei soldi che dell'ambiente".
In Canada ha avuto luogo un lungo contenzioso tra Greenpeace e il governo, il quale nel 1999 ha negato all'organizzazione lo stato di "opera caritativa" che la multinazionale aveva chiesto per facilitare la raccolta di fondi. L'ufficio delle tasse ha dichiarato che "le attività di Greenpeace non hanno un beneficio pubblico", anzi le campagne condotte per mettere fine a diverse attività industriali potrebbero impoverire la gente. La storia parte dal 1989, quando Greenpeace perse lo stato di "opera caritativa". Per aggirare l'ostacolo fu fondato un altro gruppo che doveva fungere da "opera caritativa", ma la legge canadese non permette che questi tipi di opere funzionino come agenti per altri gruppi nella raccolta di fondi, per cui Greenpeace perse nuovamente lo status nel 1995, perdendo anche l'appello nel 1998. Fallì anche un ulteriore tentativo di aggirare la legge, con relativo appello, perché i suoi obiettivi e le sue campagne sono finalizzati al cambiamento dell'opinione pubblica e non alla difesa dell'ambiente.
Per finire, cito Patrick Moore (consiglio di visitare il suo sito), membro fondatore e direttore per 15 anni dell'organizzazione, secondo il quale "il movimento ambientalista si è trasformato nei fatti in un movimento protezionistico e antiscientifico [...]. Gli ambienti più radicali hanno finito per confondere e fuorviare l'opinione pubblica servendosi di sensazionalismo, disinformazione e contraffazione".

11 aprile 2006

E' finita!!!

Credo che, al di là dell'oggettiva importanza di queste elezioni, sia questo il mio primo pensiero. Non ne potevo più di questa campagna elettorale, e delle bassezze a cui si sono ridotti i due candidati. Figurarsi il mio timore quando si profilava la possibilità di rifare le elezioni, vista l'apparente situazione di pareggio.
Rimane il fatto che, con la maggioranza ottenuta all'ultimo momento grazie ai voti dall'estero, il centro sinistra avrà davvero grossissime difficoltà di governo, vista l'endemica litigiosità della coalizione. In effetti non capisco proprio cosa festeggiassero ieri sul palco, anzi, mi pare non poco probabile che il governo non regga per tutta la legislatura. Ci sarebbe da scommetterci.
Oltre a queste considerazioni, val la pena di osservare che i sondaggi alla fine si sono rivelati essenzialmente sbagliati, laddove prevedevano una tranquilla vittoria dell'Unione, e paradossalmente, il sondaggio (per quel che ne so) che si è avvicinato di più al risultato finale è stato quello, tanto criticato, svolto da una società americana prontamente screditata dai nostri media (non so se a ragione o a torto) e commissionato da Berlusconi, che io stesso avevo commentato qui, ma dal solo punto di vista dell'affidabilità statistica.
Per il resto, la mia unica preoccupazione in caso di vittoria dell'Unione riguardava la politica estera in Medio Oriente, e in generale il problema dei rapporti con l'Islam, nel senso che non mi piace la strisciante connivenza con il terrorismo presente in molti esponenti di quella parte politica. Vedremo.

10 aprile 2006

Ancora disordini in Nepal

Gli ultimi giorni hanno visto un aggravarsi della situazione in Nepal, le ultime novità in una serie di post su square, in particolare qui, qui, qui e qui.
E forse anche i grandi media iniziano a interessarsi della situazione del Nepal, in particolare ho visto un servizio sul TG3 qualche giorno fa e una pagina del Televideo con una ultim'ora.

07 aprile 2006

Hamas rinnega, l'UE provvede

Leggendo questo articolo ho appreso che l'UE ha provvisoriamente sospeso i finanziamenti all'ANP poiché non ha riconosciuto Israele e il suo diritto di esistere né ha rinunciato alla lotta armata. Inoltre Per l'Ue è inammissibile il mancato impegno da parte di Hamas per la mancata applicazione dei trattati internazionali già in vigore (in primo luogo degli accordi di pace provvisori di Oslo del '93) e per il disarmo dei suoi miliziani. Avevo già riportato in questo post come le intenzioni di Hamas siano tutt'altro che pacifiche, a dispetto delle dichiarazioni concilianti che spesso rilasciano alcuni suoi esponenti ai media Occidentali, più che altro per imbonirsi l'opinione pubblica e le autorità.
Purtroppo questo provvedimento penalizza anche quei palestinesi (ce ne saranno) che magari non hanno niente contro Israele, e subiscono la politica da sempre aggressiva delle varie organizzazioni terroristiche, spalleggiate da buona parte della popolazione, come hanno dimostrato le recenti elezioni.
Del resto, si sa che buona parte dei finanziamenti alla Palestina sono sempre stati spesi in armi o per la produzione di libri scolastici che fomentavano l'odio per l' "entità sionista" e la glorificazione dei kamikaze, e si sa come sia facile indottrinare i bambini, pronti in questa maniera a diventare kamikaze a loro volta nel giro di pochi anni.
Il mio auspicio è che questo provvedimento spinga a più miti consigli Hamas (ma non ci spero più di tanto) e che condizioni la ripresa dei finanziamenti a una più stretta sorveglianza da parte dell'UE sull'uso che l'ANP ne farà.

06 aprile 2006

Contro il terrorismo si deve combattere

Sulla Stampa online c'è un articolo di Fiamma Nirenstein che consiglio di leggere, segnalato da Alex Marra. In particolare riporto un passo:

[...]La condanna della guerra si basa anche sulle immagini insanguinate che escludono una vasta parte della realtà. Giustamente non ignoriamo le code dei giovani che vanno ad arruolarsi negli apparati di sicurezza e saltano per aria. Ma alzi una mano chi sa che da luglio al gennaio scorso le forze armate irachene hanno aggiunto alle loro truppe 22 nuovi battaglioni, che 5500 nuovi poliziotti e 2000 agenti speciali sono stati istruiti e equipaggiati, che 20 delle basi operanti della coalizione sono passati all’esercito iracheno. Le forze irachene hanno reso sicure zone prima ritenute impraticabili; città come Najaf, Mosul, Tal Afra e persino Falluja, scrive su News Week Farid Zakarja, sono molto più sicure oggi di un anno fa.
Non sappiamo neppure che nonostante tutti gli sforzi dei terroristi, il reddito pro capite si è raddoppiato dal 2003 ed è del 30 per cento più alto di quanto fosse durante la guerra, e che nel 2006 ci si aspetta che cresca de 16,8 per cento. Ci sono cinque volte le auto che c’erano al tempo di Saddam, cinque volte i telefoni, e 32 volte le connessioni in Internet. Non c’erano tv o media independenti: ora abbiamo 44 tv commerciali, 72 radiostazioni, e più di 100 giornali. Sono nate 3 mila 404 scuole, 304 costruzioni di fognature e acqua, 257 stazioni di polizia e vigili del fuoco, 149 ambulatori pubblici e ospedali. Ma questi fatti riguardano un mondo di poveri, di gente che nel nostro snobismo occidentale percepiamo come aliena alla democrazia. Preferiamo, invece, scontrarci con gli archetipi che amiamo odiare, quelli che uniscono la famiglia intellettuale europea contro l’imperialismo, per l’autodeterminazine. Bush tuttavia decise per la guerra sulla scorta di informazioni certificate dall’ONU e di un voto del Consiglio di Sicurezza che unanimente passava la risoluzione 1441. Essa chiamava Saddam a disarmare o a «fronteggiare le peggiori conseguenze».
Le armi di distruzione di massa che non si sono trovate non furono una bugia per iniziare la guerra, le scoprì l’ONU: e ora esce di nuovo, dai documenti iracheni appena consegnati al pubblico che esistono contratti di acquisto per vari materiali chimici. A tutt’oggi nessuno può negare che il trattamento usato dagli USA a Saddam abbia tagliato la proliferazioni delle armi di distruzione di massa e abbia tagliato i fondi al terrorismo. E la possibilità che le boccette di botulinus o di antrace siano state trasferite per tempo, è sempre valida.[...]

In particolare l'ultimo capoverso sottolinea un aspetto che pochi davvero conoscono, e che è una delle principali motivazioni addotte dalle persone che criticano questa guerra. Andate qui per leggere l'intero articolo.

05 aprile 2006

Nuovi link (2)

Aggiungo tra i link:

  1. Informazione Corretta, un sito che si occupa dell'informazione che si fa su Israele, segnalando "pregiudizi, errori e false informazioni".
  2. SviPop (sviluppo e popolazione), strumento di informazione del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo), nel cui gruppo direttivo vi sono gli autori del libro di cui ho parlato in un post precedente, e di cui riparlerò in seguito.

04 aprile 2006

Il canone Telecom? È illegittimo

Questa è davvero interessante (da Punto Informatico):

Torra Annunziata (NA) - Il canone che Telecom Italia chiede all'utenza è illegittimo. Questa sentenza, destinata a suscitare clamore, proviene dal Giudice di Pace di Torre Annunziata, l'avvocato Prof. Giuseppe D'Angelo, che ha accolto la denuncia di un utente.
Si ripete quindi il caso di una condanna originata dalla segnalazione di un unico consumatore: dopo la multa, comminata a TIM dall'Antitrust ecco che la denuncia di un utente telefonico porta ad una nuova condanna, che in questo caso obbliga Telecom Italia al rimborso dell'importo dei canoni percepiti e al pagamento delle spese di giudizio.
"Il Giudice - fa sapere il Codacons - dopo aver esaminato il disposto dell'art. 3 del D.P.R. n° 318/97 (che impone alla Telecom l'incarico di fornire "il servizio universale" su tutto il territorio nazionale), ha ritenuto che il servizio consiste nella fornitura di alcuni servizi, ma nella norma non viene nominato il canone di abbonamento. Il comma 4 infatti attribuisce il servizio alla società Telecom S.p.A. ed aggiunge che suddetto servizio viene effettuato dallo stesso gestore, ma dal 1° Gennaio 1998, può essere espletato anche da altre società di telecomunicazioni".
L'associazione di consumatori sottolinea che l'importante onere, quello del servizio universale, "deve essere sopportato solo ed esclusivamente, come dice il legislatore:- dagli operatori che gestiscono reti pubbliche di telecomunicazioni;- dai fornitori di servizi di telefonia vocale accessibili al pubblico;- dagli organismi che prestano servizi di comunicazioni mobili e personali".
"Gli utenti finali - conclude l'associazione - sono esclusi dall'onere di costi aggiuntivi, compreso il pagamento del canone di abbonamento richiesto dalla Telecom".
Il Giudice di Pace partenopeo non ha trascurato di affrontare l'aspetto relativo alla clausola contrattuale che vincola l'utente al pagamento del canone: la sentenza definisce che il contratto di utenza telefonica intervenuto tra le parti è un "contratto di adesione".
In quanto tale, è necessario verificare la eventuale vessatorietà della clausola che prevede il pagamento del canone di abbonamento, facendo riferimento all'art. 1469 bis del Codice Civile. La clausola predisposta da Telecom Italia, secondo il Giudice, genera uno squilibrio tra diritti e obblighi: dal lato dell'utente, al pagamento del canone, non corrisponderebbe infatti alcun servizio erogato dall'operatore. Di conseguenza si creano situazioni ritenute paradossali, come il pagamento del canone di linea in un periodo (bimestre) in cui l'utente non ha generato traffico telefonico di alcun genere. La clausola è quindi considerata ingiusta e vessatoria, ai sensi dell'art. 1469 bis del Codice Civile e, quindi, è stata dichiarata inefficace.
"Tale sentenza - come conclude il Codacons - apre la strada a oltre 20 milioni di cause analoghe dinanzi ai Giudici di pace, da parte degli utenti Telecom ancora costretti a versare l'odioso canone. Se anche altri giudici concorderanno con la decisione del GdP di Torre Annunziata, svariati miliardi di euro dovranno uscire dalle casse dell'azienda telefonica per rientrare nelle tasche degli utenti".

02 aprile 2006

Ciao, piccolo

31 marzo 2006

Le Bugie degli Ambientalisti (intro)

Qualche mese fa mi aggiravo per una grande libreria, dovendo fare un cambio, quando mi cadde l'occhio su un libro dal titolo drastico. Ne lessi alcuni passaggi, e il fatto che la prefazione fosse scritta da Tullio Regge mi convinse a comprarlo. Il libro in questione si intitola "Le bugie degli ambientalisti", scritto da Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, e in seguito ne proporrò, in più post, alcuni dei temi principali affrontati.
Questa è più che altro una premessa, per chiarire la posizione degli autori (e la mia) riguardo il tema ambientale in generale.
Il libro analizza molti dei maggiori temi ambientali: inquinamento, popolazione, deforestazione, ecc., argomentando su dati e studi scientifici per confutare le tesi catastrofiste, sostenute dalle principali associazioni ambientaliste, a riguardo. Gli autori attribuiscono inoltre queste posizioni estreme a una vera e propria strategia del terrore volta ad aumentare il sostegno economico che la gente offre a queste associazioni. Insomma, secondo gli autori essenzialmente si tratta di multinazionali dello stesso genere di quelle più famose che tanta gente critica (ed eventualmente boicotta), il cui scopo principale è l'arricchimento di chi le gestisce.
Devo dire che per quanto mi riguarda sono sempre stato sensibile al tema ambientale, quando posso nel mio piccolo uso la bicicletta, e in casa si separa la spazzatura per il riciclaggio. D'altra parte, il mio innato scetticismo mi ha spesso fatto venire qualche dubbio riguardo certi allarmismi a mio parere eccessivi, o che col tempo si sono effettivamente rivelati fasulli. Uno per tutti, ricordo che quando ero piccolo si facevano proiezioni sulla crescita della popolazione mondiale, prevedendo che sarebbe arrivata intorno al Duemila a 8 miliardi. Cosa ovviamente non verificatasi.
L'unica critica che mi sento di muovere è sull'impostazione ideologica degli autori, troppo vicina per i miei gusti a quella della Chiesa Cattolica (ma ovviamente è solo un mio parere). Questo fa sì che a mio avviso si incentrino troppo sulla critica di alcuni aspetti storici, che secondo loro sono gli unici alla base della nascita dei movimenti ambientalisti. Per il resto, l'ho trovata una lettura molto interessante e chiarificatrice.

28 marzo 2006

Il governo di Hamas ha approvato, giura di combattere Israele

A dispetto delle dichiarazioni di lunedì, in cui il futuro primo ministro Ismail Haniyeh sottolineava la nuova spinta del governo di Hamas per la pace e il dialogo, ecco come stanno le cose in realtà. Ho come l'impressione che dovrà passare ancora molto tempo, prima che le cose migliorino tra Israele e Palestina.

GAZA (Reuters) - A Hamas-dominated Palestinian parliament approved the Islamic militant group's cabinet and program on Tuesday, clearing the way for it to take control of the government two months after its shock election victory.

Chanting "God is Greatest" after the 71-to-36 vote, Hamas lawmakers hugged and kissed Ismail Haniyeh, their teary-eyed prime minister-designate who vowed to not to abandon the fight against Israel.

"The Koran is our constitution, Jihad is our way, and death for the sake of God is our highest aspiration," Hamas lawmaker Hamed Bitawi said.

Tuesday's comments stood in contrast to a more conciliatory speech by Haniyeh on Monday in which he stressed the new government's push for peace and dialogue. The earlier speech drew fire from some lawmakers for not stressing resistance.

The vote of confidence came on the day Israel held a general election that interim Prime Minister Ehud Olmert was expected to win on a platform of imposing Israel's final borders with the Palestinians if peacemaking remains stalled.

The new cabinet, dominated by Hamas loyalists, was expected to be sworn in on Wednesday by President Mahmoud Abbas, whose long-dominant Fatah faction refused to join the new government.

Hamas, committed by its charter to Israel's destruction, inherits an aid-dependent Palestinian Authority that is on the brink of financial collapse.

A threatened cut in Western aid could make it more difficult for Hamas to pay the salaries of an estimated 140,000 Palestinian Authority workers, including security personnel. Aid groups say a funding crisis could lead to chaos and violence.

CHANGE IN TONE

In presenting the cabinet for parliamentary approval on Monday, Haniyeh sought to reach out to the West by saying his government was ready for talks with the "Quartet" of Middle East mediators on bringing a "just peace" to the region.

In contrast on Tuesday, Haniyeh said: "We were born from the womb of resistance, we will protect resistance and the arm of resistance will not be touched," said Haniyeh.

Addressing Mariam Farhat, a newly-elected Hamas lawmaker whose three sons died fighting Israel, Haniyeh said: "This the fruit of the sacrifices by martyrs, including your sons. You've got to be proud of this day."

Israel seized on Haniyeh's change of tone, saying it reflected the new government's "extremist" policies.

"I hope the sort of remarks we heard today help to dissolve any possible illusion that might exist as to the true character of this new Palestinian leadership," said Foreign Ministry spokesman Mark Regev.

The United States, grouped in the Quartet with the European Union, Russia and the United Nations, has also rejected talks with Hamas until it renounces violence, accepts interim peace deals and recognizes Israel's right to exist.

Hamas has carried out nearly 60 suicide bombings against Israelis since 2000, but has largely abided by a year-old truce.

After the vote, Haniyeh and several newly-approved cabinet ministers prayed at the house of Hamas co-founder Sheikh Ahmed Yassin, who was killed by an Israeli airstrike in 2004.

"We are coming to congratulate you and to say that the blood of our Sheikh (Yassin) did not go in vain," Haniyeh told Yassin's widow.

23 marzo 2006

Documenti dell'Intelligence iracheno

Riporto un interessante post di Wellington sulle prime traduzioni di documenti segreti del regime di Saddam, presi drante l'operazione "Iraqi freedom":


IZSP, ISGZ e altri buffi codici precedono il numero di serie assegnato ad ogni documento dell'Intelligence iracheno catturato durante l'operazione "Iraqi Freedom" le cui traduzioni incominciano ad essere declassificate e pubblicate dall'Intelligence americano nel silenzio generale dei media internazionali.

Grazia ai bloggers Free Republic, Ray Robison, Barcepundit, al blog aggregator Pajamas Media e ad Ali di Iraq the Model che ha confermato l'attendibilità di alcune delle traduzioni dall'Arabo, almeno i blogs sono in grado di offrire qualcuna delle "smoking guns" (pistole fumanti) sull'Iraq da sempre tanto richieste dalla comunità mondiale dei benpensanti.

File IZSP-2003-00000859, datato Dicembre 2002.
Una serie di documenti appartenenti alle Brigate al-Quds, un'organizzazione terroristica islamista palestinese, descrive alcuni passi da prendere in caso d'invasione: in breve prepararsi per una lunga guerriglia. Quello che però conta è che questo documento è stato prodotto, prima dell'inizio della guerra, da membri di al-Quds PRESENTI IN IRAQ, e non rimasti in Palestina.

File IZSP-2003-00003336, datato 11 Marzo 2003.
Questo richiesta inviata, sempre dagli al-Quds, al quartier generale dell'Intelligence Iracheno a Bagdad chiede conferma di alcuni piani previsti per l'invasione, in particolare:

* il governo iracheno distribuirà gli stessi volantini distribuiti dalle forze americane ma contaminati con l'antrace.
* l'Iraq importerà uniformi simili a quelle delle forze USA con lo scopo di uccidere cittadini iracheni e far ricadere la colpa sulle truppe americane.
* dare fuoco a barili di petrolio intorno a Bagdad allo scopo di causare il panico in città.
* molti pezzi grossi del governo faranno rifugiare i propri cari in Russia.

File ISGZ-2004-009247.Questo documento in Arabo, di cui trovate una traduzione parziale qui, testimonia invece i contatti stabiliti, con l'ausilio di agenti sudanesi, tra l'Intelligence Iracheno e Osama Bin Laden sin dal 1994, compresa l'apparente intenzione di collaborare per portare a termine atti terroristici nella "terra di Hijaz" (Ovest Arabia Saudita).

Da questi tre documenti soltanto possiamo già concludere quanto segue:
1) Saddam Hussein e Osama Bin Laden saranno anche l'uno un laico blasfemo e l'altro un fanatico religioso, ma per quanto riguarda il terrorismo erano ben disposti a collaborare. I contatti c'erano, erano vecchi di anni, e dal documento si evince che c'era tutta l'intenzione di mantenerli anche dopo il trasferimento di Bin Laden dal Sudan all'Afghanistan.
2) Sempre per la serie "Saddam non supportava il terrorismo" in Iraq nel 2002 erano presenti membri di un gruppo jihadista palestinese attivo sia in patria che all'estero.
3) Ancora nel Marzo del 2003 l'Iraq doveva essere in possesso di una certa quantità di antrace.
4) Che questo antrace era destinato ad essere fornito in dotazione ad un gruppo terrorista, o che quantomeno il regime di Saddam non era estraneo all'idea di fornire armi biologiche a gruppi terroristi.
5) Che la pratica di uccidere innocenti Arabi e far ricadere la colpa sugli Americani non è una leggenda metropolitana.

Certo questi documenti non sono affatto le uniche "smoking guns" nè su "Saddam e terrorismo" nè su "la menzogna delle WMD" che vengono fuori, anche se sono particolarmente "fumanti", nè sono le uniche a venire puntualmente ignorate dai media.

Significative a questo proposito le parole del Deputato Pete Hoekstra (Rep. Michigan), Presidente della Commissione Intelligence del Congresso USA:
"Auspichiamo di scatenare il potere di Internet e della blogosfera per esaminare questi documenti e fornirci una maggiore comprensione di ciò che accadeva nell'Iraq di prima della guerra", lo sa anche lui che se aspettiamo la stampa stiamo freschi.

20 marzo 2006

Alcune amenità del CERN

La settimana scorsa sono stato al CERN, e ho alloggiato in questo paesino a un paio di chilometri di distanza.Non fatevi ingannare, non è così bello come sembra...
A mensa è possibile trovare menù...a tema,
consumabili con simpatiche posate magnetiche...

...in compagnia di persone originali (dalla foto non si vede, ma sul colletto della camicia il tipo porta sempre un collare con le borchie).

E a proposito di cibo, c'è chi in stanza insieme si trova proprio bene...

16 marzo 2006

Altra bufala?

Poco tempo fa si era sparsa la notizia secondo cui ci sarebbero stati italiani ad Abu Grahib. Notizia diffusa, indovinate da chi? Ovviamente dalla Al Jazeera italiana, ovvero RaiNews24. Ebbene, leggete questo articolo (da Alex Marra, che a sua volta ha preso da Il Foglio):

RAIBUFALE24 international
Sigfrido Ranucci è quel giornalista al servizio della più bolscevica televisione del mondo occidentale, diretta del postcomunista Roberto Morrione. Rainews24 purtroppo è vista da pochi italiani, viceversa il Cav. Non avrebbe bisogno di fantomatici sondaggi americani per godersi il sorpasso su Prodi. Nei mesi scorsi, il tosto Ranucci aveva fatto uno scoop mondiale sull’uso illegale del fosforo bianco a Fallujah da parte degli americani, finito poi in barzelletta ancor più del Nigergate di Bonini&D’Avanzo.
Ieri la rivista americana molto di sinistra che si chiama Salon ha svelato un altro clamoroso falso della tv italiana al servizio dei repubblichini di Tikrit: il famoso prigioniero incappucciato di Abu Ghraib, nei giorni scorsi intervistato dal New York Times e in precedenza, in anteprima mondiale, da Raibufale24, non è affatto l’uomo ritratto in quelle terribili fotografie che un bravo soldato dell’esercito americano, nel dicembre 2003, aveva consegnato ai suoi superiori, denunciando così lo scandalo di Abu Ghraib. Quell’uomo spacciato per l’incappucciato dal giornalista italiano prima e dal New York Times poi, era un altro. Ovviamente non si può escludere che anche il gerarca baathista Ali Shalal Qaissi sia stato a sua volta incappucciato, ma è difficile e certamente non è l’uomo delle fotografie. Salon lo ha svelato, il Pentagono lo ha confermato, infine lo ha ammesso anche il New York Times. Il giornale newyorchese ha subito riconosciuto l’errore, pubblicando due articoli, e ha immediatamente aperto un’inchiesta interna come nel caso del falsario Jayson Blair. Il sito di Raibufale24 fino a ieri sera non riportava la notizia. Il falso incappucciato, tra le altre cose, aveva detto a Ranucci che tra i suoi torturatori c’erano anche agenti italiani o che parlavano italiano, quando è notorio che il Pentagono vieta categoricamente alle società di contractors di assumere cittadini non americani. Eppure Prodi e la sinistra intorno a quell’intervista di Ranucci hanno fatto un gran baccano, anche parlamentare. Esattamente come fecero Fassino & co. ai tempi della “strage nascosta” di Fallujah, anch’essa opera dell’ingegno congiunto di Ranucci, Raibufale24 e di qualche nostalgico del dittatore nazionalsocialista. Ranucci, a differenza di oltre 200 giornalisti internazionali, non era presente alla battaglia di Fallujah, eppure secondo il suo reportage gli americani hanno usato gli elicotteri per sganciare gas proibiti sui civili, come e peggio del Vietnam col napalm. Gli analisti militari hanno smontato punto per punto la ricostruzione di Ranucci e finanche il marine “pentito” è stato costretto a smentire e ad accusare Raibufale24 di essere stato citato fuori dal contesto. Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, e i più seri esponenti del centrosinistra non hanno niente dadire su Raibufale24?

Ora, puntualizzo che la storia di Abu Grahib in sè è grave, ed è giusto che vi si indaghi (avevo già parlato dell'indagine di Human Rights First, a questo proposito), ma non mi piace che ci sia chi spaccia per scoop notizie di seconda o terza mano, come era in questo caso, per i soliti scopi propagandistici. E non mi va che questo venga fatto con denaro pubblico.

Update: Roberto Morrione, direttore di RaiNews24, ha risposto a Il Foglio.

Io sono qui

Ho fatto il test Voisietequi,

Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

e questo è il risultato:


Il risultato mi incoraggia, perché era più o meno quella la mia intenzione di voto. Mi preoccupa invece la vicinanza all'Italia dei Valori. PAURA!!!

15 marzo 2006

Square9: drop outs cafè. n°3

Arriva il numero 3 di Square9, scaricabile dal link sull'immagine:

Andrea si è fatto prendere la mano, e ha creato un ennesimo blog in cui posterà, credo, volta per volta i vari numeri. Il blog è Squarenine.

14 marzo 2006

L'oligarchia al potere

Ho trovato un articolo sulla legge elettorale che ne mette bene in evidenza alcuni aspetti che mi lasciano molto perplesso, quando ho saputo le modalità di votazione.

Con l’approssimarsi delle elezioni del 9 aprile, molti si stanno chiedendo per chi voteranno mentre moltissimi già hanno deciso di non recarsi alle urne. La gran parte degli italiani e delle italiane andrà al voto nella convinzione di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento. In realtà i deputati e i senatori sono già stati designati dai capi partito in base al posto che occupano nelle liste elettorali.
La faziosità di troppi giornalisti e altrettanti magistrati aggrava il clima da guerra civile scatenato dalle due coalizioni, incapaci di contrapporsi con il dialogo e proposte concrete. I litigi tra i leaders dimostrano la effettiva mancanza di progetti unitari, le violente manifestazioni nelle strade alimentano il sospetto che ancora troppa ipocrisia si celi dietro i partiti dell’estrema, frettolosamente traghettati alla democrazia rappresentativa.
Credo sia doveroso da parte di chi, da tempo, si batte per una democrazia più matura e ha la fortuna di scrivere su un giornale davvero libero, denunciare l’eccesso di potere della oligarchia dominante dei capi-partito, di destra e sinistra, con il supporto di alcune argomentazioni, ignorate da troppi organi di informazione, a proposito della nuova legge elettorale e di alcune norme collaterali, approvate dal Parlamento italiano e sottoscritte dal Presidente della Repubblica.
a) La nuova legge elettorale che sostituisce al sistema maggioritario, voluto dal popolo italiano, il sistema proporzionale senza preferenze, premia l’oligarchia già al potere e aumenta l’arroganza dei partiti politici, grandi e piccoli, in modo del tutto trasversale. Ciascun partito infatti ha potuto stendere una propria lista di aspiranti deputati e senatori, con i leaders di partito capolista.
Grazie al nuovo sistema, il voto popolare si riduce ad una croce da apporre solo sul simbolo del partito scelto. Avranno maggiori chances di sedere al Parlamento italiano non i candidati più votati ma quelli collocati più in alto nelle liste. La scelta è già stata fatta in precedenza dal partito con criteri scarsamente attinenti al merito, alle capacità e alla competenza. Da mesi in ciascun partito era in atto la corsa di aspiranti parlamentari per occupare i primi posti delle liste come i più sicuri.
Eliminate le preferenze, scansate le quote rosa ci domandiamo con che faccia i nostri oligarchi parlano di rappresentanza. Questo sistema fa comodo alla destra come alla sinistra. Ogni partito politico, grande e piccolo, ne trae vantaggio. E non si ricordino le primarie perché tutti sappiamo che sono state una farsa all’italiana. Anche in quel caso i contendenti erano soltanto leaders di partito.
b) Prima di chiudere la legislatura, il 2 febbraio 06, in tarda serata, la maggioranza votò in gran fretta nuove norme a favore dei partiti (assente in aula l’opposizione ma gli assenti, si sa, hanno sempre torto). Si tratta di norme inserite all’ultimo minuto nel maxi-emendamento al decreto sulla proroga di alcune scadenze di legge. Tali norme prevedono una pioggia di denaro sui partiti ( sotto forma di aumento a dismisura del rimborso percepito dai partiti per ogni voto ricevuto) con la possibilità di ottenere contributi anonimi, come “donazioni”, sino a 50.000 euro e soldi dallo Stato anche in caso di interruzione di legislatura.
Il che significa che ogni nostro voto porta denaro al partito e che l’aspirante candidato quanto più “dona” al partito tante più probabilità ha di essere collocato in cima alla lista (nell’età dell’assolutismo si chiamava compra-vendita delle cariche pubbliche).
c) Lo Stato ha elargito a pioggia pochi giorni or sono alla stampa di partito più di 200 milioni di euro (circa quattrocento trenta miliardi di lire!), ivi comprese le grandi testate “indipendenti” come rimborso spese per la carta. In questo modo si alimenta la sopravvivenza di troppi giornali di parte che, anziché promuovere nei cittadini e nelle cittadine la consapevolezza dei limiti di un sistema scarsamente democratico, alimentano il clima già rovente di guerra civile.
Direttori e giornalisti si schierano in modo indecente a fianco delle coalizioni da loro prescelte senza argomentazioni fondate se non le proprie personali convinzioni! E non si chiami ad esempio la stampa anglosassone perché là il sistema elettorale è davvero rappresentativo e gli elettori sono chiamati ad eleggere persone in carne ed ossa, eletti dal basso e non un’accozzaglia di partiti e partitini.
Tutte queste considerazioni conducono alla definizione del seguente giudizio politico: la democrazia italiana, dominata da una casta chiusa di uomini politici, è diventata una oligarchia. Chi si prende la responsabilità di risanarla davvero in senso rappresentativo avrà il mio voto.

10 marzo 2006

Il 5 per mille alla ricerca

Dal sito dell'Agenzia delle Entrate:

La legge finanziaria (Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337) ha previsto per l’anno 2006, a titolo sperimentale, la destinazione in base alla scelta del contribuente di una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a finalità di sostegno del volontariato, onlus, associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute; finanziamento della ricerca scientifica e delle università; finanziamento della ricerca sanitaria; attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.
La scelta del contribuente: cosa fare per destinare la quota
Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2005, apponendo la firma in uno dei quattro appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (CUD 2006; 730/1- bis redditi 2005; UNICO persone fisiche 2006). È consentita una sola scelta di destinazione.
Per quanto riguarda i soggetti di cui alle lettere a), b) e c) della legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337, oltre alla firma, il contribuente può altresì indicare il codice fiscale dello specifico soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille, traendo il codice fiscale stesso dagli elenchi pubblicati.
La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell’8 per mille di cui alla legge n. 222 del 1985 non sono in alcun modo alternative fra loro.

Insomma, spero che gli italiani non si lascino sfuggire quest'occasione, anche perché non so se "sperimentale" significhi che se non va bene il primo anno non si farà più in futuro, quindi spingo chiunque legga questo post a diffondere la notizia. E a sostenere la ricerca!

09 marzo 2006

Infortunio casuale?

C'è confusione. Nello sport c'è una grossa confusione che vive su un equivoco. Preciserei, nello sport agonistico che si adagia su immensi giri di affari. Negli ultimi anni in particolare si è assistito, principalmente nel calcio ma anche in altri sport olimpici, a un ingresso sempre più aggressivo di chi "porta i soldi", dalle pay-tv, che per esempio hanno fatto sì che le partite del campionato fossero spalmate in diversi giorni, agli sponsor; tutto ciò anche ad opera dei massimi organismi federali internazionali.
L'equivoco è confondere quello che in teoria è un accidente con il fine. E confondere quello che in teoria dovrebbe essere il fine con un mero accidente. Perchè la pratica fisica è innanzitutto un modo per stare meglio, per essere più sani, e in questo contesto il risultato di una gara agonistica non influisce minimamente sul raggiungimento di questo obiettivo. Quando invece, per motivi essenzialmente economici questo non accade, si antepone il risultato a qualsiasi cosa; e in questo contesto il doping non è che una logica conseguenza, anche a danno della salute dell'atleta, così come la famosa mancanza di fair play, per citare solo due effetti "collaterali".
Perché faccio questo discorso? Forse saprete di ciò che è accaduto durante la partita Treviso-Reggina: l'attaccante Pinga, per cercare un rigore, ha allargato in maniera maldestra la gamba verso il portiere Pavarini in uscita e lo ha colpito sul volto con un calcio. Esito: operazione a naso e zigomo, con possibili conseguenze permanenti.
La cosa che mi spaventa è che in questo mondo la cosa abbia perfettamente senso: il Treviso ha bisogno di punti per salvarsi, se non lo fa tutti ci perdono soldi, società e calciatori, e allora ogni mezzo che permetta di ottenere il risultato è lecito.
Sia chiaro, non mi aspetto che le cose possano stare diversamente, tuttavia non ci si può a questo punto stupire del fatto che non vada sempre come si spera, e in certi casi qualcuno si fa male più del solito. Fin troppo sempice.

07 marzo 2006

Finalmente un manifesto decente

Forse molti di voi sapranno dell'iniziativa di Marcello Pera, il manifesto "Per l'Occidente", elaborato in risposta alle tensioni createsi dopo le proteste per le vignette satiriche in molti paesi islamici. Personalmente non lo condivido, per varie ragioni, tra le quali la pretesa di dare risposte al problema in termini prettamente legati alla religione cristiana, come se fosse questo, e non altri, il vero o l'unico collante che lega i popoli occidentali. Altri (come Wellington e Mthrandir), dei quali condivido la posizione, hanno spiegato molto bene i difetti di questo manifesto.
D'altra parte, anche Liberazione ha proposto un suo manifesto, che Mthrandir ha prontamente ribattezzato "Contro l'Occidente" in questo post, ma anche in questo caso vedo la posizione alquanto deficitaria e criticabile. Si appoggia essenzialmente l'idea che la causa di tutto sia nell'Occidente: "la cultura islamica, i popoli arabi - e i migranti - diventano il nuovo capro espiatorio delle nostre difficoltà e delle nostre paure", ed è alquanto contraddittorio nel momento in cui da una parte riconosce pari dignità a tutte le culture (anche quando queste applicano la Sharia come legge di stato), e dall'altra invoca la pace e condanna le "aggressioni che l’Occidente, e gli Stati Uniti, continuano a perpetrare ai danni del Sud del mondo", dimenticando quello che sta accadendo, per esempio, alle ambasciate di alcuni paesi e ai cristiani in Nigeria.
In questa desolazione, si ha almeno la fortuna di poter segnalare (grazie ad Alex Marra) un manifesto a mio avviso ben più condivisibile, sottoscritto da 12 intellettuali sulle pagine del settimanale satirico francese (notare, di sinistra) Charlie Hebdo. Se ne riporta qui la notizia. E' anche possibile leggere e sottoscrivere questo manifesto online.

L’indignazione a corrente alternata

Riporto un articolo di Magdi Allam dal Corriere della Sera del 20 febbraio scorso. Lo so, è un po' vecchio, ma meglio tardi che mai.


Ora che facciamo? Chiederemo scusa al presidente nigeriano Olusegun Obasanjo perché le vignette su Maometto hanno provocato la collera dei musulmani sfociando nel massacro di 16 cristiani e la distruzione di 11 chiese? O forse quei cristiani e quelle chiese non meritano lo stesso riguardo riservato alla trentina di musulmani finora uccisi nel mondo, da forze dell’ordine musulmane, per impedire loro di compiere ulteriori atti di vandalismo e di terrorismo?

D’altro canto chi di noi sa che negli ultimi cinque anni circa seimila cristiani sono stati trucidati nel nord della Nigeria dove è in vigore la sharia e Bin Laden è un eroe? Ammettiamolo: l'Occidente si scandalizza solo quando viene messo, a torto o a ragione, nei panni del carnefice e solo quando le vittime, reali o presunte, sono dei musulmani. Aquesto punto il cardinale Bertone dopo aver auspicato che Calderoli sia condannato ai lavori forzati in Cirenaica, potrebbe completare il processo salvifico dell’Occidente raccomandando a tutti i cristiani almeno un mese di penitenza e di esercizi spirituali.

I governi dei Paesi musulmani hanno sbagliato attribuendo prima alla Danimarca, poi all’Unione Europea, quindi all’Occidente, infine all’insieme della cristianità la responsabilità casomai soggettiva dei singoli vignettisti danesi. Ma i governi occidentali hanno commesso un errore speculare rifiutandosi di individuare, e possibilmente sanzionare, le responsabilità soggettive di chi ha istigato all’odio, ha condannato a morte mettendo cospicue taglie sulla testa dei vignettisti, ha dato l’ordine di assaltare, incendiare, saccheggiare ambasciate e chiese. All’opposto l’Occidente ha maturato il convincimento che l’ondata di violenza sia una reazione automatica e giustificata da parte di un blocco monolitico chiamato arbitrariamente «Islam». Di fronte al quale per paura, viltà e collusione ideologica si genuflette e chiede perdono, assumendosi la responsabilità degli atti di violenza e di terrorismo commessi dagli altri contro i beni e le vite occidentali e cristiane.

In questo contesto l’Italia primeggia nell’offesa, non all’Islam, ma alla propria credibilità come Stato sovrano e alla nostra dignità come cittadini liberi. Questa classe politica, governo e opposizione, sta sbagliando tutto genuflettendosi davanti a Gheddafi. Un folle tiranno che prima ha aizzato i libici ad aggredire gli italiani, poi ha ordinato di sparare su una folla trattata come carne da macello, infine ha proclamato un giorno di lutto nazionale e assegnato un posto certo in Paradiso agli undici morti elevandoli al rango di «martiri». Ma ci rendiamo conto che ci siamo affrettati e affannati a chiedere scusa a Gheddafi per un attentato terroristico al nostro consolato a Bengasi di cui lui è l’unico vero responsabile?

In questo contesto le vignette su Maometto considerate blasfeme, e la provocazione di un ministro italiano certamente irresponsabile, risultano solo strumentali a una deliberata e annosa strategia di Gheddafi incentrata sul ricatto e il condizionamento dell’Italia. In questa tragica e umiliante vicenda Berlusconi si è fatto dettare la linea da Pisanu, che a sua volta si è fatto dettare la linea da Gheddafi. Mi spiace ma io non ci sto: mi va bene che Calderoli venga licenziato, ma non per ordine di Gheddafi.

Rendiamoci conto che da questa crisi l’Italia potrebbe uscire come un Paese a sovranità limitata. Solo che a limitarla non è una superpotenza occidentale con cui condividiamo la stessa civiltà, bensì un piccolo Stato del Terzo mondo sottomesso a una dittatura illiberale. E pensare che è stata proprio l’Italia, insieme all’allora presidente della Commissione europea Prodi, a prodigarsi per accreditare una verginità politica a un tiranno costretto dall’Onu a una lunga quarantena per la responsabilità diretta, da lui ammessa versando milioni di dollari di indennizzo, nella strage dei passeggeri degli aerei della Pan Am nel 1988 e dell’Uta nel 1989. Ebbene credo che sia arrivato il momento di assumere seriamente una strategia energetica che ci affranchi dalla schiavitù del petrolio e del gas, di cui proprio dalla Libia attingiamo un terzo del nostro fabbisogno.

E liberiamoci dal pregiudizio che appiattisce i musulmani alla sola sfera religiosa. Non esiste l’homo islamicus. Il ministro degli Esteri Fini non si illuda di risolvere la crisi recandosi in visita alla moschea di Roma. Solo una minoranza di musulmani frequenta le moschee. I gestori delle moschee non sono delle autorità religiose, non rappresentano i musulmani. A maggior ragione in Italia dove il vuoto legislativo e il «volemose bene» hanno acconsentito a imam autoeletti e a sedicenti «comunità islamiche» di controllare la gran parte delle moschee. Dopo esserci spezzata la schiena a furia di scusarci per le vignette considerate blasfeme, come ci comporteremo quando alla prossima tornata l’Italia verrà accusata di offendere l’Islam perché, ad esempio, discrimina le scuole coraniche o il marito poligamo?
Magdi Allam

06 marzo 2006

Square9: drop outs cafè. n°2

Numero2. La famiglia si allarga. Nuove collaborazioni si prospettano. Progetti all'orizzonte. Ogni aiuto è ben accetto: se volete scrivere, segnalare un post vostro o altrui l'indirizzo è questo: squareplaza@libero.it. Per scaricare il file .pdf cliccare sull'icona.

02 marzo 2006

Zichicche

Se facessi un sondaggio e chiedessi seduta stante a chi legge di dirmi il nome di un fisico vivente italiano, credo che la maggior parte dei non fisici mi risponderebbe senza ombra di dubbio: Antonino Zichichi. E in effetti, si può dire che lui sia il più famoso al grande pubblico perché compare relativamente spesso in TV; tuttavia nella comunità di fisici, come ho potuto constatare di persona, egli non gode della stessa popolarità di cui gode altrove, per una serie di motivi che non starò qui a dire, ma che potranno risultare in buona parte evidenti leggendo questa recensione che ho trovato del suo libro "Perchè io credo in colui che ha fatto il mondo", fatta dal matematico Piergiorgio Odifreddi, anche lui relativamente noto in quanto simpatico divulgatore scientifico. A chi interessasse, c'è anche un suo articolo più vecchio sempre su Zichichi, qui. Buona lettura e...buon divertimento!

PS: se dovessi indicare io dei grandi fisici italiani, nominerei: Nicola Cabibbo, Carlo Rubbia, Luciano Maiani (ma ce ne sarebbero altri).