27 aprile 2007
24 aprile 2007
Nora la pianista
Che classe, che tocco morbido e...felpato!
E' troppo carina!!! :)
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Davide
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23 aprile 2007
22 aprile 2007
Giornata della Terra
Colgo quindi l’occasione per proseguire la serie di post ispirati dal libro Le Bugie degli Ambientalisti, iniziata circa un anno fa, parlando in generale del tema del riscaldamento globale e del ruolo dell’anidride carbonica. (Le altre puntate della serie sono qui, qui, qui e qui).
Già qualche settimana fa ho riportato in due post una pagina del sito Ecofantascienza, presente tra i link a fianco, in cui si esaminava il legame tra CO2 e temperatura del pianeta, giungendo a conclusioni ben diverse da quelle comunemente riportate. Non so chi tenga quel sito, ma i dati esposti sono facilmente reperibili in rete (ammesso che non si vada su siti ambientalisti) e mi risultavano anche da altre fonti; e di conseguenza lo ritengo affidabile anche nelle conclusioni.
Al contrario di ciò che si sente spesso dire (penso per esempio a un servizio delle Iene di 2-3 settimane fa, intervistando Mario Tozzi), le tematiche ambientali sono, in ambiente scientifico, oggetto di un acceso dibattito, come ho cercato di dimostrare nel precedente post, a proposito degli uragani.
Da un’intervista qui riportata a Riccardo Cascioli, uno dei due autori del libro prima citato, risulta che anche all’interno dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo dell’ONU preposto a studiare i cambiamenti climatici, vi siano molte voci critiche sull’ultimo rapporto stilato: molti scienziati ne sono usciti per vari disaccordi, e lo stesso Autore Principale, il dottor Trenberth, ha in parte ritrattato le conclusioni riportate nel sunto preliminare, presentato recentemente alla conferenza di Parigi.
Tempo fa il buon Wellington parlò di quei 60 scienziati canadesi che si opponevano alle tesi sul riscaldamento globale, e l’Oregon Institute of Science and Medicine ha promosso a riguardo un manifesto sottoscritto da circa 19000 scienziati americani (17000 secondo la pagina che ho linkato da Ecofantascienza, ma la sostanza non cambia). Vorrei quindi che fosse chiaro che il dibattito è tutt’altro che chiuso.
Detto questo, ci si può chiedere: quali effetti ha un aumento della CO2 nell’atmosfera, se come detto non è la principale causa dell’effetto serra?
Può innanzitutto essere utile sapere che la comparsa dei vegetali sul pianeta e il loro sviluppo sono coincisi con un periodo in cui la concentrazione di CO2 era pari a 6000 ppm (parti per milione), ovvero circa venti volte i valori attuali. Al contrario, ci sono piante che, con concentrazioni inferiori a 100 ppm, muoiono: è come se a un uomo si togliesse l’ossigeno.
Esistono inoltre vari studi sull’effetto di una maggiore concentrazione di CO2 sui vegetali; per esempio il professor Sherwood Idso, del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, ha osservato che con un incremento da 350 a 650 ppm di CO2 il tasso medio di crescita di 475 varietà di piante è aumentato di oltre il 50%, mentre aumentando la concentrazione a 2250 ppm la produttività è aumentata del 165% (pubblicato da The European Science and Environment Forum, 1996). Inoltre, si è osservato che in questa maniera aumentava anche l’efficienza delle piante nell’utilizzo dell’acqua, elemento che favorirebbe la coltivazione anche in zone affette da scarsità di piogge.
Del resto, la maggiore presenza di anidride carbonica nell’atmosfera può essere una delle cause dell’aumento delle foreste degli ultimi 50 anni. Sì, avete capito bene! Ma di questo parlerò in un altro post, in futuro.
Aggiungo un’ultima cosa sul tanto santificato Protocollo di Kyoto. Ricordando il calcolo di quanto la CO2 influenzi la temperatura globale, e tenendo conto delle riduzioni di emissioni che il Protocollo si prefigge, una sua perfetta attuazione permetterebbe una riduzione della temperatura di pochi centesimi di grado!!!
Per esempio, per quanto riguarda l’Italia, la direttrice dell’International Council for Capital Formation, Margo Thorning ha calcolato che “l’applicazione del Protocollo di Kyoto potrebbe costare all’Italia una riduzione del PIL fino al 3% nel 2025, con una perdita di 280.000 posti di lavoro” (Avvenire, 2 dicembre 2003).
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19 aprile 2007
Ipotesi sugli uragani nell'Atlantico
La prima supporta l'ipotesi del collegamento tra riscaldamento globale e aumento dell'intensità degli uragani. Tuttavia, come si ammette nello studio, questa relazione pare verificarsi solo nell'Atlantico, e non negli altri oceani. Dunque si renderà necessario spiegare con nuovi studi il motivo per cui si abbia questa diversa reazione in diversi oceani. Mi sembra ovvio che se la relazione fosse diretta non si dovrebbe osservare una disparità di questo tipo: se il riscaldamento è globale, che senso ha che abbia influenze solo localmente?
Per rispondere o per lo meno dare un'idea di altri possibili fattori coinvolti, può venire in aiuto la seconda pubblicazione di cui parlo, in cui si evidenzia una correlazione tra uragani atlantici e la presenza in atmosfera di polveri provenienti dal Sahara (ritratte nella foto da satellite qui riportata): una maggiore presenza di queste ultime inibirebbe la formazione di cicloni, e vice versa. La cosa, per gli scienziati, ha senso perché la presenza di polveri secche in strati d'atmosfera affievolirebbe il processo di formazione degli uragani, che necessita di calore e umidità.
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18 aprile 2007
Storie di famiglia

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15 aprile 2007
Ararat - Storia di un olocausto
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13 aprile 2007
Incredible machine
Solo dei giapponesi potevano concepire una cosa così malata...
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11 aprile 2007
Google Earth per "spiare" il Darfur
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04 aprile 2007
Castronerie
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30 marzo 2007
AIDS e HIV
A distanza di anni, a volte mi sono chiesto cosa fosse rimasto di tutto il clamore fatto in quel periodo, visto che di AIDS sentivo parlare molto meno, o per esempio quanti fossero i contagi in Italia. Un po' di mesi fa mi sono imbattuto in un sito, che ho ritrovato solo alcuni giorni fa, nel quale trovai molte informazioni interessanti e che pubblicizza alcuni libri, italiani e non, sull'argomento. Essenzialmente, ho scoperto che esiste una corrente di pensiero in medicina molto critica verso le posizioni ufficiali, che poi sono quelle diffuse presso i profani come me, ovvero che il virus dell'HIV sia la causa dell'AIDS. In particolare consiglio di leggere la prefazione al libro di Peter Duesberg, Inventing the AIDS virus, scritta dal premio Nobel per la Chimica del 1993, Kary B. Mullis, poiché mi sembra molto istruttiva.
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27 marzo 2007
Cosa cera per terra?
Leggete un po' questa notizia. :)
Una decina di incidenti in corso Venezia, a Milano. Sono dovuti intervenire manualmente gli operatori ecologici
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23 marzo 2007
Del Tempo e della Memoria
Seppure inconsapevolmente, sin dalla nascita siete stati equipaggiati dalla natura ad affrontare un viaggio spaziale la cui durata è, ahimé, irrisoria rispetto ai giganteschi numeri cui l’Universo è abituato.
La vostra astronave è speciale, almeno per la durata della vostra vita e per parecchie delle generazioni a voi successive (certo, a meno che “il cielo non ci cada sulla testa”, come direbbe Abraracourcix, capo della mitica tribù di irriducibili Galli…) continuerà il suo moto, autoalimentandosi e provvedendo anche alle vostre esigenze.
Parliamo della Terra, naturalmente, la nostra prima finestra nello spazio. E’ da qui che prendono vita le prime domande dello scienziato curioso che prova a giocare con ciò che sta al di là di questo oblò, mettendoci fuori il naso.
E’ qui, davanti all’ignoto, che prende vita la sete di conoscenza del cosmo e la voglia di poterlo immaginare come lo vogliamo.
“La fantascienza”, dice il fisico britannico Stephen Hawking, ”non è solo un buon divertimento, ma assolve anche a uno scopo serio, quello di espandere l’immaginazione umana”. E, aggiungerei io, non vi è alcun bisogno di essere un grande fisico per poter contare su una fervida e brillante immaginazione.
Lo scienziato suggerisce che in effetti lo scambio tra scienza e fantascienza è bidirezionale e che “la fantascienza di oggi è spesso la scienza di domani” (cfr. “La Fisica di Star Trek”, di L. M. Krauss).
Eppure è proprio quest’ultima che, più della prima, ci stupisce con le scoperte e le teorie più bislacche, al limite (e spesso ben oltre) dell' umana percezione della realtà.
Hawking ci fa ancora notare come l’attribuzione del nome “Black Holes” (letteralmente “Buchi Neri”) da parte di J. A. Wheeler nel 1967 a stelle super-collassate (già previste teoricamente da Oppeneimer come conseguenza della Relatività Generale di zio Albert) abbia fatto sì che su di esse venisse scritto molto più di quanto sarebbe stato fornendo loro un nome più austero, avendo in effetti tale appellativo incrementato di molto la loro valenza figurativa.
Il buco nero è certamente un oggetto fisico, ma la liricità del nome evoca nel lettore un inevitabile luogo sentimentale.
E’ pur vero, ci spiega ancora Hawking, che, spesso, per poter continuare a usufruire dei fondi della “National Science Foundation”, i fisici sono costretti a “occultare” le ricerche di carattere più fantascientifico come i viaggi nel tempo attribuendo loro denominazioni più seriose come “curve chiuse time-like (tipo tempo)”.
E’ stato il matematico viennese Kurt Gödel a sviluppare la teoria matematica (possibile solo e soltanto grazie alla succitata Teoria della Relatività di zio Alby, suo collega a Princeton) che renderebbe possibile (alla lettera uno scienziato cauto direbbe che “non esclude in linea teorica”) il viaggio nel tempo tramite “l’instaurarsi di un circolo chiuso di causalità”.
Il concetto è che se si percorre una curva chiusa a partire da un qualsiasi suo punto prima o poi necessariamente si tornerà al punto di partenza. Se la curva è di tipo tempo, analogamente a ciò che avviene nello spazio, ci si potrà muovere lungo tale curva e ritornare, a un certo punto, all’istante iniziale. Dunque ci si può muovere avanti e indietro….nel tempo!
Permettetemi di aggiungere che è una fortuna che esista lo spazio, con il quale abbiamo una maggiore dimestichezza nel comprendere questi spostamenti materiali, e grazie al quale comprendiamo meglio la materia più eterea di cui ci sembra sia costituito il tempo.
Nel film diventato già un cult generazionale (e, che sia cult o no, personalmente amo moltissimo….a proposito, grazie Beren per avermelo regalato!!!:-***) “Donnie Darko” di R. Kelly, la teoria del viaggio del tempo, elaborata negli appunti che costituiscono i capitoli dell’affascinante trattato di una vecchia scienziata pazza (e che nello strambissimo menù del dvd è perfino possibile consultare), perde le atmosfere vulcaniane dell’Enterprise per assumere invece una dimensione emotiva, percepibile nell’idea dei tunnel temporali (visivamente una sorta di “lombrichi di luce”) che partono e attraversano i corpi degli amici di Donnie nello strano universo instabile casualmente formatosi dall'altrettanto incredibile incidente con cui la storia si apre. La potenza dell’elemento narrativo sta nella scelta che il protagonista compie tra i due universi possibili che costituiscono la sua realtà. Salverà se stesso o c’è qualcosa che lo porterà a optare per una coincidenza temporale differente?
La mistura assolutamente non banale di scienza e coscienza trova in questa pellicola un’ispirazione geniale. Il tempo come luogo fisico e il tempo come luogo dell’anima.
Ed è ancora il tempo, o meglio la percezione personale che del suo fluire si può avere, co-protagonista indiscusso di un altro movie assolutamente originale “Memento”, di C. Nolan, montato come se fosse un puzzle di cui dover ricomporre i pezzi, un po’ per avvicinarci alla visione del mondo del protagonista. Quest’ultimo, Leonard, a seguito di una misteriosa aggressione, è affetto da un particolare “disturbo” (cito testualmente.."la mia non è amnesia…") che porta la sua mente a “resettare” i ricordi dopo un brevissimo lasso temporale. Egli assume come missione e unica ragione di vita la vendetta dell’assassinio di sua moglie (che lui ricorda morta nel medesimo incidente) e in un meraviglioso monologo (che non riporto interamente perché nulla potrebbe sostituire le atmosfere buie e la musica discreta che timidamente, quasi nel rispetto del dolore di Leonard, fa capolino a sottolineare le semplici e struggenti parole, ciò significa che se non l’avete ancora visto….che fate?Siete ancora lì?:) ) si chiede “Come posso guarire, se non riesco a sentire il tempo?”.
Il tempo è dunque lontano dal ticchettio d’un orologio, assume un connotato assolutamente personale ed è la sensazione che la vita scorra e lasci l’impronta consolatoria e lenitiva nell’altra protagonista di questa intensa pellicola: la memoria.
La memoria è il mezzo che ci permette di registrare emotivamente la fisicità del tempo che passa. Se percorrendo la nostra linea chiusa ci ritrovassimo all’istante iniziale, pur essendo questo istante sempre il medesimo, lo “sperimentatore” avrebbe coscienza di un tempo proprio comunque trascorso. Tale coscienza costituirebbe la memoria della sua impresa. E proprio quando chi scrive questo post è colto dal dubbio di aver mischiato pericolosamente due composti esplosivi, ecco che un consolante ricordo artistico giunge in suo soccorso.

Anche l’eccentrico Salvador Dalì nel suo dipinto “La persistenza della memoria” (più noto volgarmente come il dipinto degli “orologi molli”, 1931) testimonia nel consueto stile surrealista il grande impatto emotivo e il conseguente riverbero anche in campo artistico, che immagineremmo lontano da quello razionale e scientifico, delle novità metriche dello spazio-tempo apportate dalla Teoria della Relatività einsteiniana.
Dalì deforma gli orologi (lo strumento che misura il tempo per eccellenza) per invitare l’osservatore a considerare la dimensione temporale con occhio nuovo e, oltre a ciò, racchiude nello spazio onirico della tela delle vaghe forme, come se la nostra mente registrasse i nostri ricordi in modo non convenzionale, rivoluzionario, come il caro vecchio Albert ci ha insegnato a fare. La deformazione degli oggetti corrisponde a mettere in dubbio che ciò che si ritiene ordinariamente razionale lo sia davvero e il dubbio stesso è lo strumento che ci permette di conquistare un senso in più.
Il tempo, dunque, non è più inesorabile (come il minuto di Kipling nei versi della sua “If”, inteso poeticamente come tempo da dover riempire con “qualcosa che valga sessanta secondi”), ma si piega in questo nuovo spazio e distrugge l’umana illusione di doversi arrendere a esso.
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20 marzo 2007
Europetizione per il Darfur
Il francese Collectif Urgence Darfour lancia l' "EUROPETITION D'URGENCE" ai Capi di Stato e alle Istituzioni dell' Unione Europea per l'invio immediato di una forza di pace internazionale nel Darfur. L' europetizione verrà presentata al raggiungimento di un milione di firme. Per aderire cliccare qui.
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14 marzo 2007
Darfur: Sudan ha orchestrato il genocidio
Ma il documento è duro anche con la comunità internazionale, il cui comportamento davanti alla tragedia viene definito “patetico”, alla quale viene chiesto agire immediatamente per fermare la carneficina in atto. Si calcola che nella provincia occidentale del Sudan siano stati ammazzati finora almeno 200 mila civili, mentre 2 milioni hanno lasciato le loro case e sono scappati nel campi di rifugiati (in Ciad) o di sfollati. Quattro milioni di persone poi, secondo le agenzie dell’ONU soffrono a fame e vivono in condizioni disperate. Il team di cinque membri,
“Il governo – c’è scritto nel rapporto ed è stato sottolineato da Jody Williams – è complice in questi crimini per aver armato e addestrato le milizie janjaweed”. I janhjaweed sono gli scherani del regime arabo del nord che dal 2003 hanno lanciato campagne di terrore contro la popolazione civile di origine africana: bruciano i loro villaggi, uccidono gli uomini, violentano le donne e le bambine e rapiscono i ragazzini che vengono arruolati a forza. Gli attacchi dei “diavoli a cavallo” (questo vuol dire janjaweed, perché all’inizio della loro campagna di terrore arrivavano al galoppo mentre ora si servono di più confortevoli e veloci 4 x 4, secondo le accuse, fornite dal governo) sono sostenuti dal cielo da massicci bombardamenti aerei. Le denunce non sono nuove e giungono dopo che altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno lanciato il loro grido d’allarme.
Il governo di Khartoum ha sempre sostenuto che le cifre dei morti e degli sfollati sono “decisamente esagerate” e la situazione, come descritta dai media occidentali, non risponde alla realtà. Sempre secondo i leader sudanesi, comunque, negli ultimi mesi è molto migliorata. Al contrario tutti i rapporti parlano di un peggioramento notevole e di una precisa volontà di pulizia etnica e sterminio. La terribile tragedia del Darfur mette a nudo l’incapacità della comunità internazionale di reagire e trovare un sistema per proteggere la popolazione civile. Già nel settembre 2004 l’allora segretario dell’ONU, Koffi Annan aveva denunciato crimini e massacri e, pochi giorni dopo, il Segretario di Stato americano in carica Powel Colin, aveva addirittura parlato di genocidio in corso. Ed esattamente due anni dopo sempre Koffi Annan aveva ancora esortato, senza successo, ad agire.
Da più parti da un paio d’anni viene invocato l’invio di un contingente di caschi blu, ma il Sudan, spalleggiato dal suo alleato in Consiglio di Sicurezza, la Cina, ha sempre negato il suo permesso, sostenendo che “la situazione è sotto controllo”. Eppure tutti i grandi leader mondiali e lo stesso Koffi Annan nell’aprile 2004 in occasione del decennale del genocidio in Ruanda (un milione di morti) avevano solennemente dichiarato: “Mai più un altro genocidio”. “Le parole senza azioni fanno solo ironia”, ha dichiarato ieri Jody Williams. A fine febbraio la Corte Penale Internazionale ha messo sotto accusa per crimini contro l’umanità il ministro sudanese per gli affari umanitari Ahmed Mohammed Haroun, e uno dei leader dei janjaweed, Janjaweed Ali Muhammad Ali Abd al-Rahman, più conosciuto come Ali Kushayb. Il procuratore del tribunale, Luois Moreno-Ocampo, ha sciorinato ben 51 capi d' accusa, compresi omicidi di massa, stupri e torture, ma il governo non ha fatto una piega, anche se per via ufficiosa qualcuno ha fatto sapere che i due non sarebbero mai stati consegnati alla Corte dell’Aja.
Esam Elhag, portavoce dell’SLA (Sudan Liberation Movement), al telefono con il Corriere non ha nascosto la sua soddisfazione per il documento: “Finalmente ci aspettiamo una reazione delle Nazioni Unite – ha detto -. Dovrebbero immediatamente dichiarare il Darfur ‘No fly zone’, cioè vietare il suo cielo a qualunque volo, così da impedire agli aerei governativi di bombardare i nostri villaggi. E poi forzare l’invio di un contingente dell’Onu”. Proprio ieri l’Unione Africana ha auspicato che nella provincia devastata dai massacri e dalle atrocità, vengano inviati almeno 22 mila caschi blu.
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13 marzo 2007
Dannati musi gialli!
In particolare, questi grupponi di signori e signore dagli occhi a mandorla, misti a più giovani giapponesi spesso vestite con shorts e calze che si fermavano sotto il ginocchio (molto lolitesche), rendevano particolarmente difficile la circolazione in alcuni punti delle strade più frequentate, nelle vicinanze di importanti monumenti, e, soprattutto, nella galleria degli Uffizi!
Più di una volta abbiamo dovuto dribblarli per strada, e regolare la nostra permanenza in questa o in quella sala del più importante museo di Firenze in base al passaggio di questo o di quel gruppo, tanto che i suddetti nipponici si sono più volte meritati l'esclamazione che dà il titolo al post!!! :)
ps: a giudicare dalle lettere rimaste su questo cartello trovato sulla fortezza di Belvedere, direi che alcuni fiorentini hanno abitudini alquanto strane! :)

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Buoi e asini
Dal sito del Corriere, ho appreso la seguente notizia.
Ma mi chiedo, è possibile che a queste persone non venga in mente che, forse, avrebbero fatto meglio a insegnare al proprio figlio "pacifista" che minacciare e usare un estintore contro qualcuno, di chiunque si tratti, sia da considerare un "uso eccessivo della forza"?
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08 marzo 2007
Antonia’s line: storia di un matriarcato
Approfitto di questo giorno per portare alla vostra attenzione un film tutto al femminile datato 1995, che, pur avendo conquistato lo strameritato zio Oscar come miglior film straniero, ho avuto modo di constatare quanto sia sconosciuto ai più. ”L’albero di Antonia” della regista-drammaturga Marleen Gorris è lo stupefacente frutto di un’insolita coproduzione olandese, belga e inglese che ripercorre la vita della energica Antonia e della sua progenie dal momento in cui, rimasta vedova a causa della guerra, torna a casa con sua figlia Danielle. Già dalle prime battute della pellicola si intuisce che l’elemento maschile è assolutamente marginale e volto esclusivamente all’elargizione dell’eredità filiale: l’unica prova della presenza passata del marito di Antonia è la loro figlia.ps: per qualche motivo non riesco più a modificare in basso l'autore del post, che in realtà è Luthien.
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07 marzo 2007
Niente uranio nel sud del Libano II
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01 marzo 2007
Diritto di maternità
E’ dello scorso Gennaio la notizia che ha destato grande scalpore riguardante la tardiva maternità della rumena Adriana Iliescu, una donna di 67 anni che, dopo adolescenza, età adulta, età matura e terza età, è riuscita a coronare il suo sogno di avere un bambino.La FIV-ET è una fecondazione in vitro, dunque extracorporea, che prevede poi il successivo trasferimento dell’embrione (ovulo fecondato) nell’utero della paziente.
L’eccezionalità dell’evento rischia di offuscare una lecita domanda: per una donna essere madre è un diritto?
Se la natura ci rendesse fisicamente inabili alla procreazione questo ci renderebbe donne solo a metà?
Vi propongo l’intervista che ho trovato su un sito realizzata da ZENIT alla dottoressa Navarini, docente universitaria di Bioetica (lei sì che lo è..:)). Per quanti di voi non lo sapessero, ZENIT è un’agenzia internazionale di notizie che hanno un interesse cattolico, ma voglio precisare che ho scelto questa intervista perché mi sembra che proponga spunti di riflessione interessanti al di là dello sfondo religioso che può emergere come background. L’etica e la religione (per fortuna, oserei dire) non sono la stessa cosa.
Certo ci sono alcuni pensieri un pò “forti” e discutibili, sui quali poter aprire un dibattito, ma, oltre la forma, emerge chiaro il rischio reale e crescente della strumentalizzazione della vita umana ad ogni costo. Compriamo scarpe (“….di merda, da donna, che costano milioni all’uomo….”, e qui cito il caro Elio) e con la stessa facilità anche tecniche per avere figli a 70 anni suonati, figli che corrono il rischio di occuparsi equamente a diciotto anni di esami di maturità e tasse di successione.
E poi sarebbe innaturale permettere a una coppia omosessuale, perfettamente sana e in “età genitoriale”, di adottare un bambino?
E’ difficile non pensare che dietro a questa, come a tante altre scelte del genere, non ci sia una forte componente egoistica, che asseconda un desiderio in virtù dell’amore per un figlio non ancora nato andando a creare un percorso di vita ad ostacoli proprio per quel figlio tanto amato.
Un paradosso.
Einstein ha detto che “il senso comune è l’insieme dei pregiudizi che ognuno ha assorbito fino all’età di diciotto anni”, ergo ognuno ha una propria personale percezione di ciò che è giusto o non lo è. E’ pur vero però che l’uomo, animale sociale hobbesiano, se privo di regole, imbocca la temuta strada del sonno della ragione. E genera mostri.
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